I giovani ucraini accolti nell'ambito del progetto di Caritas italiana 'È più bello insieme' I giovani ucraini accolti nell'ambito del progetto di Caritas italiana 'È più bello insieme'

Da Caritas Italiana l'estate che restituisce normalità ai giovani ucraini

Tra attività, gite e momenti di incontro, torna, dal nord al sud d’Italia, il progetto di accoglienza 'È più bello insieme' per circa 400 tra minori e accompagnatori provenienti dall’Ucraina. L’iniziativa, sostenuta anche dalla Conferenza episcopale italiana, offre una pausa dai traumi della guerra e la possibilità di costruire nuovi legami

Iris Venuto - Città del Vaticano

Lo sguardo spensierato, le partite di pallavolo e i giochi sulla sabbia. Al rumore delle sirene si sostituisce quello del mare, e tra i ricordi della guerra si affacciano i primi sorrisi. Sono gli assaggi di una quotidianità che, da quattro anni, per i bambini ucraini è divenuta estranea. Uno scorcio di normalità ritrovata grazie al progetto di accoglienza estiva “È più bello insieme”, promosso da Caritas Italiana e sostenuto dalla Cei. Giunta alla quinta edizione, l’iniziativa si rinnova anche quest’anno con il coinvolgimento di circa 400 tra minori e accompagnatori provenienti dall’Ucraina, ospitati durante il periodo estivo in dieci diocesi italiane.

I ragazzi ucraini arrivati in Italia con il progetto di Caritas italiana 'È più bello insieme'
I ragazzi ucraini arrivati in Italia con il progetto di Caritas italiana 'È più bello insieme'

Due settimane di gite e giochi

“Il progetto è nato subito dopo lo scoppio del conflitto, il 24 febbraio 2022, per offrire ai bambini attimi di tregua durante le vacanze estive e farli respirare un’aria di pace, speranza e tranquillità”, spiega ai media vaticani Lorena Colantuono, operatrice di Caritas Italiana. Da nord a sud della penisola, il progetto si articola attraverso una rete sempre più ampia di realtà ecclesiali e associative sul territorio, che “elaborano un programma di due settimane in cui sono previsti giochi, visite e gite in montagna o al mare”, aggiunge Colantuono. Un’esperienza resa possibile grazie all’impegno di “un’intera comunità che si fa carico delle attività e dell’accoglienza dei ragazzi: dai comuni ai volontari, fino alle parrocchie”, con l’obiettivo di tessere relazioni autentiche tra chi accoglie e chi viene accolto.

Ascolta l'intervista con Lorena Colantuono

Un varco tra i traumi della guerra

Prendersi cura di vittime di guerra richiede accortezza e sensibilità, ma anche la capacità di intercettare i segni di ferite interiori. Un rumore improvviso, o il suono di un’ambulanza, può riaprire squarci nella memoria e riportare alla mente il suono delle sirene nella notte. “Nel periodo in cui i ragazzi sono in Italia cerchiamo di farli vivere nel presente. Se emergono dei traumi, li accompagniamo attraverso le attività che proponiamo, cercando però di non concentrare il progetto sulla drammaticità del conflitto”, spiega l’operatrice. Così, dopo la timidezza e i silenzi iniziali, si fanno spazio segnali di apertura e il desiderio di ritrovare frammenti di normalità. Oltre alle attività, ampio rilievo è dedicato all’incontro con i coetanei del luogo, con i quali i ragazzi ucraini intrecciano relazioni, condividono giochi, ma anche le esperienze della guerra. “L’obiettivo è che non sia solo un centro vacanze, ma anche un’occasione di incontro e conoscenza con coetanei italiani. In questi giorni nei loro volti si legge la spensieratezza: ieri al mare a giocare tra sabbia e acqua, oggi i tuffi al fiume”, racconta Giampiero Gelindi, direttore di Caritas Imola.

I giovani ucraini in gita
I giovani ucraini in gita

Legami duraturi oltre la parentesi estiva

La maggior parte dei partecipanti proviene dall’Ucraina orientale, dalle città di Zaporizhzhia, Dnipro, Kharkiv, Kherson e Mykolaiv. “Quasi tutti non hanno mai visto nulla del genere. È la loro prima esperienza in un campo estivo e in un Paese straniero. Tutto questo per loro rappresenta un mondo nuovo”, racconta Olha Sytnik, responsabile di Caritas Ucraina. Un’opportunità preziosa per sperimentare il senso di comunità e la possibilità di costruire nuovi legami, dopo quelli tranciati dal conflitto: “Da oltre quattro anni vivono nel caos e in questa situazione terribile. Per questo è importante che possano trascorrere un po’ di tempo in un altro Paese, dormire senza il rumore degli allarmi e fare nuove amicizie”. Seppur momentaneo, il progetto punta a offrire una finestra di quiete da cui tornare a guardare il mondo con gratitudine e leggerezza, al riparo dai traumi e dalla paura. L’iniziativa, però, non intende esaurirsi nel breve intervallo di una vacanza estiva, ma mira a consolidare solide e concrete relazioni nel tempo, per creare un ponte diretto con Caritas Ucraina e favorire così uno scambio reciproco e duraturo di ospitalità.

Le tappe dell'ospitalità da nord a sud

La prima tappa del percorso di accoglienza dell'edizione 2026 è in Emilia-Romagna, dove 50 bambini sono ospitati dal 21 giugno al 4 luglio dalle diocesi di Faenza-Modigliana, Ravenna-Cervia e Imola. Il progetto poi prosegue in Campania: dall’1 al 15 luglio, nella diocesi di Aversa, 100 tra bambini e accompagnatori vivranno giornate di gioco, riposo, incontro e condivisione. Nello stesso periodo la diocesi di Capua aprirà le porte a 50 minori e la diocesi di Teggiano-Policastro ad altri 50. Dal 5 al 16 luglio, all’iniziativa si aggiungerà anche la diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, che accoglierà ulteriori 50 ragazzi. Sarà rinnovata anche quest’anno la partecipazione delle Acli del Piemonte, che dal 17 al 26 luglio ospiteranno 50 bambini.

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25 giugno 2026, 15:16