Migranti, l'arcivescovo Perego: il Ddl tutela prima i confini e poi le persone
Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano
Il principio di fondo di questo, e anche degli altri decreti sicurezza in materia di migrazione, “è prima i confini e poi le persone, prima la tutela dei confini e poi la tutela delle persone”. Monsignor Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes, commenta il via libera in Italia, ieri, da parte del Consiglio dei ministri, al disegno di legge sull’immigrazione. 17 articoli che riguardano nuove misure e disposizioni per l’attuazione del Patto Ue sulla Migrazione e l’asilo, ma che di fatto sono in piena “contraddizione con l'articolo dieci della Costituzione che dice che lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica”.
La Chiesa costruisce ponti
In un tempo di chiusura delle politiche nazionali ed europee, spiega l’arcivescovo ricordando l’Esortazione apostolica di Leone XIV, Dilexi te, la Chiesa non può che continuare a rimanere vicina alle persone in cammino e a costruire ponti dove si vogliono invece costruire muri. “Il decreto – spiega Perego ai media vaticani - era già in stato di avanzata composizione quando sono uscite ieri le indicazioni del patto dell'immigrazione e dell'asilo riguardanti i Paesi sicuri e il Paese terzo sicuro, che sono state inserite soltanto per sottolineare ulteriormente questa volontà di esternalizzare anche la tutela del diritto d'asilo”. E dunque, si chiede il presidente di Migrantes, “perché nel comunicato stampa del Governo si parla addirittura di blocco navale, se non si può neanche entrare in un Paese, come potrà essere tutelata la sua domanda d'asilo?”. Senza contare tutta un’altra serie di “gravi limitazioni”, come quella della libertà personale dei richiedenti asilo e il conseguente uso degli hotspot e dei Centri di Accoglienza Straordinaria. E poi, ancora, “c'è un restringimento per quanto riguarda i ricongiungimenti familiari, con una serie di condizioni che rendono pressoché impossibile poterlo fare all'interno delle domande d'asilo. C'è un indebolimento della tutela dei minori. C'è un'accelerazione nell'esame della domanda senza la possibilità di avere il gratuito patrocinio come era già stato stabilito nel decreto precedente”. Si tratta dunque di una serie di limitazioni che “fanno del Mediterraneo sostanzialmente un muro, il che è anche per le frontiere terrestri perché ciò che si dice per il Mediterraneo vale anche per le frontiere terrestri”.
L’importanza della società civile
Un altro rischio che Perego paventa è che “alcune persone possano essere fermate al confine dell'Europa e inviate, in questo caso per quanto riguarda le navi italiane, direttamente in Albania, senza neanche conoscere la situazione di queste persone”. Altra grave limitazione il fatto di non “avere la possibilità di entrare nei Cpr come religiosi, come volontari, per capire se vengono tutelati alcuni diritti fondamentali, poiché nei Cpr entreranno soltanto i membri del governo e i membri del Parlamento”. Ma la società civile, è l’appunto, “non può essere estromessa da una qualsiasi tutela anche del diritto d'asilo, come non possono essere estromesse dalla tutela di chi è in mare le navi della cooperazione e le navi delle Ong del Mediterraneo”.
La denuncia delle Ong
Le ong da parte loro denunciano come le “nuove misure non puntano a governare i flussi ma a colpire navi umanitarie”, con il risultato di “aumentare il numero di chi perde la vita in mare”. È in una nota congiunta che Alarm Phone, Emergency, Medici Senza Frontiere, Mediterranea Saving Humans, Open Arms, ResQ People Saving People, Sea-Watch, Sos Humanity e Sos Mediterranee, definiscono il disegno di legge “un grave arretramento nella tutela dei diritti fondamentali”, nonché “una compressione del diritto di asilo”. Il che, interviene Perego, “è vero. Perché se la società civile non può essere presente attraverso le Ong nel Mediterraneo per salvare e tutelare le persone, per proteggere le persone che sono in fuga, chi farà questo lavoro? Ed è chiaro che molti moriranno senza neanche essere conosciuti e senza neanche che la società civile possa conoscere il dramma che si vive nel Mediterraneo”. Tenendo anche presente che nel decreto si rafforzano i patti con i Paesi dall’altra parte del Mediterraneo per non far partire le persone, “e quindi – precisa Perego – la situazione grave che vediamo in Libia si può ulteriormente aggravare per chi ha diritto a una richiesta d'asilo e a mettersi in viaggio”.
L’assenza di proposte positive
Ciò che manca del tutto, prosegue Perego, è una qualunque proposta in ordine “a corridoi umanitari rafforzati, a canali legali di ingresso, a tutela dei minori, dei più fragili”, inoltre non vi è alcun riferimento al “rafforzamento dell’accoglienza, alla tutela di chi è nei Cas, alla possibilità di lavoro per queste persone”. Non ci sono riferimenti a “migliorare la situazione di chi viene accolto e quindi è chiaro che l'indicazione che viene da questo, come dagli altri decreti sicurezza, è di creare muri, di rifiutare, di non tutelare anziché di tutelare un diritto che è fondamentale”.
La posizione dell’Ue
L’Italia, è l’amara analisi di Perego, ha probabilmente perso “un'occasione importante per una revisione anche del sistema asilo, che sia maggiormente a tutela delle persone e che permetta maggiormente, oltre che l'accoglienza e la tutela, anche la valorizzazione delle persone e l'integrazione”. Così come un segnale negativo arriva dall’Europa, conclude l’arcivescovo presidente di Migrantes, poiché l’indicazione che arriva dal Patto Ue sulla migrazione e l’asilo che entrerà in vigore da giugno è quella di voler spostare “l'attenzione sul Paese da cui proviene una persona e non sulla persona, come dice anche la Costituzione italiana e come recitano anche gli articoli della Costituzione europea. Non si pone l'attenzione sullo straniero che deve essere garantito e che ha diritto d'asilo, e questo è gravemente lesivo e, oltre che essere anticostituzionale, è certamente immorale”.
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