La Chiesa a Cuba, segno di carità e consolazione: il popolo aspira alla dignità
Johan Pacheco – Città del Vaticano
La popolazione cubana continua a vivere le conseguenze della crisi energetica, che aggrava i diversi problemi che affliggono la società. “Siamo qui. E non a braccia conserte” dice ai media vaticani il sacerdote Ariel Suárez Jáuregui, segretario aggiunto della Conferenza dei Vescovi Cattolici di Cuba e parroco del Santuario Diocesano e Basilica Minore di Nostra Signora della Carità del Cobre a L’Avana.
Una Chiesa povera per i poveri
“Aumentano i prezzi degli alimenti. Scarseggiano i medicinali, i servizi medici risultano ridotti e gli interventi chirurgici sono destinati unicamente alle persone in pericolo di vita. Aumentano anche le difficoltà per accedere all’acqua potabile, perché ci sono molte persone che dipendono dalle autobotti per averne e, senza carburante, queste ultime non riescono ad arrivare”, spiega padre Suárez. Questa situazione pone la Chiesa povera in mezzo ai poveri per offrire una pastorale della carità e della consolazione. "È nell’ambito della carità che forse ci stiamo rinnovando e crescendo continuamente, nella misura in cui vediamo aumentare i bisogni e sperimentiamo la richiesta del Signore di assisterlo nei poveri”, sottolinea, ricordando alcune delle molte opere di assistenza che con grande difficoltà vengono realizzate in favore dei più vulnerabili.
La vicinanza di Leone XIV
La Chiesa a Cuba è grata per la vicinanza paterna di Papa Leone XIV durante questo tempo, la speranza era di poterlo incontrare in occasione della visita ad limina che ha dovuto poi essere rinviata: “Siamo molto grati per l’affetto che il Papa ha manifestato per questo popolo e per questa Chiesa. La voce del Santo Padre ha amplificato per il mondo la voce, addolorata e speranzosa, del popolo cubano”. Il parroco del Santuario Diocesano e Basilica Minore di Nostra Signora della Carità del Cobre a L'Avana auspica che in questa Quaresima, in mezzo a tutte le diversità, il popolo cubano guardi a Gesù con speranza: "Che il dolore del mio popolo, che è anche il mio dolore, non ci renda risentiti, violenti o feriti. Che possiamo sempre amare, proclamare la vittoria dell'amore e testimoniare l'amore del Signore".
Stiamo vivendo il tempo liturgico della Quaresima, che è un cammino verso la Pasqua, quindi di speranza per i cristiani. Sappiamo che a Cuba nelle ultime settimane ci sono state crescenti complicazioni. Come affronta la Chiesa questa realtà alla luce della speranza cristiana?
Proprio perché la Chiesa vive della fiducia nelle promesse di Cristo, là dove è possibile, continuiamo ad annunciare il Vangelo, a celebrare i Sacramenti, a fare catechesi ai bambini, a visitare i malati e i carcerati, a preparare adolescenti, giovani e adulti nel catecumenato o in diversi ambiti formativi. Le coppie proseguono corsi di preparazione alla vita matrimoniale. I nostri Centri di formazione continuano ad operare. Si moltiplicano le iniziative caritative nelle parrocchie e nelle comunità. In Quaresima continuano ad essere offerte opportunità per fare i ritiri, le celebrazioni penitenziali e la Via Crucis, in particolare il venerdì. Nelle zone rurali o in quelle più lontane dal centro parrocchiale, certamente ci sono state variazioni nelle attività abituali, perché molti sacerdoti o catechisti non riescono a raggiungere quelle zone remote, non avendo carburante per spostarsi. Non tutti sono giovani e forti per muoversi in bicicletta e percorrere chilometri sotto il sole dei Tropici. Alcune strade, inoltre, sono impraticabili. E tornare di notte senza elettricità è anche pericoloso. Facciamo quello che possiamo. Ma siamo qui. E non con le braccia conserte.
In un recente messaggio del gennaio 2026, i vescovi mettevano in guardia dal rischio di un caos sociale e dalla violenza a causa delle limitazioni alle importazioni di petrolio nel Paese. Qual è la situazione attuale e quali sono le preoccupazioni del popolo cubano?
La situazione attuale è francamente difficile. Vediamo diminuire il trasporto pubblico e privato nelle strade e sulle autostrade. Paesi e città sembrano deserti dopo il calare del sole. La spazzatura trabocca nelle strade de L’ Avana e intralcia il passaggio ai pedoni e ai pochi veicoli che riescono a circolare. Cresce il numero di persone povere, senzatetto, anziani soli e abbandonati. Vediamo anche adolescenti e giovani che si avvicinano alla droga. Si riducono orari e giorni di lavoro e di studio. Le persone che lavorano nel settore del turismo hanno il timore reale di perdere il lavoro. Aumentano i prezzi degli alimenti. Scarseggiano i medicinali, i servizi medici risultano ridotti e gli interventi chirurgici sono destinati unicamente alle persone la cui vita è in pericolo. Aumentano le difficoltà per accedere all’acqua potabile, perché molte persone dipendono dalle autobotti per avere l’acqua e, senza carburante, non riescono ad arrivare. Chi ha maggiori risorse sta rapidamente installando fonti di energia rinnovabile nelle proprie abitazioni e attività. O acquistando veicoli e altri mezzi di trasporto che non dipendono dal carburante. Il popolo cubano vive questa situazione con dolore e tristezza. Sente di aver già sofferto troppo negli ultimi decenni e aspira a qualcosa di diverso, a una vita dignitosa e felice su questa terra. C’è chi diventa violento e lascia emergere tutta l’avidità, l’egoismo e l’ambizione che porta dentro. Altri, al contrario, stanno offrendo una testimonianza bella e luminosa di generosità, fraternità e altruismo, in tutti gli ambiti della vita della nazione. Allo stesso tempo, c’è il sentimento diffuso che “qualcosa deve accadere, perché così non si può vivere”.
