"Tardi t’amai", il canto agostiniano che piace anche a Papa Leone
Tiziana Campisi – Città del Vaticano
Re minore, Do, La minore, Re minore, Si bemolle, Sol minore: “Tardi t’amai, bellezza infinita, tardi t’amai”. È il 1980 quando sui tasti di un organo un giovane sacerdote improvvisa degli accordi per rendere melodia una delle più belle preghiere lasciate da sant’Agostino nelle Confessioni. Quel “tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai” (10, 27, 38), che il vescovo di Ippona rivolge a Dio riconoscendo di averlo a lungo cercato in maniera sbagliata, diventa un ritornello. E l’esperienza della sua conversione viene trasposta in musica, in quattro strofe: “Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, e respirai e anelo verso di te, gustai e ho fame e sete; mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace”.
Nasce così il canto Tardi t’amai, sul pentagramma dell’agostiniano padre Antonio Baldoni, durante gli anni di studio all’Istituto Patristico Augustinianum, a Roma. Il religioso vi giunge nel 1979 e risiede nel Collegio internazionale Santa Monica, dove organizza una piccola band di professi di diverse nazionalità. Lascia, poi, l’Urbe nel 1981, quando tra i nuovi frati studenti arriva, dagli Stati Uniti, il confratello Robert Prevost, ma al Collegio restano le note di quel canto che celebra la vicenda umana del grande padre della Chiesa.
Un canto diffuso nei cinque continenti
Nel corso degli anni, padre Antonio continua a comporre canti elaborando scritti dell’ipponate e Tardi t’amai diventa un vero e proprio inno per i religiosi dell’Ordine di sant’Agostino, per le monache che ne fanno parte, le suore delle diverse congregazioni aggregate e i laici del mondo agostiniano. Si diffonde nei cinque continenti ed è tradotto in varie lingue, viene eseguito in svariate versioni e si moltiplicano esecuzioni e video nei cinque continenti. E oggi, per rendere omaggio all’agostiniano Leone XIV, lo cantano religiose, sacerdoti e altri gruppi che vengono ricevuti in udienza. E quando la melodia si leva nelle sale del Palazzo Apostolico anche il Pontefice, che padre Antonio ha incontrato durante l'udienza generale del 5 novembre scorso, ne intona le parole.
I testi di sant’Agostino in musica
È stata la lettura delle opere di Agostino ad ispirare padre Antonio, oggi residente nella comunità agostiniana di Pavia, cui è affidata la cura pastorale della basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, dove si trovano le reliquie del santo africano. Nato il 14 aprile 1953 a Gambellara, in Veneto, padre Antonio è entrato in seminario a Loano, all’età di 10 anni. “Trascorrevo molte ore al pianoforte, ho imparato a suonarlo da autodidatta” spiega ai media vaticani, aggiungendo di avere appreso qualcosa “da un padre che veniva da Milano, ogni tanto, a farci lezioni di musica”. Intorno ai 13 anni mette mano all’organo e comincia a leggere spartiti, a interessarsi ai grandi musicisti, ad imparare armonie. Frequenta il liceo classico a Pavia quando si cimenta nella composizione. La passione per la musica lo accompagna in noviziato, a Viterbo, e negli anni del professorio, ancora a Pavia; poi, gli studi di patristica gli consentono di conoscere di più sant’Agostino spingendolo a trovare melodie e armonie per le sue pagine più intense.
“Quando ero al Collegio Santa Monica, la mia stanza si trovava accanto alla cappella e spesso andavo lì a suonare. È un dono dello Spirito”, confida il religioso che conserva ancora la prima stesura di Tardi t’amai. “Mi ero accorto che Agostino non era molto noto, non era proprio un santo che attirava la devozione dei fedeli, e mi sembrava che il modo migliore per divulgarlo fosse la musica - prosegue - mi piacevano in particolare alcune sue preghiere, quelle contenute nelle Confessioni, soprattutto, nel libro decimo. Lì dove scrive riguardo a Dio: “Ma che amo, quando amo te? Non una bellezza corporea, né una grazia temporale: non lo splendore della luce, … non le dolci melodie delle cantilene d'ogni tono, non la fragranza dei fiori, degli unguenti e degli aromi, non la manna e il miele, non le membra accette agli amplessi della carne. Nulla di tutto ciò amo, quando amo il mio Dio. Eppure amo una sorta di luce e voce e odore e cibo e amplesso nell'amare il mio Dio: la luce, la voce, l'odore, il cibo, l'amplesso dell'uomo interiore che è in me, ove splende alla mia anima una luce non avvolta dallo spazio, ove risuona una voce non travolta dal tempo, ove olezza un profumo non disperso dal vento, ov'è colto un sapore non attenuato dalla voracità, ove si annoda una stretta non interrotta dalla sazietà. Ciò amo, quando amo il mio Dio”. “I testi li rielaboravo quando avevo l’ispirazione giusta”, rammenta padre Antonio andando con la memoria indietro nel tempo. I suoi momenti più produttivi nella notte. “Nella mia testa sento prima la musica, poi metto tutto su carta, successivamente provo ad eseguire il tutto. Devo sentire che quello che ho pensato è l'abito giusto per il testo”.
