Il VI congresso mondiale dell'associazione dei salesiani cooperatori a Sacrofano Il VI congresso mondiale dell'associazione dei salesiani cooperatori a Sacrofano

I salesiani cooperatori a congresso: "Essere lievito per essere fecondi”

Si svolge fino a domenica 10 maggio, a Sacrofano, nei pressi di Roma, il VI appuntamento mondiale dell'associazione, occasione unica per discernere insieme le priorità e le strategie per il prossimo sessennio

Francesco Ricupero - Città del Vaticano

“Essere lievito per essere fecondi” è il motto che guiderà i lavori del VI congresso mondiale dell’associazione dei salesiani cooperatori, in corso fino a domenica 10 maggio presso il centro “Fraterna Domus” di Sacrofano, nei pressi di Roma. Questa realtà viva e dinamica rappresenta il terzo grande ramo della famiglia salesiana, nato dall'intuito profetico di san Giovanni Bosco. “Il nostro appuntamento – spiega ai media vaticani, Antonio Boccia, coordinatore mondiale dell'associazione – è un’occasione particolare, direi privilegiata, per discernere insieme, sotto la guida dello Spirito Santo, le priorità e le strategie che ci permetteranno di vivere con rinnovato slancio la missione apostolica dei salesiani cooperatori, in fedeltà al progetto di vita apostolica e in comunione con tutta la famiglia salesiana". Oggi, si contano poco più di 27.000 membri presenti in 102 nazioni, organizzati sul territorio in 11 regioni geografiche che coprono i cinque continenti. "La nostra missione - prosegue Boccia - è la stessa di don Bosco: dedicare la vita alla salvezza della gioventù, specialmente quella più povera e in pericolo. Viviamo questa vocazione nelle ordinarie condizioni della nostra vita – come genitori, professionisti, cittadini impegnati – portando il lievito del carisma salesiano in ogni ambiente. Nei miei viaggi nei cinque continenti ho potuto toccare con mano la bellezza di questa famiglia globale. Pur parlando lingue diverse e vivendo in contesti culturali lontani, siamo uniti da un profondo spirito di corresponsabilità e da un nuovo slancio missionario”.

L'intuito di don Bosco

Sebbene la fondazione ufficiale risalga al 9 maggio 1876, la storia dell’associazione inizia molto prima, nel 1841, quando don Bosco cominciò a radunare i giovani abbandonati di Torino. “Egli - aggiunge Boccia - comprese fin da subito di aver bisogno di tutti e si circondò di collaboratori laici, uomini e donne, nobili e gente del popolo, che ne condividevano lo slancio apostolico". Questi "salesiani esterni", come li chiamava don Bosco, furono "il germe della nostra associazione", ricorda ancora il coordinatore mondiale, 64 anni, di Torre Annunziata, sposato e padre tre figli: Giuseppe, Carolina (che ha scelto la vita consacrata come Figlia di Maria Ausiliatrice) e Vincenzo. “Il mio legame con don Bosco – ricorda Boccia - affonda le radici nella mia giovinezza. Fin da ragazzino ho frequentato l'oratorio salesiano della mia città, un ambiente accogliente e vivace che è diventato presto la mia seconda casa. È lì che, quasi 46 anni fa, ho pronunciato il mio sì, comprendendo che potevo vivere pienamente lo spirito di don Bosco anche da laico. Da allora, la vocazione salesiana ha accompagnato ogni passo importante della mia vita, dalla famiglia al lavoro, dimostrando che la nostra missione non è separata dalla quotidianità, ma si realizza proprio in essa". Il cammino preparatorio del consiglio mondiale dell’associazione ha previsto un crescendo di spunti e iniziative significative. In particolare, "in questi ultimi tre anni - sottolinea il salesiano cooperatore - abbiamo riscoperto le nostre radici e il carisma originale di don Bosco, abbiamo riflettuto sulla Promessa che fonda la nostra scelta vocazionale e, ora, stiamo vivendo un tempo di rilancio".

Agenti di cambiamento positivo

Il tema scelto per il congresso, "Essere lievito per essere fecondi", racchiude "la nostra vocazione nel mondo di oggi. Come il lievito, siamo chiamati a essere una presenza che trasforma, capace di fermentare tutta la pasta e portare nuova vitalità nei nostri ambienti, con coraggio e perseveranza. Vogliamo rispondere con fedeltà creativa alle sfide complesse del nostro tempo, consapevoli che la nostra fecondità non si misura dai numeri o dal successo esteriore, ma dalla capacità di generare vita, infondere speranza e diffondere gioia, nello stile inconfondibile di don Bosco". "In un mondo in rapida trasformazione, i salesiani cooperatori - conclude Boccia - continuano a essere una forza viva, testimoni di una fede incarnata e di una carità operosa. Siamo chiamati a essere agenti di cambiamento positivo, veri fermenti di bene nelle nostre famiglie, nei luoghi di lavoro e nelle periferie esistenziali". Nel corso dei lavori, i circa 400 salesiani cooperatori, insieme a loro delegati da parte dei salesiani di don Bosco e delle figlie di Maria Ausiliatrice, provenienti da tutto il mondo, celebreranno sabato 9 maggio i 150 anni dell’associazione.

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08 maggio 2026, 09:00