Presentato il progetto di riproduzione della Bibbia di Aquileia
Vatican News
“Non soltanto conservare un manufatto antico di straordinario pregio, ma custodire e trasmettere una memoria simbolica che continua ancora oggi a interrogare il presente”, perché ancora oggi “la Bibbia non appare come un monumento del passato, ma come un testo che continua a parlare dell’umano contemporaneo, delle sue paure, delle sue mancanze e del suo desiderio”. Per monsignor Dario Edoardo Viganò, vicecancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, sta in questo l’essenza del progetto presentato ieri, 19 giugno, nella Basilica di Aquileia, nel corso di un evento al quale l’esponente pontificio ha offerto un suo intervento.
Il progetto
Si tratta di una iniziativa promossa dalla Fondazione Scriptorium Foroiuliense Ets, per la riproduzione facsimilare dei cinque volumi della Bibbia di Aquileia – manoscritto antecedente al 1356, conservato nel Tesoro del Duomo di Gorizia – con una tiratura di sei copie per volume destinate a biblioteche e musei internazionali, tra cui il Museo della Bibbia di Washington e la Biblioteca del Congresso del Paraguay. A essere presentato ieri è stato il primo volume di un progetto che unisce cultura, spiritualità, antiche tecniche artigianali e solidarietà. Gli altri volumi sono previsti in pubblicazione uno all’anno fino al 2031, mentre la digitalizzazione della Bibbia di Aquileia sarà garantita per almeno 500 anni grazie alla collaborazione con NetApp.
Viganò: nella Bibbia il dna culturale dell’Occidente
Durante la presentazione il presidente della Fondazione, Roberto Giurano, ha illustrato le fasi del lavoro e spiegato in particolare quello svolto dagli amanuensi e le loro tecniche. Tra gli altri interventi, quello di monsignor Viganò ha fatto riferimento alla “lezione” di Northrop Frye, ricordando come nella sua opera Il grande codice. Bibbia e letteratura il critico letterario canadese fosse convinto che la Bibbia non potesse "essere ridotta a semplice documento religioso, venendo piuttosto a costituire la struttura immaginativa profonda della cultura occidentale”. È su questo grande codice, ha affermato il vicecancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, che “l’Occidente ha imparato a raccontare il tempo e il conflitto, la caduta e l’esilio, la redenzione e il desiderio di giustizia e persino l’attesa del futuro”. E dunque, ha concluso, “in un’epoca attraversata dalla smemoratezza e dalla frammentazione, il testo biblico continua a ricordarci che una civiltà sopravvive finché riesce a trasmettere i propri racconti fondamentali”.
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