Donne afghane in burqa camminano lungo una strada di Kandahar (Sanaullah Seiam/Afp) Donne afghane in burqa camminano lungo una strada di Kandahar (Sanaullah Seiam/Afp)

Afghanistan, un appello per i diritti delle donne che vivono nell'oppressione

Testimonianze di resistenza e libertà raccolte nel volume di Angela Iantosca, presentato in conferenza stampa al Senato. La voce di una sopravvissuta: "In alcuni momenti mi scordo che c’era un giorno in cui anche io non potevo scegliere come vestirmi, quando uscire, con chi e quando tornare, a cosa pensare. Non potevo ridere"

Beatrice Guarrera - Roma

«Da persona che ha vissuto nella violenza per tanti anni, e per fortuna sono riuscita ad uscirne, oggi voglio parlare di libertà, che a volte può costarti le persone che ami, la tua terra, tua madre». Con la voce incrinata dall’emozione, Waheeda, una donna afghana, ha portato oggi, giovedì 12 febbraio, la sua testimonianza a Roma nella sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica italiana. Una testimonianza di resistenza, ma anche un grido di aiuto per le tante donne che in Afghanistan sono state private di quasi tutti i diritti fondamentali, in seguito al 15 agosto 2021 quando i talebani hanno ripreso il controllo del Paese. Alcune di loro sono raccontate nel libro di Angela Iantosca "Donne. Resistenza. Libertà.  Storie di ventuno afghane in lotta per la vita" (Paoline, Milano 2026, 248 pagine), presentato oggi a Palazzo Madama. 

In guerra contro le donne

«In alcuni momenti — racconta Waheeda — mi scordo che c’era un giorno in cui anche io non potevo scegliere come vestirmi, quando uscire, con chi e quando tornare, a cosa pensare, ridere. Non avevo il diritto di ridere, perché quando ridevo mio padre e mio fratello si arrabbiavano con me». Ora, da persona libera, il suo appello è per «le donne che soffrono della stessa violenza». «Le donne afghane non hanno i diritti basilari di un essere umano. Questa è una guerra verso le donne, è una guerra verso l’umanità». L’Afghanistan «è un Paese in grave difficoltà — spiega Livia Maurizi, direttrice di Nove caring humans, che opera da anni in Afghanistan e che ha fornito supporto alle protagoniste del  libro —. Nella gravissima crisi umanitaria il nostro intervento ora è per supportare la popolazione locale, soprattutto le donne».

La conferenza stampa al Senato
La conferenza stampa al Senato

L'associazione "Neda"

Tra i progetti portati avanti anche quelli di imprenditoria femminile. In Italia, invece, è stata fondata l’associazione “Neda”, che in dari significa “voce”. «Vogliamo usarla — si legge sul sito www.nedaproject.com — per denunciare l’oppressione che subiscono le donne afghane, per far riconoscere l’apartheid di genere come crimine contro l’umanità e per affrontare le sfide dell’inserimento e dell’accoglienza in Italia, individuare soluzioni e fornire strumenti concreti per una migliore integrazione». Nel progetto è stata coinvolta anche la giornalista Angela Iantosca, che ha accompagnato le testimoni afghane in giro per le scuole italiane, e poi ha deciso di scrivere un libro con le loro storie, mettendole in parallelo con quelle di alcune delle madri costituenti. «Hanno lottato per i diritti — continua Maurizi — e la stessa cosa, in tempi e luoghi diversi, stanno facendo ora le donne afgane. Sono donne che gridano e all’unisono: la nostra vita non è negoziabile». 

Ascolta la testimonianza di Livia Maurizi

Un mezzo di trasporto simbolico

Tra le rifugiate attive nell’associazione “Neda”, c’è anche Razia. «Le donne afghane negli ultimi venti anni hanno lavorato tanto — afferma — hanno cercato di partecipare a tutte le attività sociali, ma hanno perso tutti i diritti. Noi siamo qui per alzare le loro voci», perché si possa trovare chi si unisca a loro. L’arrivo delle donne al centro di Roma è avvenuto tramite un van che richiama il Pink Shuttle, un mezzo di trasporto tutto al femminile, lanciato da Nove caring humans prima dell’arrivo dei talebani, dal forte valore simbolico, testimoniato anche da una delle prime autiste che ha partecipato alla conferenza stampa. 

Le partecipanti alla conferenza stampa davanti al van che ricorda il Pink Shuttle
Le partecipanti alla conferenza stampa davanti al van che ricorda il Pink Shuttle
Ascolta la testimonianza di Razia

Umanità fraterna

Raccontare le storie delle donne afghane nel libro di Iantosca significa «mettere insieme tasselli importanti in questo nostro voler costruire un'umanità fraterna, un'umanità all'insegna dell'accoglienza, della solidarietà», ha affermato suor Mariangela Tassielli, direttrice editoriale delle Edizioni Paoline. Le vite raccolte nel volume, secondo l’autrice Angela Iantosca, possono «dare nuova linfa» ai lettori, perché a 80 anni dalla Costituzione si è dimenticata «la fatica della conquista dei diritti». «Queste donne hanno in sé la consapevolezza di diritti negati e perduti, ma hanno la chiara consapevolezza di meritare questi diritti in quanto esseri umani e  — conclude — possono ridarci quella grinta e quella forza per lottare tutti insieme per un’uguaglianza che riguarda appunto qualsiasi categoria, nessuno escluso». 

Ascolta l'intervista ad Angela Iantosca

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12 febbraio 2026, 14:09