Lucca, tre secoli di fede e storia in mostra
Maria Milvia Morciano - Città del Vaticano
Tre secoli di storia religiosa, civile e culturale scorrono nelle sale del Palazzo delle Esposizioni della Fondazione Banca del Monte di Lucca. Qui, la mostra «Trame di storia, segni di fede. L’Arcidiocesi di Lucca dal 1726 al 2026» ripercorre la vicenda dell’Arcidiocesi lucchese attraverso documenti d’archivio, opere di oreficeria sacra, tessuti liturgici e testimonianze materiali che restituiscono il rapporto profondo tra la Chiesa e il territorio. L’esposizione, aperta fino al 13 giugno, si inserisce nelle celebrazioni per i trecento anni dell’elevazione della diocesi di Lucca ad Arcidiocesi, avvenuta nel 1726.
L’inaugurazione si è svolta il 7 maggio scorso alla presenza dell’arcivescovo di Lucca, mons. Paolo Giulietti, insieme ad Andrea Palestini, presidente della Fondazione Banca del Monte di Lucca, e a don Marcello Brunini, direttore dell’Archivio Storico Diocesano e curatore della mostra. Accanto al percorso espositivo, anche un intervento dello storico Matteo Giuli, docente all’Università di Pisa, dedicato alle implicazioni politiche e territoriali del passaggio da diocesi ad Arcidiocesi.
Gli arcivescovi e la storia lucchese
Curata da don Brunini, la mostra legge la storia dell’Arcidiocesi come parte integrante della costruzione dell’identità lucchese. L’elevazione del 1726 emerge così non soltanto come un mutamento istituzionale, ma come l’avvio di una nuova stagione pastorale e culturale che attraversa il territorio fino all’età contemporanea.
Il percorso si apre con la cronotassi dei ventidue arcivescovi che hanno guidato la Chiesa di Lucca dal Settecento a oggi. Emergono figure molto diverse tra loro: l’erudito Giovanni Domenico Mansi, celebre per gli studi sui concili ecclesiastici; Filippo Sardi, impegnato nella difficile stagione napoleonica; Antonio Torrini, alla guida della diocesi negli anni della Seconda guerra mondiale; ed Enrico Bartoletti, protagonista della stagione conciliare e postconciliare italiana. Ritratti, stemmi, pastorali, anelli e paramenti liturgici permettono anche di seguire la qualità della manifattura lucchese, soprattutto nella lavorazione dei tessuti e dell’oro.
Documenti, devozione e memoria
La seconda parte dell’esposizione si concentra sulla vita concreta dell’Arcidiocesi: la devozione ottocentesca, la costruzione del Seminario di Monte San Quirico, le ferite della guerra, le esperienze missionarie e la partecipazione degli arcivescovi lucchesi agli ultimi concili ecumenici. Documenti, lettere, oggetti personali e materiali d’archivio costruiscono così un racconto che supera la sola dimensione ecclesiastica e restituisce il legame continuo tra istituzioni religiose e società civile.
Il Volto Santo presenza costante
Uno dei nuclei più significativi della mostra riguarda il Volto Santo, simbolo religioso e identitario della città. Per l’occasione è stata infatti rimontata ed esposta, dopo oltre un secolo, la lampada d’oro realizzata nel 1836 come ex voto collettivo della cittadinanza al crocifisso, per lo scampato pericolo dell’epidemia di colera del 1835. Accanto all’opera, i documenti provenienti dall’Archivio Storico Diocesano ne ricostruiscono la genesi, mostrando il coinvolgimento diretto della popolazione lucchese nella realizzazione del manufatto.
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