Papa Leone XIV, ha manifestato la propria preoccupazione per Cuba, invitando a promuovere il dialogo ed evitare azioni che possano aggravare la sofferenza del popolo. Che cosa ha significato per la Chiesa cubana questa vicinanza del Santo Padre?
Le parole del Santo Padre all'Angelus del primo febbraio scorso sono state accolte dalla Chiesa a Cuba come un gesto paterno di comunione e sostegno. Il Papa ha sottolineato nelle sue parole che, attraverso un “dialogo serio ed efficace”, si cerchi di alleviare “la sofferenza del caro popolo cubano”. Leone XIV ha voluto anche manifestare il suo sostegno ai vescovi di Cuba che, il 31 gennaio, avevano pubblicato un Messaggio importante e profetico, di fronte all’aggravarsi della situazione del Paese. Siamo molto grati per l’affetto che il Papa ha manifestato per questo popolo e questa Chiesa. La voce del Santo Padre ha amplificato per il mondo la voce, addolorata e speranzosa, del popolo cubano.
Una situazione che ha spinto i vescovi a rinviare il proprio viaggio a Roma. Quali sono le principali azioni pastorali e sociali nelle diocesi e nelle parrocchie?
Le azioni pastorali sono quelle che abitualmente la Chiesa realizza in tutto il mondo. In questo momento, per noi queste azioni acquistano una sfumatura speciale. Questa sfumatura è data, direi, dalla vicinanza, dalla compassione e dalla tenerezza di cui ha parlato tanto Papa Francesco. La nostra Chiesa, attraverso i suoi operatori pastorali, sta dedicando tempo e risorse, al ministero della consolazione, ascoltando molto, visitando, accompagnando. È forse proprio nell’ambito della carità che ci stiamo rinnovando e crescendo continuamente, nella misura in cui vediamo bisogni crescenti e sperimentiamo la richiesta del Signore ad assisterlo nei poveri. In molte parrocchie si stanno organizzando mense per anziani o persone vulnerabili. In altre, si cucina e si porta il cibo nelle case. Si distribuisce anche cibo già preparato a persone che vivono nelle strade, nei parchi o nelle piazze. Questo è fatto anche da movimenti come quello parrocchiale Giovanni XXIII, come la Comunità di Sant’Egidio o la fraternità di Comunione e Liberazione. Fratelli e Caritas di altri Paesi aiutano in non pochi casi a mantenere e realizzare queste opere. Una menzione particolare merita il servizio eroico, silenzioso ed estremamente generoso, dei religiosi e delle religiose che gestiscono case per anziani o per malati mentali, che devono affrontare tutte le difficoltà presenti nel Paese, spesso senza l’aiuto di dipendenti, che non riescono a raggiungere il posto di lavoro per mancanza di trasporti.
Può dirci alcune delle opere che vengono realizzate nel lavoro di assistenza ai più poveri nonostante le difficoltà generali?
Nella parrocchia dove servo come parroco da 11 anni abbiamo alcuni servizi per i fratelli più bisognosi: ogni mercoledì prepariamo il pranzo per circa 150 anziani. Ogni giovedì pomeriggio si porta latte o cioccolata con avena e un panino e qualcosa di proteico a 100 senzatetto. Inoltre, due sabati al mese, si cucina e si porta il pranzo ai vulnerabili. Voglio sottolineare la gioia e l’amore con cui i volontari prestano il loro servizio. I volontari hanno problemi e necessità come gli altri. Ma offrono al Signore e ai loro fratelli il proprio tempo, la propria energia, e condividono i propri beni. E lo fanno con un sorriso, trattando con molto rispetto i loro fratelli più poveri. Parlo di questa parrocchia perché è quella che conosco meglio. Ma sottolineo che cose come queste si fanno in molte parrocchie di tutta Cuba. E ci sono anche iniziative molto belle in alcune comunità cristiane non cattoliche. Ringraziamo Dio per tutto ciò che ha suscitato in noi in questi tempi così duri. Che il Signore ci aiuti a non stancarci di fare il bene.
Qual è il suo messaggio di fronte alla realtà che sta vivendo Cuba, la sua preghiera nel cammino verso la Pasqua?
In Quaresima ci poniamo sempre davanti alla sfida di un Dio che ha scelto di dare tutto, di donare sé stesso fino alla fine, di amarci fino alla fine. Fermarci al perché della croce, della sofferenza e del dolore è una tentazione ricorrente. Ma Gesù ci ha insegnato non il 'perché', ma il 'per che cosa'. Anche quando guardiamo alla sofferenza prolungata del popolo cubano e di tanti popoli della terra, dobbiamo guardare al Signore. Gesù ci ha insegnato ad amare, a donare la vita e così ha dato senso al dolore e ha camminato verso il mattino luminoso della Pasqua. Che il dolore del mio popolo, che è anche il mio dolore, non ci renda risentiti, violenti, feriti. Che possiamo amare sempre, proclamare la vittoria dell’amore, rendere testimonianza all’amore del Signore. Come ha detto Papa Leone XIV nella sua prima benedizione apostolica Urbi et Orbi, l'8 maggio 2025: il Risorto ha mostrato che “il male non prevarrà”. Questa è la ragione del nostro amore e della nostra speranza.
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