Santa Maria degli Angeli, quando un Santuario custodisce le origini
Maria Milvia Morciano - Città del Vaticano
Il 6 agosto Papa Leone XIV sarà nella Basilica di Santa Maria degli Angeli per incontrare i giovani riuniti ad Assisi nell’VIII centenario del Transito di san Francesco e celebrare la Messa.
Chi entra nella vastità delle sue navate difficilmente si aspetta ciò che trova al centro. Dopo l’ampiezza dello spazio, la successione delle campate e la luce che scende dalla grande cupola, lo sguardo si posa su una costruzione semplice e umile. Non è una cappella né un monumento commemorativo: è una vera chiesa, edificata molti secoli prima della Basilica che oggi la racchiude. È la Porziuncola, il cuore del santuario e uno dei luoghi più significativi della storia francescana. Qui il rapporto tra contenitore e contenuto si rovescia: non è la piccola chiesa a trovare posto nella Basilica, ma è quest'ultima a essere stata progettata per custodire la piccola cappella. Un rapporto architettonico inconsueto, che ha consentito di conservare il luogo delle origini senza separarlo dalla vita del santuario.
Dove tutto ebbe inizio
Prima della Basilica e delle folle di pellegrini, nella pianura ai piedi di Assisi sorgeva una piccola chiesa dedicata proprio a Santa Maria degli Angeli. Si trovava fuori dalle mura della città, tra il monte Subasio e la valle, in un paesaggio di boschi e campi nel quale erano presenti anche modesti insediamenti religiosi. Era costruita con la pietra del luogo: un’unica aula conclusa da una piccola abside, lunga appena sette metri e larga quattro. Il suo nome, Portiuncula, significa “piccola porzione” e indicava probabilmente la limitata parte di terreno sulla quale sorgeva: un nome rimasto legato a un luogo destinato ad assumere una dimensione universale.
Quando Francesco vi giunse, la chiesa dipendeva dai benedettini del monte Subasio ed era in condizioni di abbandono. Egli la riparò con le proprie mani, dopo avere ascoltato davanti al Crocifisso di San Damiano l’invito a restaurare la casa di Dio. Ma fu proprio in quel piccolo edificio, lontano dalle mura di Assisi e aperto sulla pianura, che la ricostruzione materiale acquistò un altro significato. Durante la lettura del Vangelo comprese di dover vivere nella povertà, senza possessi, annunciando la pace. Alla Porziuncola si raccolsero i primi compagni; da qui partirono verso luoghi sempre più lontani. Qui fu accolta anche Chiara, nella notte in cui lasciò la casa paterna. La piccola porzione di terra divenne così il punto da cui il francescanesimo cominciò a estendersi nel mondo.
Un luogo che divenne meta di pellegrinaggio
Alla Porziuncola Francesco tornò nei momenti decisivi della propria vita. Qui ottenne quello che sarebbe passato alla storia come il Perdono di Assisi, l’indulgenza che ancora oggi richiama pellegrini da tutto il mondo; qui si svolsero i grandi Capitoli dell’Ordine, compreso il celebre “Capitolo delle stuoie”, quando migliaia di frati si riunirono attorno alla piccola chiesa.
Poco distante, nell’infermeria del convento oggi ricordata come Cappella del Transito, Francesco concluse la propria esistenza il 3 ottobre 1226. Nel volgere di pochi decenni la Porziuncola non era più soltanto il luogo delle origini francescane: era diventata una meta di pellegrinaggio sempre più frequentata, un punto di riferimento per un movimento ormai diffuso in tutta Europa.
Proprio questa crescente affluenza avrebbe posto, alcuni secoli più tardi, un problema nuovo: come proteggere il luogo senza alterarne l’identità?