La prima incisione
Nel 1985 Tardi t’amai viene incisa nella capitale, in musicassetta, nell’omonima raccolta, con il sottotitolo La strada di un ritorno, che include altri dieci brani con testi di sant’Agostino, fra i quali In unità, dedicato alla Regola e alla prima raccomandazione del vescovo di Ippona ai suoi monaci: vivere insieme, unanimi, e avere “unità di mente e di cuore protesi verso Dio”. “Tardi t’amai si cantava a Pavia, a Genova, a Milano, a Firenze, a Roma” ricorda padre Antonio. In Italia i frati lo imparano ben presto nelle diverse comunità agostiniane, poi quelle note varcano i confini della Penisola. E così al religioso arrivano traduzioni in varie lingue e cd da diversi Paesi del mondo.
I compact disc
Ancora le Confessioni e i Soliloqui, a Pavia, suggeriscono a padre Antonio altri canti e nel 1992 viene pubblicata la raccolta Mendicante di luce, che include pure Tardi t’amai. Dieci anni più tardi, l’agostiniano - dal 1998 al 2003 custode del Sacrario Apostolico e priore della comunità agostiniana della Sacrestia Pontificia - realizza il suo primo cd, Piccola creatura. Agostino in cammino verso Dio, incentrato sulla conversione dell’ipponate, apertosi alla fede cattolica dopo avere imboccato la strada dell’umiltà. Nella presentazione delle partiture, accompagnate da testi agostiniani e guide all’ascolto, il religioso scrive che “Agostino prima che filosofo, è un mistico, un poeta, un cantore entusiasta di Dio e della bellezza che a lui si accompagna” e che “molte sue pagine sono intense e vibranti preghiere”, le quali “obbligano a pensare, a rientrare” in sé stessi, “a cercare Dio”. Messe in musica facilitano l’introspezione interiore.
Nei nuovi mezzi di diffusione
Dopo Piccola creatura, raccolta donata a Giovanni Paolo II, la produzione musicale di padre Antonio prosegue con Nel tuo silenzio, Pellegrini dell’eterno e poi Uomo, con testi dedicati a Gesù Cristo, composti a Firenze, contemplando il Crocifisso di Michelangelo, custodito nella sacrestia della Basilica di Santo Spirito, luogo di culto affidato alla cura pastorale dei religiosi agostiniani. Ma tanti altri canti fanno parte del “repertorio Baldoni”. Quelli incisi sono una sessantina, diversi altri sono reperibili anche su You Tube, nel canale della Basilica di San Pietro in Cielo d’Oro, come Il sogno di Rachele sulla guerra di Gaza, Pellegrini di speranza, I colori della pace, I passi di Dio.
Il successo di “Tardi t’amai”
E sono numerosi gli inediti. “Io penso che la musica sia uno strumento importante perché se non sempre si ricordano i testi di volumi e libri, quelli musicali restano più impressi”, considera padre Antonio, convinto che attraverso la musica, con le note, la melodia e l’armonia, è più facile far conoscere gli scritti di Sant’Agostino, ed è più semplice, poi, meditarli. Insomma “il canto è un formidabile strumento di divulgazione”, perché, “attraverso le note è più facile che il messaggio penetri nel cuore e che vi rimanga”. “Ad esempio, con Tardi t’amai, in tanti adesso conoscono a memoria una pagina delle Confessioni”. Proprio la “hit agostiniana” ha spinto diversi laici e religiosi a cercare il suo autore per conoscerlo e chiedergli di posare per una foto ricordo. “L’ultima volta che sono stato al Collegio Santa Monica, alcuni professi e padri studenti che non conosco hanno voluto scattarsi un’istantanea con me. Insomma, qualcosa è accaduto con questo canto”, riflette padre Antonio pensando a quelle poche note eseguite in innumerevoli circostanze e che all’organo, di tanto in tanto, varia, cambiando l’impostazione armonica. Ma ogni volta che il suono si espande “la gente si ferma e canta”. “Se da una parte questo mi inorgoglisce, riconosco però che tutto è dono di Dio. Mi sono convinto che io ho prestato la mano e la mente, ma chi ha fatto è un Altro” confessa il religioso, che ipotizza sia il contrappunto tra ritornello e strofa il motivo del successo di “Tardi t’amai”.
Sant’Agostino insegna che l’Amore è tutto
Padre Antonio ama anche pubblicare in quaderni proprie riflessioni su sant’Agostino e approfondimenti sulle sue opere. Uno di questi, I sentieri spirituali dell'uomo, lo ha portato in dono al confratello Leone XIV, lo scorso novembre. Tra i testi del vescovo di Ippona messi in musica, al religioso è più caro il Commento alla Lettera di San Giovanni, nel quale si legge: “Ama e fa' ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell'amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene” (7,8). Da qui è nato il testo musicato recentemente L'Amore è tutto. Desiderio di padre Antonio è che i giovani possano impararlo, perché abbiano la consapevolezza che l’Amore è il volto di Dio e, come scrive sant’Agostino, “ha i piedi, che conducono alla Chiesa; ha le mani, che donano ai poveri; ha gli occhi, coi quali si viene a conoscere colui che è nel bisogno” (7,10).
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