Distribuzione dei pasti per i bisognosi in Sudan Distribuzione dei pasti per i bisognosi in Sudan

In Sudan la fame uccide, nuove aree di carestia in Darfur

Il Paese detiene il primato globale della fame estrema. La denuncia di Azione contro la Fame: oltre 375.000 persone sono a rischio immediato di morte, mentre la risposta umanitaria resta gravemente sottofinanziata e ostacolata dal conflitto

Stefano Leszczynski – Città del Vaticano

Secondo gli ultimi dati dell’Ipc (Integrated food security phase classification), la carestia è stata ufficialmente dichiarata in due nuove aree del Darfur settentrionale: Um Baru e Kernoi, entrambe a nord di El Fasher. “Dobbiamo ricordare che carestia non è un termine generico per indicare una mancanza di cibo”, spiega Simone Garroni, Direttore generale di Azione Contro la Fame – Italia. “È una definizione tecnica che si utilizza solo quando si verificano condizioni precise: almeno il 30% dei bambini in stato di malnutrizione acuta e almeno due morti al giorno ogni 10.000 persone. Sono dati che descrivono una situazione incredibilmente difficile”.

Una crisi che dura da anni

La carestia non è un evento improvviso, ma l’esito di un deterioramento prolungato delle condizioni di vita. “Non è qualcosa che succede dall’oggi al domani”, sottolinea Garroni. “È il risultato di almeno due anni di violenze e di una grave scarsità di aiuti, in un contesto in cui le strutture sanitarie sono ormai inesistenti”. Oggi in Sudan circa 30 milioni di persone su una popolazione di 50 milioni vivono in condizioni di bisogno umanitario, con servizi essenziali al collasso e bisogni diffusi in tutto il Paese.

Ascolta l'intervista a Simone Garroni

Bambini i più colpiti

La situazione nutrizionale è particolarmente drammatica tra i più piccoli. A Um Baru oltre la metà dei bambini soffre di malnutrizione acuta, mentre a Kernoi la percentuale raggiunge il 34%. Complessivamente, oltre 375.000 persone si trovano già in condizioni di insicurezza alimentare catastrofica e le stime indicano che più di 4 milioni di persone soffriranno di malnutrizione acuta nel corso dell’anno. Azione Contro la Fame segnala, inoltre, che almeno altre 20 aree del Paese rischiano di scivolare verso la carestia nei prossimi mesi.

Sfollamenti di massa 

La diffusione della carestia si inserisce nella più grande crisi di sfollamento al mondo: 9,6 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case all’interno del Sudan, mentre circa 4 milioni hanno cercato rifugio nei Paesi confinanti. L’80% delle strutture sanitarie risulta danneggiato o fuori servizio e la mancanza di acqua potabile favorisce la diffusione di colera, morbillo e diarrea, soprattutto nei campi per sfollati.

Fondi quasi inesistenti 

Nonostante la gravità della situazione, la risposta internazionale resta largamente insufficiente. Rispetto ai bisogni umanitari del 2026, i finanziamenti sono oggi soltanto al 5%:” il 95% è scoperto”, avverte Garroni. “Senza un immediato cessate il fuoco e senza accesso umanitario, che oggi è difficilissimo in molte zone colpite dalle violenze, migliaia e migliaia di persone verranno lasciate morire”.

Una questione di scelte politiche

La crisi sudanese si inserisce in un quadro globale di emergenze alimentari, che Azione contro la fame ha recentemente indicato in una mappa che raccoglie le dieci principali emergenze alimentari mondiali e che coinvolgono milioni di persone. “L’inazione internazionale di fronte a questa situazione è frutto di chiare scelte politiche. Nell’ultimo anno abbiamo assistito a tagli drastici agli aiuti umanitari, a partire da quelli degli Stati Uniti, ma anche di molti governi europei, mentre crescono le spese militari”. Secondo l’organizzazione, circa l’1% delle spese militari globali sarebbe sufficiente per eliminare la malnutrizione nel mondo, che ogni anno uccide quasi 2,5 milioni di bambini sotto i cinque anni. La sensibilizzazione dei decisori politici sull’importanza di intervenire contro la fame almeno finanziariamente è un’altra priorità. “Questo significa intervenire subito nelle emergenze, - spiega Garroni - garantendo accesso umanitario e fondi, ma anche affrontare le cause strutturali: i conflitti, il cambiamento climatico, la desertificazione e le inondazioni. Il Sudan ne è un esempio drammatico”.

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07 febbraio 2026, 09:16