Monsignor Ramón Castro Castro, presidente della Conferenza episcopale messicana Monsignor Ramón Castro Castro, presidente della Conferenza episcopale messicana

Messico, il messaggio di pace della Chiesa contro il narcotraffico

In occasione della Giornata mondiale contro l'abuso e il traffico illecito di droga che si celebra il 26 giugno, il presidente della Conferenza episcopale messicana monsignor Ramón Castro Castro illustra il progetto pastorale della Chiesa locale per restituire speranza al Paese

Giordano Contu – Città del Vaticano

Il narcotraffico cerca di spegnere la speranza ma la Chiesa gli oppone un progetto di pace unico nel suo genere. Il Messico è oggi tra i Paesi più segnati dalla violenza delle organizzazioni criminali: si contano fino a 100 omicidi al giorno e oltre 135.000 desaparecidos. Una tragedia umana che rappresenta una delle principali emergenze pastorali dell’episcopato messicano.

I giovani le prime vittime dei cartelli

"La violenza dei cartelli si alimenta attraverso sofisticati sistemi di reclutamento. Uno dei più diffusi passa attraverso internet e i social network, dove vengono pubblicati annunci di lavoro apparentemente regolari. Giovani in cerca di un impiego per sostenere le proprie famiglie rispondono a queste offerte e finiscono nelle mani delle organizzazioni criminali", spiega ai media vaticani monsignor Ramón Castro Castro, presidente della Conferenza episcopale messicana (Cem). "Il reclutamento avviene anche attraverso il rapimento. Una volta sequestrati, i giovani sono costretti a collaborare sotto minaccia di ritorsioni contro le loro famiglie. Purtroppo, la loro vita media è di appena sei o sette anni". Il presule racconta una vicenda drammatica. «Una madre era fuggita con due figli dalle violenze nello Stato di Guerrero e si era trasferita a Morelos. Il figlio diciottenne, non riuscendo a trovare lavoro, iniziò a spacciare droga. Un giorno l’organizzazione gli chiese di uccidere una persona. Il ragazzo si confidò con la madre e rifiutò l’ordine. Pochi giorni dopo scomparve. Tre giorni più tardi, la madre ricevette la testa del figlio a casa".

Monsignor Ramón Castro Castro, presidente della Conferenza Episcopale Messicana
Monsignor Ramón Castro Castro, presidente della Conferenza Episcopale Messicana

Una ferocia che non risparmia nessuno

I cartelli messicani generano circa 10,6 miliardi di euro l’anno dal traffico di cocaina, eroina e metanfetamine (World Drug Report 2025). L’impatto economico della violenza nel Paese latinoamericano è stimato in circa 192,5 miliardi di euro, pari all’11% del PIL (Mexico Peace Index 2026). Il sistema del narcotraffico è una rete di organizzazioni che controllano territori, rotte di traffico e valichi verso gli Stati Uniti. La violenza colpisce la maggior parte degli Stati federali, ma le aree più pericolose (Michoacán, Guerrero, Tamaulipas, Jalisco e Sinaloa) sono quelle contese tra cartelli, attivi anche nel traffico di migranti. "I ragazzi si trovano in prima linea nei conflitti tra organizzazioni criminali e spesso finiscono per uccidere o essere uccisi. Negli ultimi anni sono stati scoperti campi di addestramento in cui vengono sottoposti a lavaggio del cervello e addestrati. Alcuni di questi siti si sono rivelati persino campi di sterminio per persone scomparse", denuncia il vescovo.

Fedeli e clero locale in occasione della Giornata mondiale contro il narcotraffico
Fedeli e clero locale in occasione della Giornata mondiale contro il narcotraffico

La risposta pastorale della Chiesa

Il fenomeno produce non solo morte, ma paura e disgregazione sociale. Nello Stato di Morelos in pochi anni 5.000 negozi hanno chiuso perché costretti a pagare due cartelli rivali, che impongono ai commercianti un “diritto di protezione” mensile. Chi rifiuta rischia aggressioni, incendi o l’uccisione di familiari. La violenza dei cartelli ha segnato profondamente la Chiesa messicana. Il 20 giugno 2022, a Cerocahui, nello Stato di Chihuahua, i gesuiti Javier Campos Morales e Joaquín César Mora Salazar furono uccisi durante una guerra fra cartelli. Il delitto rappresentò un punto di svolta. All’epoca segretario generale CEM, monsignor Castro avviò una risposta pastorale senza precedenti, che coinvolse l’episcopato messicano, la Provincia dei Gesuiti, la Confederazione dei Superiori Maggiori Religiosi del Messico e il laicato organizzato. Prese così forma il “Nucleo per la Pace”, che promosse organizzò il primo Congresso Nazionale per la Pace a Puebla, e l’Agenda Nazionale per la Pace. Inoltre, in occasione delle ultime elezioni federali, il presidente della Repubblica Claudia Sheinbaum e 500 tra governatori e sindaci hanno sottoscritto l’Accordo per la Pace promosso dalla Chiesa.

La Chiesa messicana in prima linea contro il narcotraffico
La Chiesa messicana in prima linea contro il narcotraffico

Il male non prevarrà

È un traguardo importante in un Paese in cui "in diversi casi si parla apertamente di narco-governi. I cartelli finanziano campagne elettorali e, una volta eletti i candidati, pretendono in cambio favori e controllo sulle istituzioni", denuncia il vescovo.  Per monsignor Castro, la risposta alla crisi deve partire anzitutto dalla sensibilizzazione della popolazione. "Non abituatevi alla violenza", aveva ammonito Papa Francesco durante il suo viaggio apostolico in Messico nel 2016. Accanto alla formazione delle coscienze, il vescovo sottolinea l’importanza delle mobilitazioni pubbliche per la pace. In occasione della Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di droga (26 giugno), la Chiesa messicana rilancia un messaggio alla luce del Vangelo: "La speranza si traduce in responsabilità concreta. Il male non ha l’ultima parola. La pace non è un ideale astratto, ma un’opera comunitaria che richiede l’impegno di tutti", conclude il presule. Dove il narcotraffico semina paura, il Vangelo genera artigiani di pace.

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26 giugno 2026, 12:55