Il vescovo Mariano Crociata, presidente della Comece Il vescovo Mariano Crociata, presidente della Comece 

Migranti, Comece: preoccupazione per il nuovo regolamento Ue sui rimpatri

Il Parlamento europeo ha approvato oggi il nuovo regolamento rimpatri: 418 sì, 218 no, 30 astenuti. Preoccupazione della Comece che in una nota firmata dal presidente, monsignor Crociata, dice: rispettare sempre la dignità umana, i diritti fondamentali, il diritto d'asilo e di tutela dell'unità familiare, oltre che promuovere la protezione dei più vulnerabili

Vatican News

La Commissione delle conferenze episcopali dell'Unione europea (Comece), "prende atto della votazione odierna del Parlamento europeo che approva il nuovo regolamento sui rimpatri" e tuttavia sottolinea la profonda preoccupazione "per alcuni aspetti del nuovo quadro normativo che rischiano di indebolire l'effettiva tutela dei diritti fondamentali e della dignità delle persone vulnerabili".

Il voto sui rimpatri al Parlamento europeo 

Il Parlamento europeo, riunito in seduta plenaria a Strasburgo, ha dato il via libera oggi al regolamento rimpatri con con 418 voti a favore, 218 contro e 30 astenuti. Il testo è passato con il supporto di tutte le forze di destra e centrodestra dell'Eurocamera, ossia Popolari (Ppe), Conservatori (Ecr), Patrioti (Ppe) e Sovranisti (Ecr), più alcuni eurodeputati di centrosinistra. La riforma della politica Ue in materia di rimpatri, già concordata in via provvisoria tra Parlamento e Consiglio, prevede nuovi obblighi di cooperazione per i cittadini di Paesi terzi destinatari di una decisione di rimpatrio, e autorizza il trattenimento fino a 24 mesi, prorogabile in casi specifici. Le nuove regole rafforzano inoltre il riconoscimento reciproco delle decisioni di rimpatrio tra i paesi Ue e la possibilità di utilizzare 'hub di rimpatrio' situati in paesi terzi al di fuori dell’Ue.

I motivi di allarme della Comece

Nelo specifico, a mettere in allarme i vescovi della Comece sono "l'ampliamento della detenzione, le limitazioni ai rimedi e ai ricorsi effettivi e la crescente esternalizzazione delle responsabilità verso paesi terzi sollevano seri interrogativi etici e umanitari". Lo si legge in una dichiarazione del presidente dell'organismo ecclesiale europeo, monsignor Mariano Crociata.

La migrazione non è questione di procedure e statistiche

"La migrazione - dice ancora il testo - non è semplicemente una questione di procedure, statistiche o gestione delle frontiere. Riguarda esseri umani: donne, uomini e bambini, ognuno dei quali possiede una dignità inviolabile che deve rimanere al centro di ogni decisione politica". Crociata ricorda poi la recente visita di Papa Leone XIV alle Isole Canarie proprio sul tema dei migranti, nel corso della quale il Pontefice ha ribadito che non si può "rimanere indifferenti nei confronti di coloro che periscono in mare, cadono vittime della tratta di esseri umani o sono costretti a fuggire dalla guerra, dalla violenza, dalla persecuzione, dalla fame o
dal degrado ambientale", anche perché "potrebbero fare parte della nostra famiglia".

L'appello dei vescovi: rispettare la dignità umana

A questo proposito la Comece "rinnova pertanto il suo appello affinché le politiche in materia di migrazione e asilo rimangano saldamente ancorate al rispetto della dignità umana, dei diritti fondamentali, del diritto di chiedere asilo, della tutela dell'unità familiare e di una particolare attenzione ai più vulnerabili. Sicurezza e solidarietà non sono principi contrapposti; devono procedere di pari passo".

Affrontare le cause profonde delle migrazioni

Inoltre, si legge ancora nel testo della Comece, che si unsisce all'appello di Papa Leone XIV alla comunità internazionale: "I Paesi di origine, di transito e di destinazione condividono tutti la responsabilità di affrontare le cause profonde che costringono le persone a migrare e di proteggere coloro che sono in movimento".

Il diritto di partire, ma anche di rimanere

Ogni persona ha non solo il diritto di chiedere protezione quando la sua vita è minacciata, ma anche il diritto di non essere costretta a lasciare la propria patria a causa di guerra, persecuzione, povertà, corruzione o collasso ambientale. Il voto odierno riguarda più della semplice politica migratoria. Solleva una questione più ampia sul tipo di Europa che vogliamo costruire. In questo momento decisivo, l'Europa è chiamata non a rinunciare ai suoi valori fondanti, ma a riaffermarli con coraggio, saggezza e umanità".

Il 18 giugno veglia di preghiera promossa da Sant'Egidio

Intanto, alla vigilia della Giornata mondiale del rifugiato, che si celebra il 20 giugno, la Comunità di Sant'Egidio promuove la veglia "Morire di Speranza", organizzata insieme alle altre associazioni impegnate nell'accoglienza e nell'integrazione delle persone fuggite da guerre o da situazioni insostenibili nei loro Paesi (Associazione Centro Astalli, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Acli, Scalabrini International Migration Network, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Acse). La veglia si terrà a Roma, nella basilica di Santa Maria in Trastevere e in piazza, domani 18 giugno, alle 18.30. Qui "verranno ricordate le 77mila persone, tra morti accertate e dispersi, che hanno perso la vita dal 1990 a oggi nel mare Mediterraneo o nelle altre rotte, via terra, dell'immigrazione verso l'Europa. Negli ultimi cinque anni il 28,8% è rappresentato da donne e bambini", afferma Sant'Egidio.

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17 giugno 2026, 14:46