Riccardo Luna, Qualcosa è andato storto - Come i social network e l’intelligenza artificiale ci hanno rubato il futuro, (Milano, Solferino, 2025, pagine 200, euro 17) Riccardo Luna, Qualcosa è andato storto - Come i social network e l’intelligenza artificiale ci hanno rubato il futuro, (Milano, Solferino, 2025, pagine 200, euro 17)

Algoritmi, paura e consenso: la rete che ci ruba il futuro

Nel saggio “Qualcosa è andato storto”, Riccardo Luna analizza la metamorfosi della tecnologia digitale: da strumento di connessione e democratizzazione a dispositivo capace di alimentare paura, polarizzazione e condizionamento politico. Un cambiamento non neutrale, frutto di scelte industriali precise, che interroga anche la responsabilità etica e antropologica dell’uso dell’intelligenza artificiale

Fabio Colagrande – Città del Vaticano

All’inizio c’è una promessa tradita: una rete pensata per unire sponde lontane che, col tempo, si è trasformata in una trappola capace di mettere in pericolo il benessere dell’umanità. Qualcosa è andato storto (Solferino, 2025), l’ultimo saggio di Riccardo Luna, prende le mosse proprio da questa metamorfosi silenziosa: il passaggio della tecnologia al “lato oscuro”, che ha trasformato social network e intelligenza artificiale da strumenti di connessione in dispositivi di condizionamento psicologico, sociale e politico.

Dal web come promessa agli algoritmi dell’attenzione

Luna scrive da testimone interno. È stato tra i primi in Italia a intuire le potenzialità del web come “arma di costruzione di massa”, capace di ampliare diritti e democratizzare l’accesso al sapere. Ma il cuore del libro sta nel momento in cui quella promessa viene piegata a un altro scopo: massimizzare il tempo di permanenza degli utenti, monetizzare l’attenzione, estrarre dati. È lì che gli algoritmi smettono di essere neutrali.

Il meccanismo è noto ma inquietante: paura, rabbia e indignazione generano più coinvolgimento della riflessione; l’ansia trattiene più a lungo della serenità; il conflitto vale più della complessità. I feed - flusso di contenuti - vengono così modellati per premiare quelli più estremi e semplificati, non perché siano veri, ma perché funzionano. Il passaggio dal feed cronologico a quello algoritmico – scelta consapevole e deliberata – ha finito per alterare la percezione collettiva della realtà.

Paura, populismo e realtà distorta

Un esempio emblematico è quello della sicurezza. Mentre i dati mostrano in molti Paesi un calo dei reati, i social restituiscono l’immagine di un mondo sempre più pericoloso. Ne nasce una paura diffusa ma infondata, terreno fertile per narrazioni populiste che invocano muri, emergenze permanenti e rinunce alle libertà in cambio di protezione. Non è la realtà a produrre consenso, ma la sua rappresentazione distorta.

Luna non assolve le aziende del Big Tech. Al contrario, ne sottolinea una responsabilità precisa: questi effetti erano noti. Studi interni, ricerche indipendenti e denunce di ex dipendenti avevano già mostrato l’impatto degli algoritmi sulla salute mentale – soprattutto degli adolescenti – e sulla qualità del dibattito pubblico. Quelle evidenze sono state ignorate perché incompatibili con il modello di business. Una scelta industriale che ha ignorato l’etica.

Riccardo Luna è un giornalista italiano specializzato in innovazione tecnologica, digitale e sostenibilità, noto per essere stato il primo direttore dell'edizione italiana di Wired
Riccardo Luna è un giornalista italiano specializzato in innovazione tecnologica, digitale e sostenibilità, noto per essere stato il primo direttore dell'edizione italiana di Wired

La generazione "ansiosa"

Tra le pagine più incisive vi sono proprio quelle dedicate agli adolescenti, i primi e più fragili destinatari di questo ecosistema. I social network, scrive Luna, hanno inciso profondamente sulla costruzione dell’identità, alimentando dipendenze, ansia da prestazione, isolamento e una costante esposizione al giudizio altrui. Non è un caso che oggi siano in corso, in diverse parti del mondo, importanti procedimenti giudiziari contro aziende come Meta, Google, Apple e Microsoft, chiamate a rispondere di tutela dei minori, violazioni della privacy, pratiche anticoncorrenziali e mancato rispetto delle normative europee, a partire dal Digital Markets Act. Parallelamente, molti Paesi stanno introducendo limiti all’accesso dei minori ai social network: dall’Australia, primo caso globale con un divieto nazionale sotto i 16 anni, alla Francia e a una crescente “coalizione di volenterosi digitali” in Europa, segno di una presa di coscienza ormai difficilmente reversibile

Algoritmi e democrazia sotto pressione

Il libro collega questa deriva anche agli esiti politici più dirompenti: dalla profilazione psicologica degli elettori al caso Cambridge Analytica, fino all’uso sistematico dei social come strumenti di polarizzazione. Gli algoritmi diventano così attori centrali della vita democratica, senza alcun mandato democratico.

L’autore richiama anche le responsabilità politiche ed economiche che hanno accompagnato questa deriva. Luna descrive l’intreccio progressivo tra potere pubblico e Big Tech, in particolare negli Stati Uniti, dove piattaforme e istituzioni hanno trovato un terreno comune tra interessi geopolitici e sicurezza nazionale. Un’alleanza che ha spesso garantito alle aziende digitali una sostanziale protezione dalle conseguenze legali delle proprie scelte, favorendo al tempo stesso l’estensione dell’intelligenza artificiale dall’ambito civile a quello militare, dalla sorveglianza alla gestione automatizzata dei conflitti.

Magistero, responsabilità e questione antropologica

In questo quadro si inserisce la riflessione sul magistero pontificio. Luna ricorda come Papa Francesco nel 2014 avesse definito internet “un dono di Dio”, cogliendone le potenzialità di incontro. Ma negli ultimi anni del suo pontificato lo sguardo si è fatto più vigile: Francesco ha denunciato la “distorsione collettiva della realtà” prodotta dai social e la “dissolvenza dei volti”, quando l’altro viene ridotto a nemico.

Su questa linea si colloca anche il messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che richiama la responsabilità di algoritmi progettati per massimizzare il coinvolgimento, capaci di indebolire il pensiero critico e aumentare la polarizzazione, invadendo la sfera più intima delle persone. Da qui l’appello a una regolamentazione etica dell’intelligenza artificiale, a tutela della dignità umana e del bene comune.

La copertina del libro
La copertina del libro

I social network, osserva Luna, hanno smesso da tempo di essere davvero social. Sono diventati network puri: "infrastrutture di intrattenimento personalizzato", macchine capaci di occupare in modo solitario l’attenzione di miliardi di persone. Non luoghi di incontro, ma ecosistemi di consumo emotivo.

Nella postfazione, Paolo Benanti ricorda che la questione non è solo tecnologica, ma antropologica. La tecnologia non è mai neutra: ogni architettura digitale incorpora una visione dell’uomo e delle sue relazioni. Delegare senza discernimento le nostre facoltà alle macchine significa rinunciare, poco a poco, alla responsabilità di essere persone.

Se qualcosa è andato storto, suggerisce il libro, non è perché il futuro sia perduto, ma perché abbiamo smesso di custodirlo. E custodire il futuro oggi significa restituire profondità al tempo, verità alla comunicazione e volto alle relazioni. In un mondo iperconnesso, la sfida decisiva non è restare online, ma restare umani.

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11 febbraio 2026, 12:20