Ucraina, bombardamento russo sulle case di Druzkhivka nel Donetsk Ucraina, bombardamento russo sulle case di Druzkhivka nel Donetsk

La crisi del diritto umanitario provoca 100 mila morti l’anno

L’ultimo rapporto della Geneva Academy of International Humanitarian Law and Human Rights denuncia il collasso delle norme che regolano i conflitti armati. L’indagine evidenzia un aumento drammatico delle vittime civili, con violenze diffuse, crimini di guerra e un’impunità sempre più conclamata in diversi scenari globali

Stefano Leszczynski – Città del Vaticano

Negli ultimi 18 mesi oltre 100.000 civili sono stati uccisi nei conflitti armati in corso nel mondo. La gravità e la diffusione delle violazioni, unite all’assenza di azioni internazionali coordinate per prevenirle, hanno portato gli analisti dell’Academy dell’Università di Ginevra a concludere che il diritto internazionale umanitario si trova in un momento estremamente critico. Torture, violenze sessuali e attacchi deliberati contro popolazioni inermi avvengono spesso senza conseguenze per i responsabili.

I conflitti più devastanti

Il monitoraggio di quanto accade nei teatri di guerra dispersi per il mondo, avviene attraverso la piattaforma chiamata War Watch, attraverso la quale l’Academy, con rilevazioni periodiche, sistematizza i dati raccolti nei diversi Paesi. Tra le situazioni più gravi Gaza si conferma al primo posto. La guerra iniziata dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 ha provocato un enorme numero di vittime civili, tra le quali spiccano oltre 18.500 bambini e circa 12.400 donne, mentre la popolazione totale della Striscia è diminuita di oltre il 10%. Anche in Ucraina le vittime civili sono aumentate: nel 2025 sono state 2.514, con un forte incremento rispetto agli anni precedenti. Molti attacchi hanno colpito infrastrutture e servizi essenziali. Anche la violenza sessuale è stata documentata in quasi tutti i conflitti analizzati e appare sistematica nella Repubblica Democratica del Congo e in Sudan.

Cresce l’investimento sulle armi

Con l’obiettivo di fornire una chiave di lettura alle realtà complesse che sottostanno a tutte le guerre, gli analisti dell’Accademia per il diritto umanitario internazionale imputano alla mancanza di volontà politica dei governi la crescita abnorme delle vittime civili dei conflitti. Una visione condivisa anche da Francesco Vignarca, coordinatore delle campagne della Rete italiana pace e disarmo: “Oggi gli Stati stanno sempre più investendo risorse nell'aumento della militarizzazione, alimentando di fatto le guerre in corso e smentendo proprio empiricamente l'idea che se vuoi essere più sicuro devi armarti di più”.

Ascolta l'intervista a Francesco Vignarca

Meno soldi per aiuti umanitari e cooperazione

Recentemente le Nazioni Unite hanno diffuso un report che confronta l'aumento delle spese militari globali rispetto al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Al momento solo un quinto di questi obiettivi è sulla buona strada per essere realizzato entro il 2030 e la carenza delle risorse finanziarie per implementare l’Agenda 2030 è di circa 4mila miliardi di dollari all'anno, che potrebbero diventare 6400 entro il 2030. “Al contrario, - nota Vignarca - l'aumento delle spese militari previsto nel prossimo decennio sarebbe di 6600 miliardi, cioè due volte e mezzo di quello che abbiamo oggi e cinque volte rispetto a quello che abbiamo avuto alla fine della Guerra fredda”.

Il problema dell’impunità

Le Convenzioni di Ginevra del 1949 obbligano tutti i Paesi a rispettare e far rispettare le regole del diritto umanitario. Tuttavia, lo studio della Geneva Academy evidenzia un crescente divario tra gli impegni presi dagli Stati e ciò che accade realmente nei conflitti. I processi per crimini di guerra restano rari e spesso difficili da portare avanti. Il portale War Watch analizzando i 23 conflitti armati in corso nel mondo tra luglio 2024 e la fine del 2025,  smentisce la narrazione secondo la quale si è messo fine a diversi conflitti negli ultimi anni. “Con sempre maggiore frequenza i decisori politici rigettano di proposito ogni tentativo di controllo sul rispetto delle norme internazionali”, sottolinea Francesco Vignarca, che concorda con le conclusioni dell’Accademia dell’Università di Ginevra: “È un atteggiamento pericoloso per il sistema giuridico internazionale, perché se si distrugge ogni parvenza di diritto poi non ci sarà più nulla su cui misurare il futuro”. Sgretolare le norme che sono uscite dalla Seconda guerra mondiale rischia, insomma, di creare un vuoto che sarà d’impedimento in qualsiasi ricerca di una pace giusta e duratura. “Termini – aggiunge Vignarca - che rischiano di diventare aggettivazioni prive di significato perché non avremmo più degli elementi per definire ciò che è giusto o sbagliato, tenendo conto che la pace è sempre qualcosa che si ottiene con un percorso sempre perfettibile”.

Le possibili soluzioni

Gli autori dello studio ginevrino propongono alcune misure per ridurre le violazioni del diritto umanitario e dei diritti umani nei contesti di guerra, tra cui: bloccare la vendita di armi quando c’è il rischio che vengano usate contro i civili; vietare l’uso di armi imprecise nelle aree abitate; limitare l’impiego di droni e sistemi di intelligenza artificiale contro obiettivi civili; rafforzare il ruolo della Corte Penale Internazionale. “Bisogna tornare a un concetto di umanità, - conclude Francesco Vignarca -  puntando su concetti come quello enunciato da Leone XIV di una ‘pace disarmata e disarmante’, sulla cooperazione tra i popoli e la protezione delle popolazioni”. Conclusioni che ricalcano quelle dei ricercatori di Ginevra: senza interventi concreti il diritto internazionale umanitario rischia di perdere la sua efficacia, con conseguenze sempre più gravi per le popolazioni civili coinvolte nei conflitti.

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04 febbraio 2026, 12:00