Quando la piccola chiesa non bastò più
Nel Cinquecento quel problema non poteva più essere rinviato. La Porziuncola era troppo piccola per il numero crescente di frati e pellegrini che raggiungevano la pianura di Assisi. Non si trattava soltanto di accogliere le folle, ma di proteggere un insieme di luoghi ormai inseparabili dalla vicenda di Francesco: la piccola chiesa, la Cappella del Transito, il Roseto e gli spazi del primo insediamento francescano. Nel 1569, per volontà di Papa Pio V e del vescovo Filippo Geri, ebbe così inizio la costruzione della grande Basilica di Santa Maria degli Angeli, affidata al progetto di Galeazzo Alessi e portata a compimento, dopo un cantiere lungo e complesso, soltanto nel 1679.
La nuova architettura doveva rispondere a un’esigenza apparentemente contraddittoria: ampliare senza sostituire, accogliere senza cancellare. La costruzione comportò la demolizione di alcuni edifici annessi alla Porziuncola e del convento più antico, ma lasciò intatto il nucleo al quale l’intero progetto doveva il proprio significato. Alessi concepì un edificio di rigorosa semplicità strutturale, vicino ai principi dell’architettura religiosa successiva al Concilio di Trento e coerente, almeno nelle intenzioni, con l’ideale francescano di povertà. Le dimensioni erano grandiose; la decorazione, invece, rimaneva concentrata soprattutto nelle cappelle laterali. Al centro, sotto la cupola, continuava a esserci la piccola chiesa di pietra.
L’architettura che arretra
La basilica, a croce latina, si estende per 126 metri di lunghezza e 65 di larghezza. Tre navate, grandi cappelle laterali, transetti, presbiterio e cupola costruiscono uno spazio capace di accogliere il pellegrinaggio e di ordinare il movimento delle folle. Eppure l’intero edificio continua a dipendere, visivamente e storicamente, dalla presenza della Porziuncola. Collocata nella navata centrale, direttamente sotto la cupola, la piccola chiesa sembra sorgere dalla terra e rimane, nella sua semplicità, immediatamente riconoscibile rispetto all’architettura che la circonda. La differenza di scala è radicale: da una parte la vastità della Basilica cinquecentesca, dall’altra un’aula di pochi metri quadrati, quasi una stanza. Proprio questa sproporzione rende leggibile il significato del santuario. La nuova costruzione non assorbe l’edificio precedente e non ne dissimula l’antichità. La Porziuncola resta isolata, visibile da ogni lato, con le sue murature, la piccola abside e la facciata rivolta verso la navata. La monumentalità di Santa Maria degli Angeli acquista così una funzione precisa: conduce verso un luogo che conserva una proporzione diversa, legata alla vita dei primi frati e alla forma ancora nascente dell’esperienza francescana.
Custodire il luogo delle origini
Santa Maria degli Angeli mostra quanto complessa possa essere la conservazione di un luogo storico. La costruzione della Basilica comportò demolizioni, modifiche e la perdita di parte dell’insediamento precedente; al tempo stesso garantì la sopravvivenza della Porziuncola, della Cappella del Transito e degli altri spazi legati alla presenza di Francesco. Ciò che resta, al centro della navata, è quindi una testimonianza materiale sottoposta per secoli a devozione, restauri e continui flussi di visitatori. All’interno della Porziuncola, la piccola abside conserva la pala dipinta nel 1393 da Ilario da Viterbo con la storia del Perdono di Assisi; all’esterno, immagini e iscrizioni aggiunte nel tempo raccontano il progressivo riconoscimento della sua importanza.
Una Basilica per una piccola chiesa
Chi oggi entra nella Basilica compie dunque lo stesso movimento imposto dall’architettura: dalla vastità della navata alla misura minima della Porziuncola, dalla solennità del santuario alla chiesa che Francesco riparò con le proprie mani. Dopo oltre quattro secoli, Santa Maria degli Angeli continua a esistere in funzione di quella piccola costruzione. Tutto il resto - le navate, le cappelle, la cupola, la facciata monumentale - esiste per ricondurre lo sguardo al punto della pianura dal quale il francescanesimo cominciò il proprio cammino.
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