Alla ricerca di una speranza per vivere, a Roma la "Via Crucis degli Invisibili"
di Matteo Frascadore
La passione di Cristo che si incontra con la strada degli invisibili, accarezzando le ferite aperte di un gruppo di persone in cerca di una speranza. Anche quest’anno, venerdì 27 marzo, per la terza edizione, i senza dimora sono stati al centro de la Via Crucis degli Invisibili, organizzata dall’ostello Caritas “Don Luigi di Liegro” con la Basilica del Sacro Cuore di Gesù, entrambi situati in via Marsala, adiacente alla stazione Termini, un’area segnata da una forte presenza di uomini e donne segnati da solitudini profonde, precarietà economica, migrazioni forzate e indifferenza. La basilica colma di persone e il cammino dei numerosi partecipanti per tutta la via, almeno duecento, hanno fermato il tempo per alcuni istanti. E i volti, spesso ignorati, dei senza dimora sono divenuti presenza viva. Un evento che ha coinvolto non solo l’ostello, ma anche altre realtà, come alcuni ospiti della tensostruttura di Porta San Lorenzo, aperta durante l’anno giubilare per donare un letto e un pasto a molti senzatetto.
Il vescovo Di Tolve: “Dio non rifiuta nessuno”
Monsignor Michele Di Tolve, vescovo ausiliare della diocesi di Roma, che ha presieduto la messa, nell’omelia ha indicato come i senza dimora, a differenza di quanto accade con gli esseri umani, non vengono dimenticati mai da Dio. “Sono persone che abitano le nostre strade ma che non sempre riconosciamo davanti al cuore”, sono state le sue parole, quando ha ricordato anche come Gesù fu schiacciato dall’esclusione. L’auspicio di Di Tolve è stato che tutti possano seguire la via del Vangelo, così che gli invisibili possano diventare fratelli di tutti e “tutti noi sempre più la Chiesa dell’amore di Dio”. Al termine della Via Crucis, che ha previsto come ultima tappa l’ostello della Caritas, il vescovo ha riflettuto sul cammino dei fedeli sulle orme di Cristo, che si dirige sempre verso gli ultimi e gli invisibili, sottolineando inoltre come la croce, da strumento di morte, “sia diventata segno di speranza grazie all’amore totale di Gesù e come anche nel rifiuto e nella sofferenza, Cristo continua ad accogliere senza giudicare”. Una morte, la sua, che rappresenta una pace universale fondata sull’amore per tutta l’umanità.
La commozione dei presenti
“In questi momenti capisco che Cristo è con me e che esiste una speranza”, è stato il pensiero di Pierluigi, un uomo di 57 anni ospite della tensostruttura, presente alla via Crucis. Con gli occhi lucidi di commozione ha confidato di essersi sentito a casa nel percorrere il cammino, seppur solo per un attimo, in questo momento difficile della sua vita. “Ho molti dolori alle spalle – è stato il suo racconto - quello più grande è l’aver perso una figlia venti anni fa. Ma ora ho un nuovo sogno anche nel segno di questa via Crucis: poter riabbracciare la mia famiglia e la pace, vedendo quello che sta succedendo nel mondo”. Accanto a lui Ahmed, musulmano, che con Pierluigi condivide gli spazi della struttura, che ha raccontato la sua emozione, in chiesa, all’udire le parole del vescovo Di Tolve: “Ero nella casa di Dio, lo sentivo, e lì ho trovato molti fratelli”.
Un segno concreto
A conclusione del cammino, ciò che è rimasto non è stato soltanto il ricordo di una celebrazione, ma il segno concreto di un incontro. In una strada troppo spesso attraversata con indifferenza, per una sera gli “invisibili” hanno avuto un nome, un volto, una storia condivisa. La Via Crucis si è fatta così esperienza viva, capace di unire sofferenze diverse sotto lo stesso orizzonte di speranza. E mentre le luci tornavano a illuminare via Marsala e i passi riprendevano il loro ritmo quotidiano, rimaneva una consapevolezza silenziosa: lì dove l’uomo si ferma e riconosce l’altro, anche il dolore può trasformarsi in fraternità.
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