A Lucca evento di dialogo tra cristiani e musulmani, il Papa: favorire l'ascolto e l'incontro
Vatican News
"Il significativo evento favorisca l’incontro e l’ascolto reciproco tra cristiani e musulmani, in vista di una sempre più feconda e fraterna collaborazione nei diversi ambiti della società". È l’auspicio espresso da Papa Leone XIV, in un telegramma a firma del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, inviato sabato scorso, 21 marzo, all’arcivescovo di Lucca Paolo Giulietti, per la giornata di studio e di dialogo, svoltasi presso il Palazzo Ducale, in occasione del terzo centenario di elevazione ad arcidiocesi della cittadina toscana. All’evento hanno preso parte, tra gli altri: il cardinale Michael Fitzgerald, (già presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso); Massimo Abdallah Cozzolino, (Confederazione islamica italiana, CII); Yahya Sergio Yahe Pallavicini, (Comunità religiosa islamica italiana, Coreis); Izzeddin Elzir, (Unione delle comunità islamiche d’Italia, Ucoii). La Giornata di studi si inserisce nell’iniziativa “Coranica. Dal Marracci di Lucca ad Abu Dhabi”, che ha previsto anche una mostra, allestita presso la chiesa di San Cristoforo a Lucca, sui 14 secoli di incontri e confronti tra cristiani e musulmani. All’indomani dei 60 anni dalla dichiarazione conciliare Nostra aetate (1965) sul dialogo tra la Chiesa cattolica e le altre religioni, gli organizzatori hanno voluto da un lato valorizzare il contributo del religioso lucchese Ludovico Marracci — in particolare la sua traduzione latina del Corano, pubblicata nel 1698 — e dall’altro, offrire un’occasione di formazione culturale e pastorale nell’ambito del dialogo interreligioso.
L'insegnamento della corresponsabilità
"Mi pare di poter dire di assomigliare un po’ a Ludovico Marracci - ha sottolineato il cardinale Fitzgerald nel corso del suo intervento - perché come lui sono un appassionato studioso del Corano. Per la prima volta in Europa, egli utilizzò le principali fonti arabe, presentando diversi aspetti della tradizione e della dottrina musulmana con uno scopo chiaramente missionario. Scopo che è stato ripreso successivamente e fatto proprio dalla Chiesa universale con il concilio Vaticano II». Il porporato ha ricordato che «quando fu eletto Papa Giovanni XXIII, certamente sorprese tutti quando convocò il concilio. Era stato eletto, nonostante la sua età, aveva 77 anni, come Papa di transizione, e infatti provocò una grande transizione nelle Chiesa tramite il Vaticano II e anche tramite Nostra aetate, il documento più breve del Concilio, solo 5 paragrafi o sezioni, ma non per questo il meno importante".
Le tappe di Nostra aetate
Il cardinale Fitzgerald, inoltre, ha ripercorso le tappe che portarono alla stesura della Nostra aetate. "Pochi mesi dopo l’annuncio del concilio, contattò i vescovi per sapere quali materie avrebbero dovuto essere discusse. Nessuno suggerì le relazioni interreligiose, tranne pochi religiosi del Nord Africa e delle facoltà pontificie. Ma questo argomento fu messo in agenda dopo che Jules Isaac, uno storico ebreo francese, chiese a Papa Giovanni XXIII di formare una commissione affinché il Concilio ripudiasse “l’insegnamento della corresponsabilità” dell’ebraismo. Giovanni XXIII, accettò questo suggerimento e incaricò il cardinale Bea, che lui aveva nominato a capo del Segretariato per la Promozione dell’unità tra i cristiani, scelto per aiutare nella preparazione del concilio. Bea si mise immediatamente al lavoro, prendendo contatto con importanti rabbini. Questo - ha aggiunto Fitzgerald - è stato il principio che avrebbe portato alla Dichiarazione Nostra aetate». «Israele si era dichiarato come Stato nel 1948. I vescovi del mondo arabo - ha spiegato il cardinale - erano preoccupati che una dichiarazione sulle relazioni con gli ebrei, avrebbe potuto essere vista come un sostegno a Israele in quanto Stato, e così si opposero ad essa. Dicevano che almeno si sarebbe dovuto parlare anche dell’islam. Allora i vescovi dell’Asia dissero di parlare anche delle religioni asiatiche. Così, per motivi politici, il tema di Nostra aetate fu esteso ad abbracciare tutte le religioni. Lo Spirito Santo lavora in modi meravigliosi".
La fraternità si basa sulla fede
Infine, il porporato ha posto l’accento sul Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune che "è stato il frutto della personale amicizia tra Francesco e il Grande Imam di al-Azhar, Ahmad al-Tayyib. Questo documento suggerisce di agire in molte direzioni diverse; la sua base teologica è la fede in Dio, origine e destino dell’intera umanità. La fraternità si basa non sull’appartenenza religiosa, ma sulla fede in Dio Creatore. Riconosce nel mondo la presenza dei conflitti e dell’ingiustizia".
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