L'aula del Parlamento europeo a Strasburgo L'aula del Parlamento europeo a Strasburgo

Migranti, il Parlamento europeo approva la lista dei Paesi sicuri

Via libera definitivo dell'Eurocamera alle nuove regole sull’asilo: procedure accelerate, accordi con Paesi terzi e primo elenco comune europeo. Nell'intesa anche la possibilità di esternalizzare l'esame delle richieste di protezione internazionale

Stefano Leszczynski – Città del Vaticano

Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva due importanti modifiche al regolamento Ue sulle procedure di asilo, introducendo per la prima volta un elenco comune dei Paesi di origine sicuri e ridefinendo il concetto di Paese terzo sicuro. I provvedimenti sono passati con una maggioranza ampia, ma politicamente divisiva, sostenuta in particolare dal Partito popolare europeo e dai gruppi di destra, e rappresentano uno dei passaggi più delicati della riforma europea dell’asilo.

Nasce l’elenco Ue dei Paesi di origine sicuri

Con il voto dell’Aula viene istituito il primo elenco europeo dei Paesi di origine considerati sicuri. La lista comprende Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia, in linea con la proposta avanzata dalla Commissione europea. Per i cittadini provenienti da questi Stati, le domande di asilo potranno essere esaminate attraverso una procedura accelerata, che ribalta l’onere della prova sul richiedente, chiamato a dimostrare l’esistenza di un rischio personale di persecuzione o di gravi danni in caso di rimpatrio.

Ascolta l'intervista a Francesco Cherubini

Non mancano le criticità

Secondo Francesco Cherubini, docente di diritto dell’Unione europea all’Università Luiss, si tratta di un passaggio non di poco conto nel sistema europeo di protezione internazionale. "La rilevanza di questo atto del Parlamento europeo è notevole", spiega, "perché all’interno di una procedura, che comunque non è ancora conclusa, viene adottato per la prima volta un elenco di Paesi che identifica una specifica provenienza dei richiedenti asilo, dalla quale derivano conseguenze procedurali più sommarie". Tuttavia fa notare Gianfranco Schiavone di Asgi - Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione -  il solo inserimento di un Paese nella lista predisposta dall’Unione europea non è di per sé una garanzia: “Questa previsione può essere legittima solo se il Paese di origine detto ‘sicuro’ corrisponde alla definizione giuridica e cioè se si tratta di un Paese in cui vige in maniera stabile un ordinamento democratico. Senza contare che nell'esame delle domande di protezione in questo caso si parte dalla presunzione, molto grave da un punto di vista giuridico, che siano infondate". 

Ascolta l'intervista a Gianfranco Schiavone

Presunzione di sicurezza anche per i Paesi candidati

Le nuove norme stabiliscono inoltre che i Paesi candidati all’adesione all’Unione europea siano considerati, in linea generale, sicuri per i propri cittadini. Questa presunzione potrà tuttavia essere sospesa in presenza di circostanze particolari, come conflitti armati, violenze indiscriminate, un elevato tasso di riconoscimento dell’asilo a livello Ue o l’imposizione di sanzioni internazionali per violazioni dei diritti fondamentali.

Critiche da parte della società civile

Le norme approvate dal Parlamento europeo sono state duramente criticate dalle organizzazioni della società civile impegnate nella difesa dei diritti umani, che le ritengono non applicabili e in contrasto con gli obblighi internazionali in materia di asilo. Gianfranco Schiavone, spiega che “secondo la nozione di paese terzo sicuro, approvata oggi, sarebbe possibile, trasferire lì la responsabilità di valutare le domande di asilo di richiedenti che però si trovano già sul territorio europeo. Una procedura che è gravemente illegale e andrà incontro a delle censure molto molto evidenti da parte della Corte di giustizia dell'Unione europea”. Perplessità condivise anche da Cherubini che sottolinea come questo tipo di meccanismo pur non essendo del tutto estraneo al diritto internazionale, presenta notevoli complessità applicative. “Finora – osserva Cherubini - ha trovato scarsa applicazione pratica perché è piuttosto difficoltosa: richiede l’accordo con lo Stato in cui le domande vengono esaminate ed è anche una procedura onerosa».

Il ruolo degli Stati membri e della Commissione

Pur introducendo un quadro comune, il regolamento mantiene alcuni margini di flessibilità per gli Stati membri, che potranno designare ulteriori Paesi sicuri a livello nazionale, ad eccezione di quelli eventualmente rimossi dall’elenco europeo. Sarà la Commissione europea a monitorare costantemente la situazione nei Paesi inclusi nella lista e a proporne, se necessario, la sospensione o la cancellazione.

I prossimi passi

Con il voto dell’Eurocamera si chiude la prima lettura parlamentare. Il testo passa ora al Consiglio dell’Unione europea per l’adozione finale, completando uno dei tasselli più controversi della riforma europea dell’asilo.

 

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10 febbraio 2026, 15:58