Visitare i carcerati: una delle opere di Misericordia corporale (Pinacoteca Musei Vaticani) Visitare i carcerati: una delle opere di Misericordia corporale (Pinacoteca Musei Vaticani)

Carceri, l’indulto “differito” piace anche ai vescovi

La proposta nata in seno alle celebrazioni per il Giubileo del mondo carcerario, ultimo appuntamento dell’Anno Santo dedicato alla speranza in coincidenza anche con il 50.mo anniversario dell’Ordinamento penitenziario italiano, ha riscosso il favore dell'episcopato italiano che ne ha parlato nel documento conclusivo della sessione invernale del Consiglio permanente della Cei. Zuppi: “Non smettiamo di chiedere dignità, opportunità e speranza per i detenuti”

Roberta Barbi – Città del Vaticano

“Apriamo le porte dei nostri cuori e delle nostre comunità”: questo l’invito del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, nel discorso d’apertura della sessione invernale del Consiglio permanente della Cei che si è conclusa qualche giorno fa a Roma, nel corso della quale i presuli si sono detti favorevoli a proposte di clemenza quali – appunto – l’indulto “differito” o “programmato” e a percorsi di giustizia riparativa. Un provvedimento di clemenza invocato già da Papa Francesco nella Bolla d’indizione del Giubileo 2025, appello che ha fatto proprio anche Papa Leone, ma che è rimasto finora inascoltato.

Ascolta l'intervista con il prof. Mario Serio:

L’educazione al centro

Ma cos’è questo indulto differito di cui si parla tanto e in che cosa si differenzia da quello tradizionale? “L’indulto cancella la pena residua a meno che non ci si trovi davanti a delitti particolarmente gravi o a persone recidive per delitti gravi", spiega ai media vaticani Mario Serio, componente del collegio del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale e tra i promotori della proposta".  La novità, sottolinea, "è l’introduzione di un periodo cuscinetto, che potrebbe essere di sei mesi, tra la concessione dell’indulto e la fruizione dello stesso, in cui il detenuto sarà sottoposto a ulteriori misure rieducative per facilitarne il reinserimento”.

Una proposta d’ispirazione giubilare, ma non solo

Oltre a essere ispirata da Giubileo, questa proposta nasce anche dal grido di dolore che viene dall’interno delle carceri, ma soprattutto dall’osservazione della realtà odierna dei nostri istituti di pena, fatta di congestionamento e di carenza di personale, con tutte le conseguenze che questo comporta: “La situazione attuale è di grave crisi; il sovraffollamento – prosegue Serio – genera altri fenomeni quali l’aumento dei suicidi, il disagio psicologico, la povertà. In attesa di paventati interventi edilizi che hanno inevitabilmente tempi lunghi e iter difficoltosi, registriamo comunque una certa ostilità della politica nei confronti dei provvedimenti di clemenza”.

La Chiesa del Padre Nostro a Rebibbia dove per il Giubileo è stata aperta una Porta Santa
La Chiesa del Padre Nostro a Rebibbia dove per il Giubileo è stata aperta una Porta Santa

Il mandato costituzionale: la pena deve essere riabilitativa, non solo punitiva

Così recita l’articolo 27 della Costituzione italiana, spesso disatteso nel nostro sistema penitenziario: un provvedimento come l’indulto “differito”, invece, prevedendo la presa in carico delle persone anche fuori dal carcere, potrebbe ottemperare a questa norma. “L’obiettivo fondamentale del carcere è rieducare – ricorda il componente del collegio del Garante – e l’applicazione di un indulto come questo, rafforzerebbe tale obiettivo. Inoltre si tratta di un provvedimento che si può calare sulla persona, caso per caso, e capace di abbattere la recidiva”, come dimostrano i tanti dati disponibili sui ristretti sottoposti ad attività trattamentali, formative e reinserenti nel tessuto sociale e lavorativo.

In un mondo ideale

L’indulto “differito” farebbe, inoltre, tornare centrale il ruolo del magistrato di sorveglianza, al quale sarebbe devoluta la funzione di controllo della pericolosità sociale dei detenuti che vi vengono sottoposti, ma anche della modulazione delle iniziative di accompagnamento: “Sarebbe una risposta collettiva della società – afferma ancora Serio – l’indulto risulterebbe comunque transitorio, ma resterebbe strutturale nel sistema l’esistenza di questo periodo di accompagnamento, stabilendo che la parte finale della pena resti orientata al reinserimento”. Ci troviamo, però, ancora in una fase embrionale, di proposta e non di legge: “Stiamo costituendo un comitato dei promotori per creare una piattaforma che elevi questo progetto a una proposta di legge di iniziativa popolare e possiamo dire – conclude – di essere entrati nel momento delicato di transizione tra la fase ideale, speculativa del progetto e la sua messa in pratica”. Ed è qui che torna ad agire la speranza. 

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

02 febbraio 2026, 14:20