Cisgiordania, no degli Stati Uniti all'annessione
Paola Simonetti - Città del Vaticano
“Una Cisgiordania stabile mantiene Israele sicuro ed è in linea con l’obiettivo dell’amministrazione americana di raggiungere la pace nella regione”. Così ieri, lunedì 9 febbraio, un funzionario della Casa Bianca, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha ribadito la posizione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, contro l’annessione della Cisgiordania da parte del governo israeliano. Per discutere della questione Trump ha annunciato che incontrerà domani il premier israeliano, Benjamin Netanyahu.
I provvedimenti di Israele
Le dichiarazioni dell'amministrazione Trump giungono all’indomani dell’approvazione da parte del gabinetto della sicurezza israeliano di una serie di misure che consentono una vasta espansione degli insediamenti in Cisgiordania e facilitano l'acquisto di terreni e permessi di costruzione in aree che, per gli accordi di Oslo, dovrebbero essere sotto il controllo totale o parziale palestinese. Permessi che dunque, finora, dovevano avere l’approvazione sia dalle autorità locali che da quelle israeliane.
Le reazioni
La notizia dell’approvazione dei provvedimenti di espansione sul territorio della Cisgiordania aveva scatenato ieri la reazione palestinese che, per bocca del presidente Mahmoud Abbas, chiedeva proprio al presidente Trump, durante un incontro ad Amman con il re di Giordania, di "riaffermare l'impegno a fermare lo sfollamento e l'annessione" israeliana dell’area, sollecitando l’amministrazione statunitense a portare avanti la “posizione assunta già lo scorso settembre durante la discussione del Piano del presidente Trump con i leader dei Paesi arabi e islamici a New York". Sullo sfondo l'irritazione anche di diversi paesi contrari alle mire israeliane, come Spagna, Gran Bretagna, la stessa Unione Europea e la Lega Araba che considera le misure israeliane come una minaccia agli accordi di pace nell’area. L’Onu esprime la sua profonda preoccupazione. In una nota del portavoce, Stephane Dujarric, avverte “che l'attuale situazione sul terreno, inclusa questa decisione, sta compromettendo la prospettiva della soluzione a due Stati". Inoltre ribadisce che "tutti gli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata, inclusa Gerusalemme Est, non hanno alcuna validità legale e costituiscono una flagrante violazione del diritto internazionale".
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