Sudan, nuovo attacco con droni nel Kordofan: almeno 67 morti
Guglielmo Gallone - Città del Vaticano
Almeno 67 persone sono morte in due attacchi con droni avvenuti tra venerdì e sabato nella regione sudanese del Kordofan, una delle aree più colpite dal conflitto che dal 2023 oppone l’esercito regolare alle Forze di supporto rapido (Rsf). Secondo l’organizzazione indipendente Emergency Lawyers, dieci persone — tra cui otto bambini e due donne — sono state uccise nel villaggio di Kadam, nel Kordofan Occidentale, mentre cercavano rifugio lontano dai combattimenti. Altre 57 vittime sono state registrate nel villaggio di Al-Murra, nel Kordofan Settentrionale, in un’area contesa tra le due fazioni. Secondo fonti locali, l’attacco sarebbe stato condotto dai paramilitari delle Rsf.
L'uso dei droni in Sudan
L’episodio è importante non solo per il drammatico numero delle vittime, ma anche perché conferma il ruolo sempre più centrale assunto dai droni nella guerra sudanese. Il dato più accreditato parla di almeno 880 civili uccisi tra gennaio e aprile 2026. L’Onu dice che i droni hanno causato oltre l’80% delle morti civili legate al conflitto in quei quattro mesi. L'utilizzo dei droni aumenta sensibilmente il numero delle vittime perché essi permettono attacchi a distanza, moltiplicano la capacità offensiva, sono spesso indirizzati contro infrastrutture civili — ospedali, mercati, scuole, campi per sfollati — e rendono la guerra più estesa anche lontano dal fronte. Ciò è vero particolarmente per il Sudan, dove il conflitto, spesso lontano dai riflettori, è usato per testare le nuove capacità tecnologiche. Secondo diversi report l’esercito sudanese riceverebbe tecnologia da Turchia, Russia, Iran ed Egitto. Al contrario, le Rsf attraverso reti legate agli Emirati Arabi Uniti, con transiti anche da Etiopia, Ciad e Libia. Tra i modelli più citati, ci sono droni di origine cinese usati o collegati alle Rsf, come Wing Loong II, CH/FH-95, e droni di origine iraniana o derivati iraniani per l’esercito, come Mohajer-6 e Zajil-3/Ababil-3.
La più grave crisi umanitaria al mondo
Così si sta alimentando quella che l'Onu ha definito la più grave crisi umanitaria al mondo. Qui oltre 12 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case e circa 30,4 milioni di sudanesi — più della metà della popolazione del Paese — necessitano oggi di assistenza umanitaria. Il sistema sanitario è vicino al collasso: un ospedale su tre non è più operativo e molte delle strutture ancora funzionanti lavorano in condizioni estremamente precarie, tra carenza di personale, medicinali e condizioni di sicurezza sempre più difficili.
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