Striscia di Gaza, in coda per il cibo Striscia di Gaza, in coda per il cibo

Gaza, padre Romanelli: il Papa ci incoraggia ad avere speranza

Il parroco della Sacra Famiglia racconta il messaggio di vicinanza ricevuto da Leone XIV e ai media vaticani spiega come le parole del Santo Padre siano sempre uno stimolo “ad andare avanti e a fare del bene”

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

Pace per la Palestina, pace per Israele, conversione e grazia per tutti. Leone XIV ha affidato la sua speranza che si arrivi ad una reale pacificazione ad un messaggio inviato due giorni fa, 4 maggio, alla parrocchia di Gaza. Il parroco, padre Gabriel Romanelli, lo ha diffuso attraverso un video affidato a Instagram. “Il Papa – indica nel video Romanelli – ci ha inviato un messaggio manifestando la sua vicinanza, le sue preghiere, la sua preoccupazione per l'intera situazione, pregando giorno dopo giorno per la fine della guerra a Gaza, per la parrocchia, per tutta la gente del posto, affinché il Signore conceda ciò che le preghiere del successore di San Pietro, oggi Leone XIV, implorano per il mondo: pace per la Palestina, pace per Israele, conversione e grazia per tutti”.

Ascolta padre Gabriel Romanelli

Il messaggio del Papa

Il Papa, spiega poi Romanelli ai media vaticani, “lunedì scorso ci ha inviato un messaggio scritto”, un testo in cui Leone XIV manifesta “la sua vicinanza” al popolo palestinese, anche per tutte le difficoltà che si vivono nella consegna degli aiuti umanitari, e che fanno “soffrire le persone che sono qui in parrocchia e tantissimi altri”. Il Papa, quindi, indica Romanelli “sempre ci dà la benedizione e sempre ci incoraggia ad avere speranza. La situazione continua a essere molto delicata in tutta la Striscia di Gaza e quindi le parole del Santo Padre, la sua preghiera e con lui la preghiera di tutta la Chiesa e di tante persone in tutto il mondo che vogliono la pace sempre ci incoraggia a continuare a andare avanti a fare del bene”.

Padre Gabriel Romanelli
Padre Gabriel Romanelli

La preghiera per la pace

Nel descrivere la situazione a Gaza, Romanelli indica poi che “il cessate il fuoco che è incominciato ad ottobre ha migliorato un po’ la situazione, nel senso che non ci sono bombardamenti a tappeto, però comunque ci sono persone che muoiono, che vengono uccise” e finora, sono state “più di 800”. Manca inoltre tantissimo, prosegue il religioso, “l’aiuto umanitario, l'acqua, l'elettricità, le cose ordinarie per la vita e la speranza che questo vada a migliorare”. In questo contesto così grave, quindi, è la conclusione di padre Romanelli, “ringraziamo il Santo Padre sempre per la sua vicinanza e tutte le persone del mondo che pregano per la pace per Palestina, in Israele e soprattutto per la fine della guerra in questa parte della Palestina che è Gaza”.

L'allarme di Ocha

Secondo il report del primo maggio, di Ocha, l'ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, nei primi quattro mesi del 2026 è stato assicurato “poco più del 10% dei finanziamenti necessari per garantire operazioni umanitarie cruciali quest'anno”. Inoltre, si legge, “le restrizioni all'ingresso di generatori, olio motore e pezzi di ricambio stanno provocando guasti diffusi ai sistemi, riducendo i servizi sanitari e igienico-sanitari, la rimozione delle macerie e la mobilità delle squadre umanitarie”. La maggior parte della popolazione della Striscia di Gaza “rimane sfollata, vive in alloggi precari ed è esposta a crescenti rischi per la salute pubblica legati a parassiti e roditori, nonché a continui scioperi, bombardamenti e sparatorie”. Le persone “rimangono in gran parte confinate in meno della metà di Gaza, impossibilitate ad accedere ad altre parti dei Territori Palestinesi Occupati, in particolare la Cisgiordania, o a viaggiare all'estero, ad eccezione del ristretto numero di pazienti autorizzati all'evacuazione medica e dei loro accompagnatori”. L’allarme è altissimo, l’Ocha avverte che si è vicini ad rapido collasso dei servizi essenziali dovuti ai “continui ritardi nell'ingresso di olio lubrificante e pezzi di ricambio per i generatori”. I possibili guasti irreversibili a “centinaia di generatori, pozzi d'acqua, impianti di desalinizzazione, stazioni di pompaggio e flotte di autocisterne” potrebbero far cessare la produzione e il trasporto di acqua potabile, ciò che farebbe aumentare “il rischio di emergenze sanitarie e focolai epidemici”.

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06 maggio 2026, 13:04