Marcello Silvestri durante una visita a Radio Vaticana nel 2023 per il suo libro "Sapienza antica, arte contemporanea" Marcello Silvestri durante una visita a Radio Vaticana nel 2023 per il suo libro "Sapienza antica, arte contemporanea" 

La materia e il colore per raccontare Dio

L’opera del mistico dell’arte Marcello Silvestri protagonista del documentario “L’uomo di polvere e sabbia” della regista Lia Beltrami e Andrea Franceschini

Rosario Tronnolone - Città del Vaticano

Il talento di un artista consiste nel trasformare l’invisibile in forma. È quanto appare evidente nelle opere di Marcello Silvestri, artista veronese d’origine e maremmano d’adozione, che dalla terra e dalle Sacre Scritture trae l’ispirazione per le sue opere, tutte caratterizzate da forte pastosità materica, da colori vivaci e privi di ambiguità, e da una evidente religiosità. Nel documentario “L’uomo di polvere e sabbia” di Lia Beltrami e Andrea Franceschini si coglie come la Bibbia nutra costantemente l’opera di Silvestri: è chiara sulla terra l’impronta del Dio creatore, ma accanto all’invito alla meraviglia, le mani dell’artista danno voce e grido alle ferite di una terra devastata dall’irresponsabilità dell’uomo. Ed ecco che l’arte diventa non solo contemplazione, ma anche denuncia, protesta e preghiera.

Ma l’opera di Silvestri non si limita a questo: il grido d’aiuto che proviene dagli alberi spezzati e dai fiumi avvelenati è lo stesso grido che resta soffocato in gola all’uomo ferito e privato di un senso ultimo, ma a quel grido risponde la luce della speranza che sa riconoscere la foresta in un seme, e nel volo degli uccelli la promessa del Cielo.

Lia Beltrami, com’è stato incontrare Marcello Silvestri?

Incontrare Marcello è una freccia che ti arriva nel cuore. L’ho incontrato alcuni anni fa, ho curato per lui una mostra, e ho portato avanti diversi progetti con lui, perché mi sono resa conto di quanto dalla sua arte e dal suo cuore poteva uscire per risvegliare tante coscienze addormentate. Io credo moltissimo nell’arte che genera un cambiamento sociale e non fine a sé stessa, e quando ho trovato Marcello, immediatamente ho sentito la voglia di raccontarlo.

Nel tuo documentario Marcello viene definito un “mistico dell’arte”.

Marcello è un mistico. Ciò che fa è prendere la materia e il colore e raccontare Dio, raccontare la Parola; raccontare la Parola incarnata attraverso la materia e il colore. Con Andrea Franceschini e Alberto Beltrami, che ha curato la colonna sonora, abbiamo cercato di raccontare quel misticismo, e così la narrazione si sviluppa su tre livelli: c’è il suo racconto, ci sono i suoi quadri, e c’è la musica che, discreta e leggera, apre quelle porte che conducono alla contemplazione.

Lui si autodefinisce un apprendista cristiano ecumenico.

Marcello ha passato tutta la sua vita, una lunga vita, al servizio: servizio nelle carceri, con i bambini abbandonati… La sua è una vita in servizio. E in questo cammino, improntato a una scelta profondamente evangelica, incontra persone di altre fedi, cristiani protestanti, cristiani anglicani, ma in tutti trova la forza della Parola, e cerca di renderla pittorica. Mi viene in mente “In principio era il Verbo”: lui prende quel primo versetto e lo trasforma in quadri e in arte.

Un aspetto fondamentale della sua arte è l’ecologia e la difesa del creato, nei confronti del quale sostiene che l’uomo dovrebbe dire non “Laudato si’, mi’ Signore”, ma “Miserere mei, Domine”.

Nella sua grande umiltà incontra papa Francesco, e l’enciclica Laudato si’ diventa fonte di ispirazione per diverse opere. Si fa mandare la cenere dell’incendio dell’Amazzonia e dipinge usando quella cenere, prende il fango delle alluvioni del Po e con quel fango da vita a un quadro. Sono quadri che devono risvegliare le coscienze, che devono toccarci dentro per aiutarci a riconoscere quanto siamo responsabili. Non è compito dell’arte dare delle risposte, ma l’arte può risvegliare le coscienze.

Il titolo del vostro documentario richiama esplicitamente l’idea della polvere.

È il miracolo della vita. Dio Padre creatore dalla polvere crea l’uomo, che ritornerà polvere nella morte, ma per passare alla vita eterna. Marcello prende la polvere e la rende protagonista della sua opera. E ritorno all’idea della sabbia: Dio conosce ognuno di noi, come granelli di sabbia, sa quanti sono, sa chi siamo, e il quadro di Marcello dedicato ad Abramo, uno di quelli che amo di più, fa sentire ciascuno di noi quel granello di sabbia sotto la volta stellata del Dio creatore. Marcello non sale in cattedra, non vuole insegnare niente a nessuno, ma si mette umilmente a servizio per colorare le parole scritte nero su bianco, e riesce ad aprire lo sguardo di chi osserva le sue opere e a farlo guardare più lontano.

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09 febbraio 2026, 14:20