La Guaira, i palazzi distrutti dal terremoto del 24 giugno La Guaira, i palazzi distrutti dal terremoto del 24 giugno

Venezuela, don Pagniello: Caritas italiana in aiuto della popolazione colpita dal sisma

A quasi due mesi dal terremoto che ha devastato la nazione del Sud America, i soccorritori continuano a scavare tra le macerie alla ricerca dei corpi delle vittime. Secondo l'ultimo bilancio ufficiale, il numero dei morti è salito a 6.301 mentre i dispersi, solo a La Guaira, l'epicentro, sarebbero 1.400. Si è intanto conclusa una missione di Caritas italiana per portare conforto. Il direttore: siamo andati per ascoltare le necessità e sostenere collaborando

Federico Piana - Città del Vaticano

A La Guaira si continua ancora a scavare. Nella città portuale venezuelana adagiata lungo la costa del Mar Caraibico, le squadre di soccorso non hanno ancora gettato la spugna. Sotto quei cumuli immensi di detriti dei palazzi spezzati in due come grissini dalla doppia scossa di terremoto di magnitudo 7.5 del 26 giugno scorso — che proprio in quella zona di turismo e spiagge rinomate ha trovato il suo epicentro — potrebbero esserci altri corpi. Tanti. Proprio ieri, il presidente dell’Assemblea nazionale, Jorge Rodríguez, ha annunciato che il bilancio delle vittime è salito a 6.301 morti. Il 3 agosto erano 6.125: 176 vittime in più in appena otto giorni non sono poche. E fanno comprendere come le operazioni di scavo, che stanno continuando anche in tutta l’area di Caracas devastata dalle scosse, non siano vane.

Contesto cambiato

Certo, è radicalmente cambiato il contesto. Se nelle prime 72 ore dalla tragedia si cercavano sopravvissuti, ora le speranze di trovare qualcuno in vita sotto le macerie sono quasi pari a zero. Ma c’è la questione dei dispersi a cui dare risposta, che nella comunicazione ufficiale di ieri Rodríguez ha definito “persone non rintracciate”. Ufficialmente, solo a la Guaira, sarebbero 1.400: potrebbero essere state portate in salvo in ospedali o centri d’accoglienza senza essere identificate. Oppure giacere sotto quei detriti. Continuare a scavare rimane una priorità.

Dolore immenso

Per le strade di La Guaira anche don Marco Pagniello si è reso conto che la situazione rimane drammatica. Il direttore di Caritas italiana ha guidato una delegazione dell’organizzazione ecclesiale che, dal 3 agosto fino a ieri,  ha incontrato famiglie, parrocchie, volontari e comunità spingendosi fino a La Silsa, uno dei quartieri più popolari di Caracas. «Abbiamo visto intere costruzioni distrutte che hanno portato via la vita ad intere famiglie» racconta. Quello che la delegazione si è trovato davanti è un dolore immenso  che Caritas italiana vuole contribuire a lenire: «Noi siamo andati lì non solo per stringerci e dare conforto alla Chiesa locale ma anche per ascoltare le necessità di quella gente e, in collaborazione con Caritas Venezuela, trovare il modo per aiutare».

Le macerie degli edifici distrutti a La Guaira
Le macerie degli edifici distrutti a La Guaira   (ANSA)

Bisogni impellenti

Dati recenti del governo hanno rivelato che oltre 73.000 persone hanno avuto bisogno di cure ospedaliere mentre l’Unicef, il Fondo delle Nazioni unite per l’infanzia, continua a calcolare che la popolazione bisognosa di aiuto umanitario abbia toccato quota 1,8 milioni, dei quali 680.000 bambini.

Ascolta l'intervista a don Marco Pagniello

Emergenza abitativa e sanitaria

Insieme alla crisi abitativa, con oltre 10.000 abitazioni ad alto rischio e praticamente inagibili  in tutto il Paese, quella sanitaria  rimane una delle più stringenti priorità. In un dettagliato rapporto, l’Organizzazione mondiale della sanità ha segnalato seri problemi all’accesso negli ospedali, alla disponibilità dei farmaci e del materiale medico, al reperimento del sangue per i servizi trasfusionali, all’assistenza materno infantile e alla continuità delle cure, soprattutto per i pazienti più gravi.

Colletta d'amore

«Lo scorso 26 luglio — ricorda don Pagniello — la Chiesa italiana ha indetto, in tutte le comunità, una colletta nazionale. E con le risorse raccolte andremo a finanziare in Venezuela attività di aiuto e sostegno». La missione di Caritas italiana a La Guaira e a Caracas ha avuto l’obiettivo di identificare le necessità sulle quali intervenire concretamente. «Lo faremo insieme alla comunità ecclesiale locale dando forza a quelle iniziative che loro vorranno portare avanti. Alcune di queste riguardano l’assistenza umanitaria. In questo senso, ad esempio, c’è un progetto per contrastare la malnutrizione dei minori che questo terremoto ha reso ancora di più vulnerabili».

Minori soli

I bambini rimasti orfani dopo il sisma hanno colpito molto don Pagniello e Caritas italiana. «Vorremmo sostenerli — dice il sacerdote — favorendo il loro inserimento nelle scuole, prima di tutto in quelle cattoliche che sono molto numerose. E questo potremmo farlo dando una mano alle congregazioni religiose presenti in Venezuela». Accanto a questo, il religioso pensa all’inserimento nel mondo del lavoro di chi non trova più sbocchi occupazionali. «Si tratta di mettere in atto una sorta di percorso che  possa condurre all’auto-imprenditorialità in grado di far ritrovare la dignità di un lavoro che affranchi dall’assistenzialismo»

Ritrovare il lavoro

In tutto il Venezuela, il terremoto ha cancellato, in un solo colpo, migliaia di posti di lavoro. Anche se non ci sono ancora dati specifici, il Programma alimentare mondiale dell’Onu ha calcolato che nei mercati locali esistono gravi problemi di funzionamento mettendo a rischio la catena di approvvigionamento dei beni di prima necessità. «Piccole aziende agricole, commercio informale e lavoro giornaliero sono stati fortemente colpiti» ha scritto l’organizzazione. E se i negozi, i  mercati e le  attività produttive non ripartiranno, le famiglie faranno fatica a riprendere la loro autonomia economica essenziale per la sopravvivenza.

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12 agosto 2026, 14:19