Giordania, l'Arsenale dell'incontro dove le differenze non sono divisioni

A Madaba, il centro polifunzionale del Servizio missionario giovani (Sermig) offre servizi scolastici e di aggregazione per bambini e giovani con disabilità e per le loro famiglie. La consacrata Chiara Giorgio: vogliamo far capire che ogni figlio “ha una dignità e vale come qualunque altro bimbo, anche se magari non si laureerà mai all'università”

Beatrice Guarrera e Gabriella Ceraso - Madaba

Gli occhi ridenti dei bambini raccontano dell’entusiasmo per la vita, quelli orgogliosi dei loro genitori parlano del sollievo di vedere i propri figli nel posto giusto, un luogo che nasce proprio per essere un segno di dialogo in Giordania. Si tratta dell’Arsenale dell’incontro di Madaba, gestito dal Servizio missionario giovani (Sermig), per offrire attività scolastiche e occupazionali a bambini e ragazzi con disabilità, oltre a essere un luogo di aggregazione per le loro famiglie. Ad operare nella casa, che si trova a circa 35 chilometri da Amman, sono tre consacrate della comunità, sorta a Torino nel 1964 da un'intuizione di Ernesto Olivero, e presente anche in Brasile. Sono loro ad incontrare il gruppo di sacerdoti e giornalisti, giunti in visita nell’ambito del viaggio in Giordania, che si conclude oggi, sabato 7 febbraio, promosso dall’Opera romana pellegrinaggi (Orp), in collaborazione con Royal Jordanian, con Jordan Tourism Board e con il ministero del Turismo.

La dignità di ogni bambino

Quando il sole tramonta, gli spazi dell’Arsenale dell’incontro sono ormai vuoti, anche se sembrano ancora risuonare le voci dei bambini. I loro giochi, infatti, sono lì nelle stanze. Sono oggetti semplici - mollette, cubi - così come gli arredi colorati. Eppure ogni dettaglio riveste un’importanza incredibile. “Le decorazioni le abbiamo fatte con loro, ma sono anche educative, perché rendere belli, pur nella semplicità, gli spazi insieme, aiuta loro a sentirsi a casa”, afferma Chiara Giorgio, consacrata del Sermig. “Cerchiamo di mettere a disposizione di tutti le cose più belle” - continua - per far capire che ogni figlio “ha una dignità e vale come qualunque altro bimbo, anche se magari non si laureerà mai all'università”. 

Sermig - L'Arsenale dell'incontro - Madaba, Giordania
Sermig - L'Arsenale dell'incontro - Madaba, Giordania

Trasformare la sofferenza

Dunque, i minori quanto gli adulti sono invitati ogni giorno a riempire gli spazi abitati dalla bellezza, per fare esperienza dell’incontro. “L’idea è molto semplice - spiega Giorgio - ci si incontra a partire da ciò che ci unisce, come quella sofferenza che accomuna tanti che è  la disabilità”. Una condizione che in Giordania ha un’elevata incidenza, visto che interessa un abitante su dieci. Dunque, l’obiettivo è trasformare “la sofferenza  in un'opportunità per imparare a incontrarci” e “diventare famiglia attorno ai più piccoli, perché loro ci insegnino a dialogare”.  Proprio intorno ai bambini e giovani con disabilità si costruisce una comunità composta indifferentemente da cristiani e musulmani, che si incontrano anche in nome  del bene dei loro figli.

Le differenze non sono più divisioni

“Questo è il laboratorio di mosaico - illustra ancora Giorgio -, un bell'esempio di come funziona la vita dell'Arsenale, perché è un lavoro di squadra”. Un lavoro che tiene impegnati anche 29 dipendenti, oltre che i volontari. Si crea così un “villaggio” che è fatto delle famiglie dei bambini,  degli operatori sociali  e delle consacrate.  “A me manca quando non veniamo a lavorare, perché per me i nostri bambini sono parte della mia vita”, ha affermato di recente una dipendente dell’Arsenale, secondo quanto riferiscono le consacrate. Una esternazione che fa capire la gioia e l’entusiasmo di ritrovarsi uniti come una famiglia. “Ognuno - sottolinea la religiosa -  ha il suo motivo per stare qui. Come le mamme che da anni vengono tutti i giorni e si commuovono ancora del piccolo passo che il bimbo fa, ognuno impara. E si impara a guardare negli occhi: le differenze continuano a esserci, ma non sono più divisioni”.

Laboratori di vita

Tra i frutti dell’incontro c’è anche l’ascolto,  e dunque l’Arsenale ha voluto raccogliere anche il grido di molte madri che si chiedevano quale potesse essere il futuro dei loro figli, visto che dai sedici anni del minore non si può più usufruire di molti dei servizi sociali in Giordania. Sono nati così: un laboratorio di cucina, un laboratorio di mosaico e un laboratorio di cucito in cui imparare anche una professione. Attiguo alla casa, c’è anche un terreno coltivato dai giovani con disabilità, che è diventato un ponte con la comunità: ci sono persone che vengono da Madaba "non perché vogliono aiutare, ma perché sanno che c'è la verdura buona". “Quella verdura a chilometro zero diventa un'opportunità di incontro  - osserva Giorgio - perché poi scoprono che a coltivarla sono stati ragazzi con disabilità mentale”, ai quali non avevano mai pensato, forse,  in questi termini. “Nel servizio con le persone disabili non viene fatta nessuna tipo di educazione religiosa -  conclude un’altra consacrata del Sermig, Chiara Dal Corso - ma, se accetti di venire qua, ogni persona ha lo stesso valore: non importa se è ricca o povera, giordana, italiana o di un'altra nazione, maschio o femmina, piccolo o grande, con il quoziente intellettivo più alto del mondo o più basso del mondo. Abbiamo tutti lo stesso valore." 

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L'arsenale dell'incontro a Madaba
07 febbraio 2026, 10:03