“Il tempo della devozione”, la preghiera ispira la bellezza
Eugenio Murrali - Città del Vaticano
Dalla luce naturale che bagna lo scalone di Palazzo Corsini all’atmosfera intima e solenne delle sale della Biblioteca Corsiniana, dove l’oro e i colori delle miniature interrompono la penombra con la bellezza dell’arte e della fede. In ogni teca sorpresa e stupore, in ogni pagina esposta le storie di chi ha creato, posseduto, trasmesso, studiato i volumi manoscritti e a stampa esposti nella mostra Il Tempo della devozione. Libri d’ore italiani tra Medioevo e Rinascimento.
È un itinerario davvero unico e inusitato quello curato da Francesca Manzari, Lucia Tongiorgi Tomasi, Ebe Antetomaso e Marco Guardo presso la sede dell’Accademia Nazionale dei Lincei, a Roma. Perché per la prima volta il visitatore può inoltrarsi in una mostra dedicata ai libri d’ore italiani, cioè a quei preziosi testi, veri bestseller tra il Trecento e il Cinquecento, destinati alla devozione privata dei laici e spesso anche a un pubblico femminile. “Sono libri – spiega Francesca Manzari, docente dell’Università Sapienza di Roma e cocuratrice dell’esposizione – che testimoniano la spiritualità degli uomini e delle donne dell’Alto Medioevo. D’altro canto, percorrendo la mostra, il visitatore ha la possibilità di attraversare la produzione miniata della penisola italiana tra Medioevo e Rinascimento”.
Un libro personalizzato
Uno degli aspetti più affascinanti di questo genere di volumi sta nella loro possibilità di essere personalizzati. “Il libro d’ore – precisa Manzari – è una raccolta di preghiere. ‘Ore’ è la sintesi di ‘Ore della Beata Vergine Maria’, un ufficio di uso universale nel Medioevo, più breve di quello impiegato dai religiosi nelle varie festività mariane. Questo poteva essere recitato anche tutti i giorni e i laici facevano raccogliere questi testi in manoscritti dal contenuto assai variato”. A consigliare i fedeli erano i consulenti spirituali – ad esempio confessori, cappellani, spesso francescani in Italia. Ogni libro d’ore è diverso dall’altro, realizzato su misura per il destinatario o la destinataria. Può essere più o meno prezioso, un capolavoro unico, di apparato, o un livre de chevet che si sfoglia tutti i giorni.
Una breve parabola
I libri d’ore si affermano, in particolare nelle Fiandre e nella Francia, come strumento di lettura personale, quando, nel tardo Medioevo, nasce una forte spiritualità e devozione laica autonoma. All’interno di queste opere, caratterizzate da grande libertà nella composizione, troviamo anche testi eterodossi, tra cui per esempio le rubriche, dove compaiono istruzioni per la preghiera, ma anche indicazioni per le indulgenze. Con la Controriforma alcuni di questi libri, e delle preghiere in esso contenute, a volte considerate poco pertinenti, sono condannati e il genere tende a scomparire, a favore di un tipo di devozione incanalata in maniera più ufficiale.
In dialogo con la pittura
Non è un caso che, il giorno in cui, per realizzare questo servizio, abbiamo potuto visitare la mostra guidati dalla cocuratrice Ebe Antetomaso, fosse presente un appassionato gruppo di giovani studiosi del corso di specializzazione in Beni Storico-Artistici dell’Università di Padova guidato dalla professoressa Federica Toniolo. Approfondire i libri d’ore significa infatti immergersi nella storia della miniatura, quindi dell’arte. Il dialogo con la pittura è, in effetti, fortissimo: “Soprattutto in Italia i grandi pittori – spiega la studiosa – sono spesso anche miniatori. Questi ultimi collaborano e guardano alla grande pittura monumentale e, viceversa, anch’essa guarda alla pittura dei libri su supporto pergamenaceo”.
Manzari ricorda anche tra i volumi esposti – tutti adagiati su speciali cuscini, in un allestimento estremamente attento all’aspetto conservativo – il più antico, quello per l’importante notaio e poeta fiorentino Francesco da Barberino, contemporaneo di Dante. In esso, proveniente da una collezione privata e realizzato a Padova nel primo Trecento, operano artisti vicinissimi all’arte di Giotto, nel periodo della Cappella degli Scrovegni. O ancora, l’“Offiziolo Visconti”, un sontuoso libro d’ore del Cinquecento in due volumi, opera capitale della miniatura lombarda tardo-gotica, destinato al signore di Milano Gian Galeazzo Visconti, vede la mano di Giovannino de Grassi, artista importantissimo, ingegnere capo della fabbrica del Duomo milanese, pittore, miniatore, orafo.
I prestiti della BAV
La Corsiniana ha una ricca collezione di libri d'ore e e ne ha esposti 14, gli altri 40 provengono quasi tutti da importantissime biblioteche pubbliche. "La Biblioteca Apostolica Vaticana - dice Manzari - ha concesso addirittura quattro manoscritti in prestito. Tra questi un libro d'ore quattrocentesco che contiene miniature a piena pagina che raffigurano santi e sono addirittura precedenti al libro stesso, perché c'era una circolazione dell'immagine devozionale autonoma". La docente ricorda inoltre due manoscritti lombardi, sempre provenienti dal fondo chigiano della BAV. Infine un interessantissimo manoscritto reginense, realizzato all'Aquila a fine Trecento da una bottega di altissimo livello. Il volume era volutamente incompiuto, perché parte di una produzione destinata a essere venduta a persone di passaggio, che li facevano completare all'estero. In questo caso nelle Fiandre.
Di madre in figlia
Un altro aspetto che emerge dalla mostra è la centralità di questi testi per il mondo femminile. "Se una donna possedeva un libro - afferma Ebe Antetomaso - certamente si trattava di un libro d'ore. Spesso venivano tramandati di madre in figlia, di nonna in nipote". Talvolta questi preziosi oggetti erano realizzati in occasione di nozze, erano conservati nelle stanze, con i gioielli, i rosari. Manzari osserva che non di rado i libri d'ore sono stati usati per insegnare a leggere in casa, particolare testimoniato dall'inserimento dell'alfabeto tra le preghiere, o anche dal fatto che il sillabario, in inglese, è detto primer, sostantivo che viene dall'"Ora prima". Non va dimenticato, inoltre, come la pratica di trasmettere la lettura di madre in figlia sia riflessa nella celebre iconografia di Sant'Anna che insegna a leggere alla Vergine.
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