Shigeru Aoki, Sia la luce, Illustrazione perl la storia dell'Antico testamento 1908 ca, olio su tavola, New Ōsaka Hotel. Shigeru Aoki, Sia la luce, Illustrazione perl la storia dell'Antico testamento 1908 ca, olio su tavola, New Ōsaka Hotel.

In un libro l’abbraccio del buio che custodisce la luce

Nel volume “La notte. Confine del giorno, porta dell’aurora”, Luigi Guglielmoni e Fausto Negri propongono una riflessione che attraversa la Scrittura, esperienza umana e cultura contemporanea. Un itinerario che invita a riscoprire la notte non come spazio da temere o da cancellare, ma come tempo in cui l’uomo ritrova il senso del limite, della fiducia e dell’attesa della luce

Maria Milvia Morciano – Città del Vaticano

Temiamo la notte. Nelle città moderne, in realtà, la notte quasi non esiste più. Il cielo urbano ha perso le stelle, sopraffatto da luci artificiali che non conoscono tregua: strade illuminate a giorno, insegne che martellano messaggi, bagliori che promettono ricchezze immediate e fugaci. L’oscurità naturale è stata progressivamente scacciata, come se il buio fosse un nemico da eliminare. Eppure la notte custodisce una verità dimenticata. Abbandonarsi al sonno significa accettare di non controllare tutto, consegnare la propria vita con fiducia. E quando lo sguardo riesce ancora a incontrare il firmamento e il lento cammino degli astri, nasce spontanea la percezione dell’infinito e della presenza di Dio, che attraversa il silenzio. È una dimensione che le nuove generazioni spesso cercano inconsapevolmente: infatti, in una società dominata dall’esposizione continua, molti giovani trovano proprio nella notte uno spazio di autenticità, talvolta fragile, talvolta disordinato, ma profondamente segnato dal bisogno di libertà, relazione e significato.

Il libro "La notte. Confine del giorno, porta dell'aurora", Luigi Guglielmoni, Fausto Negri, Cittadella editrice (2025)
Il libro "La notte. Confine del giorno, porta dell'aurora", Luigi Guglielmoni, Fausto Negri, Cittadella editrice (2025)

La notte, soglia del mistero e grembo della luce

La notte non è soltanto una pausa del tempo o una condizione atmosferica. È uno spazio simbolico e spirituale in cui l’uomo sperimenta il limite, il silenzio, l’attesa e, talvolta, l’incontro con Dio. Il volume La notte. Confine del giorno, porta dell’aurora di Luigi Guglielmoni e Fausto Negri, pubblicato da Cittadella Editrice nel 2025, affronta questa esperienza con uno sguardo ampio, addentrandosi tra Bibbia, antropologia, arte e cultura contemporanea e restituendo alla prospettiva notturna la sua densità esistenziale. Fin dalle prime pagine gli autori ricordano come la notte non sia un semplice sfondo, ma una realtà che attraversa la vita umana. Essa è "un simbolo potente, in grado di dare voce ad esperienze profonde, a pensieri opposti e a sentimenti forti". In questa ambivalenza si colloca l’intero percorso del volume: la notte come luogo di smarrimento e, insieme, come spazio generativo.


Il ritmo originario della creazione

Nel racconto della Genesi, la distinzione tra luce e tenebre inaugura l’ordine del mondo. La formula biblica "fu sera e fu mattino" suggerisce una visione del tempo nella quale la notte scandisce il ritmo del giorno. Gli autori insistono su questo dato. La notte non rappresenta un fallimento della luce, ma ne costituisce la soglia. È nella notte che maturano i processi invisibili della vita, come ricorda David Maria Turoldo: "Di notte è stata creata ogni cosa, nella oscurità del solco fermenta e germina lo stelo". Il buio appare così come un grembo, più che come una negazione. Questa prospettiva restituisce alla notte una dignità spesso trascurata nella sensibilità moderna, incline a identificare la luce con il bene e l’oscurità con la minaccia. Non è casuale che anche i momenti decisivi della storia della salvezza siano spesso collocati nella notte: la tradizione cristiana colloca la nascita di Gesù nella quiete notturna di Betlemme, mentre una stella guida i Magi nel loro cammino, segno che la luce divina può manifestarsi proprio quando il mondo sembra immerso nel buio.

Guido Reni, Crocifissione di Gesù, 1619, olio su tela, 261 x 174 cm, Galleria Estense, Modena. Una delle opere di cui si parla nel libro.
Guido Reni, Crocifissione di Gesù, 1619, olio su tela, 261 x 174 cm, Galleria Estense, Modena. Una delle opere di cui si parla nel libro.

