Pakistan, la fine del Ramadan occasione di incontro e dialogo
Vatican News
I cristiani in Pakistan bussano alle porte dei musulmani per augurare “Eid mubarak”, cioè “buona festa”. L’Eid al-Fitr, la giornata del 20 marzo 2026 che segna la fine del Ramadan, il mese sacro per l’islam, è in Pakistan un’occasione di incontro e di amicizia che coinvolgono in pieno la minoranza cristiana. «Allo stesso modo, questo avviene, a parti invertite per le festività del Natale e della Pasqua», ricorda ai media vaticani padre James Channan, domenicano e direttore del Peace Center a Lahore, realtà impegnata nel dialogo interreligioso, ribadendo che l’Eid al-Fitr rappresenta «un’occasione importante per rafforzare il dialogo e i rapporti interreligiosi».
Spirito di solidarietà e fraternità
Nella giornata di ieri, 21 marzo, padre Channan è andato di persona a visitare due ulema musulmani per porgere gli auguri e consegnare il messaggio del Dicastero vaticano per il Dialogo Interreligioso. «Auguriamo alle famiglie e alle comunità musulmane che questo giorno di festa porti pace, gioia e prosperità e che lo spirito di solidarietà e fraternità continui a ispirarci e unire musulmani e cristiani per tutto l'anno», racconta il domenicano. Del messaggio del dicastero vaticano, nota il religioso, si rimarcherà in particolare «l’appello a non cedere alla violenza, che può presentarsi come una scorciatoia verso la giustizia, e che invece aggira la pazienza richiesta dalla fede». «Da credenti — rileva — teniamo fisso lo sguardo sulla luce invisibile che è Dio — l’onnipotente, il misericordioso, l'unico giusto, che giudica le nazioni con rettitudine, mentre il nostro mondo è lacerato da conflitti e guerre, come vediamo in Pakistan e nel Medio Oriente». Cristiani e musulmani in Pakistan non si stancano di coltivare «la pace così profondamente desiderata da ogni cuore umano», ricorda.
Superare le divisioni
Anche nel 2026, come in passato, la festa di Eid-al fitr è occasione per superare le divisioni e promuovere la convivenza pacifica, attraverso gesti simbolici di solidarietà e di pace, unendo le comunità nel Paese. Hanno condiviso questo spirito i padri cappuccini che a Lahore, capitale del Punjab, hanno organizzato una veglia di preghiera, riunendo leader religiosi per promuovere l'armonia e la comprensione reciproca. Padre Ejaz Bashi, Custode della provincia cappuccina in Pakistan, ha ricordato che la preghiera è un potente strumento per creare fraternità, riflettendo sul necessario sforzo comune nella costruzione della pace a livello locale e globale, in particolare per la grave situazione in Medio Oriente. I presenti hanno rinnovato insieme l’impegno per la riconciliazione, a partire dalla stessa nazione pakistana, tuttora alle prese con un conflitto con l’Afghanistan sul versante estero, e ancora teatro di violenza a danno delle minoranze religiose sul versante interno.
La Commissione nazionale per la giustizia e la pace
A tal proposito, ha creato dolore e sdegno il recente caso di violenza avvenuto Sargodha, in Punjab, dove un bracciante cristiano è stato torturato e ucciso. Il 21enne Marcus Masih è deceduto il 4 marzo scorso nell’azienda dove lavorava ma, nonostante i chiari segni di violenza sul suo corpo, i proprietari hanno parlato di “suicidio”. La Commissione nazionale per la giustizia e la pace dei Vescovi del Pakistan (Ncjp) ha invitato le autorità a condurre un’indagine completa e garantire giustizia per la famiglia della vittima, respingendo in toto la tesi del suicidio. «Speriamo in una società tollerante e pacifica in cui la giustizia sia dispensata allo stesso modo a tutti», ha detto l’arcivescovo Joseph Arshad, a capo della commissione.
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