il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana  (ANSA)

CEI, Zuppi: la Chiesa non resti in sacrestia, sia voce di unità in un mondo in fiamme

I vescovi italiani riuniti a Roma dal 23 al 25 marzo per la sessione primaverile del Consiglio Episcopale permanente. All’ordine del giorno anche la prossima Assemblea generale di Roma e il testo sull’iniziazione alla vita cristiana. L'invito del cardinale a costruire comunità che sappiano accogliere tutti: “La Chiesa non si chiuda, urge riparare ferite che interrogano la coscienza di tutti"

Cecilia Seppia – Città del Vaticano

Nel suo discorso di apertura del Consiglio episcopale permanente, il presidente della CEI, il cardinale Matteo Maria Zuppi traccia una linea d'azione netta per la Chiesa italiana: una presenza viva, capace di comunione e missione, distante dalle logiche di potere eppure in grado di intervenire in modo profetico nel dibattito pubblico per diffondere una cultura della legalità e della solidarietà, profondamente immersa nelle ferite della storia contemporanea. La prima, quella che lacera il cuore del Papa, è la guerra in Medio Oriente, “uno scandalo per tutta la famiglia umana e un grido al cospetto di Dio”, come ha detto ieri Leone XIV all’Angelus.

Un mondo che brucia

Mentre esorta i capi di Stato e di governo ad ascoltare la voce del Successore di Pietro, il cardinale Zuppi invoca ancora il cessate-il-fuoco e poi ricorda il martirio di padre Pierre Al-Rahi, ucciso in Libano dai raid di Israele, il pastore che “ha scelto di rimanere accanto alla sua comunità fino alla fine, testimoniando con la sua vita e con il suo sangue la fedeltà al Vangelo”. Un sacrificio che ci riporta al cuore del Vangelo, ovvero di una Chiesa che non arretra davanti al dolore, che rimane accanto al suo popolo, come presenza di prossimità, di amore e di pace. E lo stesso è per i tanti cristiani vittime di violenza. “Gente di primavera”, li definisce il presidente della CEI, ricordando la 34.ma Giornata dei missionari martiri, che ricorre il 24 marzo, nella memoria di san Oscar Romero. Tornando al cuore della Quaresima, l’arcivescovo di Bologna insiste sulla conversione del cuore e sulla necessità di sentire nelle Ceneri imposte sul capo all’inizio del cammino quaresimale, il peso di “un mondo che brucia, di intere città disintegrate dalla guerra, le ceneri del diritto internazionale e della giustizia fra i popoli, le ceneri di interi ecosistemi e della concordia fra le persone, le ceneri del pensiero critico e di antiche sapienze locali, le ceneri di quel senso del sacro che abita in ogni creatura”.

Fame di comunità

Di fronte a ferite che interrogano la coscienza di tutti, la risposta essenziale, secondo il cardinale, è andare incontro alle persone spaesate, inquiete sul proprio futuro, ripartendo dalla Evangelii gaudium. Serve un’estroversione missionaria e una grande capacità di dialogo che non è disgiunta dalla necessità di creare comunità vere che sappiano accogliere tutti: “Del resto, nella nostra società, di fronte alle difficoltà della famiglia, alle grandi solitudini, che toccano giovani e anziani, c’è fame di comunità. Solo comunità, delle più diverse dimensioni e caratteristiche, che escano dai recinti parrocchiali, possono essere punto d’approdo per i cercatori di senso, punto di riferimento nella società, anima delle celebrazioni liturgiche, cuore di un servizio ai poveri non istituzionale e assistenziale”. Comunità autentiche, rimarca il presidente della CEI, sono alla base di una responsabilità sinodale, che non sia uno slogan, un laboratorio astratto o un fatto istituzionale, perciò i sacerdoti, i laici, le religiose e i religiosi, sono chiamati ad una creatività, che si spenda nella fraternità.

