Il dramma delle haitiane incinte immigrate Il dramma delle haitiane incinte immigrate

Il dramma delle mamme haitiane, migranti e invisibili

Nella Repubblica Dominicana molte donne immigrate irregolari provenienti da Haiti preferiscono partorire in luoghi insalubri e senza assistenza per paura di essere scoperte e rimpatriate. Il dolore di monsignor Pierre-André Dumas, vice presidente della Conferenza episcopale haitiana: "È una situazione che supera qualsiasi sensibilità umana. È una grave ferita alla dignità. Nessuna persona dovrebbe essere tagliata fuori dall’assistenza medica"

Federico Piana - Città del Vaticano

Tra la polvere di uno scantinato, Monique è riversa su un sudicio materasso. Il suo volto è provato ma i suoi occhi sono raggianti: tra le braccia stringe un fagottino che strilla come un ossesso. E meno male: vuol dire che è vivo. Monique è un nome di fantasia ma la sua storia no. È quella di un’immigrata haitiana di trent’anni che, per sfuggire alla violenza delle gang e alla profonda crisi economica che hanno fatto sprofondare il suo Paese nella disperazione più nera, lo scorso anno ha deciso di varcare il confine della Repubblica Dominicana. Quel fagottino che strilla e strepita ha ancora le palpebre chiuse e a penzoloni il cordone ombelicale. A  raccontarcelo è la stessa mamma che chiede di mantenere l’anonimato.

Vite clandestine

Monique di andare a partorire in una struttura sanitaria dominicana non ci ha lontanamente nemmeno pensato. Non ha i documenti in regola e, di questi tempi, si rischia l’espulsione.  Monique, allora, non ha perso tempo: quando le doglie si sono fatte più incalzanti ed il tempo era arrivato ha deciso di dare alla luce il suo bambino nella clandestinità. Come stanno facendo molte donne haitiane.

Arresti e rimpatri

Padre Germain Clerveau dirige il Service jésuite aux migrants - Solidarité fwontalye-Haïti, l’organizzazione dei gesuiti che nelle zone di confine tra Haiti e Repubblica Dominicana si occupa di dare sostegno a migranti, rimpatriati e sfollati interni. La situazione la conosce molto bene: «Numerose testimonianze — rivela ai media vaticani — riportano casi di arresti di donne incinte negli ospedali, nei pressi dei centri sanitari o persino nelle loro abitazioni. Alcune donne vengono espulse immediatamente dopo il parto, altre vengono talvolta separate dai propri cari o dal neonato prima di essere rimpatriate ad Haiti».  Proprio ciò che Monique ha voluto evitare, anche correndo il rischio di perdere il bambino. E la sua stessa vita.

Scantinati e degrado

Non è infrequente che negli scantinati, negli alloggi di fortuna, nelle stanze sovraffollate, nelle baracche senza elettricità, senza acqua potabile e prive di condizioni igieniche sufficienti, il parto possa risolversi in una tragedia, con emorragie, infezioni, nascite premature e decessi. «Secondo le informazioni raccolte dal nostro Service jésuite aux migrants, già alcune madri ed alcuni bambini sono morti in queste condizioni drammatiche». Nessuno, per ora, conosce il numero esatto di quei decessi anche perché nessuno trova la forza di denunciarli: le donne come Monique vengono aiutate da ostetriche improvvisate, da parenti, da vicini di casa o da altre migranti che mai si sognerebbero di rivolgersi alle autorità. Secondo i dati del Riess, il Deposito di informazioni e statistiche del servizio sanitario nazionale, citati anche dalla stampa internazionale, in breve tempo, i parti delle donne haitiane negli ospedali dominicani sono diminuiti di circa il 60%.

Dignità ferita

«Come può accadere una cosa del genere?» si chiede monsignor Pierre-André Dumas, vescovo haitiano di Anse-à-Veau-Miragoâne e vice presidente della Conferenza episcopale di Haiti. Che ribadisce con forza come il dolore di quelle donne immigrate nella Repubblica Dominicana sia anche il dolore dei vescovi del suo Paese: «La Conferenza episcopale vive ciò che sta accadendo con profonda preoccupazione. È una situazione che supera qualsiasi sensibilità umana. È una grave ferita alla dignità e noi come Chiesa dobbiamo difendere la vita dall’inizio alla fine: nessuna persona dovrebbe essere tagliata fuori dall’assistenza medica». 

Risposta umanitaria

Alcune donne haitiane come Monique vorrebbero ottenere un visto o cambiare status ma per ora il governo non offre agli immigrati haitiani la possibilità di regolarizzare la propria posizione.  Ed è per questo che padre Clerveau ritiene che occorra al più presto «una risposta umanitaria urgente ed il rispetto dei principi fondamentali dei diritti umani, in particolare il diritto alla salute, alla tutela della maternità, alla dignità e alla non discriminazione per tutte le donne, indipendentemente dal loro status migratorio e dalla loro nazionalità». 

Bilanciamento dei diritti

 Nella Repubblica Dominicana gli immigrati haitiani rappresentano il 70% di tutti gli immigrati presenti nella nazione, 535.000 secondo i dati delle Nazioni Unite riferiti al 2024.  Una pressione imponente che non può essere ignorata e che dà il diritto al governo dominicano, spiega monsignor Dumas, di regolare le proprie frontiere e di applicare le proprie leggi migratorie: «Questo era stato già stato affermato dalla Conferenza episcopale dominicana nel lontano 2004. Ma questo diritto va bilanciato con il dovere di rispettare sempre la dignità umana ed i diritti fondamentali. La preoccupazione dei vescovi non è dunque il principio della regolazione ma sono le conseguenze umanitarie che possono derivare dall’applicazione di questo principio».

Garantire le cure

«In base alle informazioni di cui siamo venuti in possesso, le operazioni di controllo dell’immigrazione comportano la presenza regolare delle forze di sicurezza all’interno di molte strutture sanitarie ed i controlli avvengono anche dopo la prestazione delle cure».  Parola di padre Clerveau che con il suo team del Service jésuite aux migrants  non molla e promette di continuare ad impegnarsi affinché l’accesso all’assistenza sanitaria materna sia garantito senza timore di arresto o espulsioni.

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25 giugno 2026, 13:29