Bolivia, la "speranza" dei vescovi dopo l'avvio del dialogo fra governo e lavoratori
Giovanni Zavatta - Città del Vaticano
Dopo oltre quaranta giorni di proteste e blocchi stradali – che hanno provocato carenza di cibo, carburante e ossigeno medicale nonché vittime, arresti e perdite economiche stimate in 2,76 miliardi di dollari – l’avvio ieri, 17 giugno, di una trattativa fra il presidente Rodrigo Paz Pereira e i rappresentanti della Confederazione dei lavoratori ha riportato in Bolivia la speranza di raggiungere con il dialogo una soluzione alla grave crisi sociale.
Un "segnale positivo" dopo 40 giorni di sofferenza
La Conferenza episcopale, in un comunicato, ha espresso "speranza" e soddisfazione per l’istituzione dello spazio di confronto tra il Governo e i movimenti sindacali dopo settimane di “sofferenza, incertezza e difficoltà per migliaia di famiglie nel nostro Paese”. I vescovi considerano questo passo “un segnale positivo e un'opportunità per riunirci come fratelli e sorelle, convinti che un dialogo sincero e rispettoso sia la via più appropriata per trovare soluzioni ai problemi che affliggono la nostra società”. Dall’episcopato viene l’esortazione a tutte le parti ad agire con “responsabilità, apertura e disponibilità” a raggiungere un accordo, “anteponendo il bene comune, la difesa della vita, la pace sociale e il rispetto della dignità di ogni persona a qualsiasi interesse particolare”. Non a caso nel comunicato viene citato il versetto biblico di Filippesi, 2, 4: “Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri”. I presuli inoltre invitano i fedeli e l'intera popolazione ad accompagnare questo processo con la preghiera, chiedendo al Signore il dono della saggezza e dell'armonia per coloro che partecipano all’incontro, affinché “illumini i cuori e rafforzi l'impegno a costruire una Bolivia riconciliata, fraterna e solidale”.
La trattativa con operai e contadini
All’incontro, oltre al presidente Paz Pereira, erano presenti otto ministri del governo, il leader della Central Obrera Boliviana (Cob), il minatore Mario Argollo, e un'ampia delegazione di rappresentanti sindacali. “Oggi segna l'inizio di uno spazio di riconciliazione per realizzare ciò che la Costituzione impone, vivere bene”, ha detto il capo dello Stato: “Vivere bene non significa blocchi, non significa farsi del male a vicenda, vuol dire cercare il dialogo e ricostruire la fiducia”. La Cob ha presentato al governo un documento con una serie di richieste per "pacificare il Paese", a cui le autorità hanno risposto con l’apertura della trattativa. “Dobbiamo capire perché la gente è arrabbiata e perché non si è potuta identificare con le nostre massime autorità statali”, ha detto Argollo, precisando che per andare avanti con il confronto “la cosa più importante” è il rilascio dei manifestanti arrestati durante i blocchi stradali e il rispetto dei diritti sindacali. A guidare le proteste, cominciate il 6 maggio, sono state la Central Obrera Boliviana e la Federazione dei contadini di La Paz che hanno chiesto l'annullamento o la modifica di decreti e leggi riguardanti il settore recentemente approvati.
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