La via della riconciliazione

In tempi segnati dalla polarizzazione che sferza la vita politica, il dibattito generale, i social, e lacera le società a tutti i livelli, la Chiesa è ancora baluardo ed esempio di unità. Non intesa come uniformità di facciata ma comunione che si radica nell’Eucarestia e nel testamento di Cristo. Mai sottovalutare il valore dell’unità “saldo approdo per i credenti” ma anche per i lontani, ripete il cardinale Zuppi: “Questo deve portare a mettere da parte ciò che divide e cercare quello che unisce, non giustificare mai la divisione e la malevolenza, cercare sempre la via della riconciliazione, iniziando da sé e amando sempre nostra Madre Chiesa. La Chiesa, nella società, si presenta sola e libera, amica, pronta a collaborare al bene comune. Ma non fa blocco con nessuna forza politica o sociale”.

La Chiesa non è un museo di antica storia

Ricordando i cinquant’anni dal primo Convegno ecclesiale nazionale, da cui ha preso avvio la storia degli appuntamenti decennali (Roma, Loreto, Palermo, Verona, Firenze), secondo il porporato, “il binomio evangelizzazione e promozione umana dice ancora tanto della specifica vocazione della Chiesa a comunicare il Vangelo”. Da qui l’esortazione: “No, non ci rinchiuderemo in un’irrilevanza pigra, per conservare noi stessi, per farci proteggere dal freddo della storia! La Chiesa è ben di più che un museo di un’antica storia di fede e di cultura, ben di più di un’agenzia di valori, ben di più di un’organizzazione di servizio sociale o educativo! Lo diciamo con molta umiltà, ma con la consapevolezza della densità teologica, religiosa, umana, sociale che comporta il nostro essere Chiesa. Questo non è senso di superiorità o isolamento, tantomeno mancare alle nostre responsabilità”.

Giovani che fuggono e tragedie del mare

Nelle parole del cardinale Zuppi non mancano i riferimenti ad altri dati drammatici, oltre alle guerre, come la fuga dei cervelli dal Belpaese, e i 142mila italiani emigrati all’estero nel 2025, il tasso di povertà, i migranti e le tragedie del Mediterraneo che funestano la cronaca quasi quotidianamente, e a cui occorre continuare a dare risposte adeguate, eppure di fronte alle difficoltà, alle fatiche, alle ferite e alle contraddizioni, la Chiesa in Italia continua ad essere una presenza viva. E sono proprio le comunità religiose, i movimenti, i gruppi ecclesiali a tessere “una trama di bene” che tiene insieme la Penisola. Gli esempi non mancano: “Penso alla prossimità verso gli anziani soli, alla cura delle famiglie ferite, all’accompagnamento dei giovani, al sostegno a chi perde il lavoro o non riesce a trovarlo, all’attenzione verso chi si trova ad affrontare l’annoso problema abitativo, verso chi è povero, verso chi vive condizioni di marginalità, verso chi affronta prove interiori che non sempre hanno nome, verso chi emigra a causa delle guerre, delle violenze e delle catastrofi ambientali”.

Lo stile del dialogo e dell’incontro

La Chiesa non farà venir meno l’attenzione su temi su cui si gioca il futuro della nostra civiltà, ripete il presidente dei vescovi italiani insistendo però sul fatto che essa non è alla ricerca di uno spazio, non è “un’occupazione del sociale”, ma cammina accanto all’uomo per la difesa della persona. “La Chiesa è popolo di Dio, non una somma di individualità; è comunione, non autosufficienza; è pellegrina nella storia, non padrona della storia; è segno, non fine a sé stessa; è strumento, non protagonista autoreferenziale”. Pensando alla ricchezza del percorso sinodale che vedrà uniti, in questi giorni di incontro tutti i vescovi italiani, nell’esame delle Linee di orientamento che saranno poi portate all’Assemblea generale di maggio, Zuppi mette l’accento sul dialogo e sui uno dei compiti più urgenti per la Chiesa di oggi: “custodire e promuovere uno stile capace di incontro, di ascolto, di amicizia sociale, di pazienza, di umiltà, di libertà interiore”. Quindi ricorda l’appuntamento di ottobre 2026 quando i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo si riuniranno per un discernimento sinodale sull'annuncio del Vangelo alle famiglie.