Le notti interiori dell’uomo

Accanto alla dimensione cosmica, il libro esplora la notte come esperienza dell’animo umano. Esiste un buio esterno, ma anche uno interiore, che prende forma nelle fragilità, nei fallimenti, nelle colpe o nella perdita di orientamento spirituale. Gli autori descrivono con lucidità questa condizione ricordando che "c’è un buio esterno alla persona e ce n’è uno interno all’animo umano". La notte diventa allora una metafora delle crisi che attraversano l’esistenza. Non viene tuttavia interpretata come una condizione definitiva. Al contrario, la tradizione biblica suggerisce che il momento più oscuro precede spesso una svolta. La notte costringe l’uomo a rinunciare alle illusioni di autosufficienza e lo introduce a un confronto più autentico con la verità di sé.

Vincent van Gogh, Notte stellata, 1889, olio su tela e misura 73,7 x 92,1 cm.,  Museum of Modern Art (MoMA), New York.
Vincent van Gogh, Notte stellata, 1889, olio su tela e misura 73,7 x 92,1 cm., Museum of Modern Art (MoMA), New York.

Il riposo come atto di fiducia

Una delle intuizioni più originali del volume riguarda il valore spirituale del sonno. Dormire non è soltanto una funzione biologica, ma un gesto antropologicamente e teologicamente significativo. Nel sonno l’uomo sospende il controllo e si affida a una custodia che lo precede, quella di Dio. La tradizione biblica legge questo gesto come un segno di benedizione. Non a caso, i Salmi della notte diventano preghiere di abbandono fiducioso. Il volume sottolinea come il riposo riveli una verità spesso dimenticata: la vita non dipende interamente dall’azione umana. "Il riposare e il dormire con serenità non è solo il sintomo di salute fisica e mentale, ma anche il segno della benedizione divina", scrivono gli autori, il primo parroco e teologo e il secondo insegnante di religione. In una cultura dominata dalla produttività continua, questa riflessione assume una valenza quasi profetica. Il Vangelo stesso mostra Gesù capace di abitare la notte non solo come tempo di riposo, ma come spazio di preghiera e discernimento: trascorre ore notturne in dialogo con il Padre e, soprattutto, vive nel Getsemani la notte della prova estrema, quando l’angoscia e la solitudine diventano luogo di piena obbedienza alla volontà divina.

La notte come luogo della lotta spirituale

Non tutte le notti sono quiete. La Bibbia conserva racconti nei quali il buio diventa teatro di conflitti decisivi. Tra questi emerge la celebre lotta di Giacobbe al fiume Iabbok. Qui la notte si trasforma in uno spazio di confronto radicale con Dio e con la propria identità. Gli autori descrivono quell’episodio come un momento in cui "la luce si sposa con la tenebra, la rivelazione di Dio col mistero, l’abbraccio con la lotta, il dono con la ferita". La trasformazione spirituale non avviene senza resistenza. Giacobbe riceve una benedizione, ma porta nel corpo il segno permanente dell’incontro. È l’immagine di una fede che nasce attraverso la prova e non al di fuori di essa.

Il fascino culturale della notte

Il volume amplia lo sguardo mostrando come la notte abbia esercitato un fascino costante nella storia della cultura. Dalla mitologia antica alla poesia moderna, il buio è stato percepito come spazio di mistero, creatività e introspezione. Il silenzio notturno amplifica emozioni e interrogativi e spesso conduce l’uomo a misurarsi con l’infinito. In questa dimensione si colloca l’esperienza universale dello stupore davanti al cielo stellato. La notte ridimensiona le certezze quotidiane e restituisce alla persona la percezione del proprio limite, ma anche della propria apertura al trascendente.

L'Italia vista dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS)
L'Italia vista dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS)

La notte smarrita del mondo contemporaneo

Uno dei capitoli più attuali del libro analizza la progressiva scomparsa della notte nella società tecnologica. L’illuminazione artificiale, la connessione permanente e la cultura della prestazione hanno cancellato il ritmo naturale tra attività e riposo. Il risultato è una diffusa stanchezza esistenziale. Gli autori osservano come la civiltà contemporanea tenda a trasformare la notte in uno spazio di consumo o evasione, svuotandola della sua funzione simbolica. In questo contesto recuperare il valore del silenzio, del sonno e dell’interiorità appare come una necessità non soltanto personale, ma culturale e spirituale. In particolare, il volume dedica attenzione al mondo giovanile, evidenziando come la notte rappresenti spesso per i ragazzi il tempo del “voler essere”, contrapposto al “dover essere” del giorno: un territorio ambivalente, che può aprire alla creatività e alla ricerca di sé, ma che richiede la presenza di adulti e comunità capaci di accompagnare e orientare.


Verso la luce che nasce dal buio

Il percorso proposto dal volume La notte converge verso una convinzione centrale: la notte non è mai l’ultima parola. Nella prospettiva biblica, essa custodisce sempre una promessa di luce. Attraversare la notte significa accettare il limite e, nello stesso tempo, aprirsi alla trasformazione. In questa visione la notte non cancella la fragilità dell’uomo, ma la accompagna verso una maturazione più profonda. È il tempo in cui, spogliato delle sue difese, l’essere umano può riconoscere che la luce non nasce soltanto dall’esterno, ma germoglia anche nel cuore.
 

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05 febbraio 2026, 15:45