Formare coscienze libere e coraggiose

In chiusura il cardinale Zuppi affronta con chiarezza il rapporto tra fede e politica mettendo in guardia dal rischio, insito in qualche schieramento o organizzazione sociale, di arruolare la Chiesa e cercarne l’avallo. La Chiesa "non fa blocco con nessuna forza politica", ma rivendica la libertà di giudizio sui principi etici e sulla dignità della persona. Ai cattolici perciò dice con forza di avere il coraggio di fare proposte di giustizia e pace nel dibattito pubblico: “è importante non far mancare il nostro impegno di cristiani che credono nella vita umana, nella famiglia, nell’educazione, nel volontariato, nella pace, nel lavoro degno, in un’economia per l’uomo, nella cura del creato, nell’inclusione dei poveri”. Formare coscienze libere, mature e coraggiose, capaci di discernimento e responsabilità, questo è il compito della Chiesa, ancor più di fronte alle trasformazioni politiche e sociali, ancora le guerre e le disuguaglianze, i benefici e i pericoli che provengono dall’intelligenza artificiale e da chi detiene il controllo degli algoritmi. “Questo modo di essere Chiesa non ci può vedere chiusi in sacrestia. I discepoli di Cristo percorrono le strade infangate o polverose, abitano in mezzo alla gente per essere segno di speranza. I sogni e le sofferenze delle persone, soprattutto degli ultimi, non ci troveranno mai indifferenti”. 

Referendum sulla Giustizia

In merito al Referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, che ha decretato la vittoria del "No", il cardinale ha auspicato un “dialogo responsabile e costruttivo” tra le parti, lontano dalle polarizzazioni, nella ricerca “dell’indispensabile consenso possibile attorno a soluzioni di bene”. Sulla consultazione popolare, Zuppi ha evidenziato infine l’importanza della partecipazione, suggellata dai dati straordinari di affluenza alle urne: “la partecipazione sta al cuore della nostra Costituzione e, pur tra le differenze, permette a tutti e a ciascuno di esprimersi al meglio. Il dibattito che ha preceduto il referendum e i dati di affluenza confermano l’importanza di ragionare sull’esercizio concreto della giurisdizione nel nostro Paese, snodo importante per la custodia del bene comune e il perseguimento della giustizia, che soffre per molte difficoltà”. Infine una consegna importante per la Chiesa tutta, quella di continuare a promuovere un umanesimo integrale: “abbiamo bisogno di una Chiesa che non si chiuda, che non si rassegni, ma che resti umanamente e spiritualmente vicina. Una Chiesa che sappia parlare perché sa ascoltare. Una Chiesa che sappia indicare la speranza perché non si sottrae alla fatica del presente. Una Chiesa che continui a essere casa, fraternità, compagnia, consolazione, responsabilità”.

Altri temi sul tavolo

Durante i lavori del Consiglio episcopale permanente che si concluderanno mercoledì 25 marzo, verranno esaminate le Linee di orientamento per il cammino delle Chiese in Italia e alcune determinazioni post-sinodali. Sarà anche presentata la bozza di programma dell’Assemblea generale che si terrà a Roma dal 25 al 28 maggio 2026. I vescovi si confronteranno poi sulla recezione del testo “L’iniziazione alla vita cristiana nella prima età della vita e l’identità dei padrini e delle madrine”. All’ordine del giorno anche la revisione del regolamento del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei Cattolici in Italia e l’approvazione del Messaggio per la 76ª Giornata Nazionale del Ringraziamento che si celebrerà l’8 novembre. Infine, verranno condivise alcune informazioni riguardanti il prossimo Congresso Eucaristico Nazionale che si svolgerà nel 2027.

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23 marzo 2026, 17:47