Urne aperte l'8 febbraio in Thailandia Urne aperte l'8 febbraio in Thailandia  (ANSA)

Thailandia, elezioni segnate dall'urgenza della pace

Urne aperte per le elezioni parlamentari anticipate, dopo le recenti tensioni con la Cambogia. In una lettera pastorale i vescovi thailandesi hanno incoraggiato gli elettori a votare per candidati che "rispettino il valore e la dignità di ogni persona e che diano priorità al bene comune"

Paolo Affatato - Città del Vaticano

È un voto in cui i temi come pace e sicurezza risultano decisivi: in Thailandia, in vista delle elezioni parlamentari di oggi, 8 febbraio, tiene banco la questione del conflitto al confine con la Cambogia, che ha occupato il dibattito pubblico e l’agenda politica nel 2025 e che ha generato un risveglio di sentimenti nazionalisti nella società thai.

Le dimissioni del premier

Nella campagna elettorale iniziata dopo che, a dicembre, il primo ministro Anutin Charnvirakul si è dimesso e ha indetto elezioni anticipate, «il tema del dialogo e della pace con la Cambogia non è affatto popolare», ha rilevato Peter Rachada Monthienvichienchai, laico cattolico thailandese, segretario generale dell'organizzazione internazionale di mass media “Signis”. In un approccio che si è riscontrato comune e trasversale ai diversi partiti, quando il discorso politico toccava argomenti di politica estera, «gli accenti erano più sul tema della difesa della sovranità nazionale, piuttosto che sull'urgenza di un negoziato con il Paese vicino e di un necessario punto di incontro», rileva l’analista.Questa accade perché parlare di pace non risulta utile a raccogliere consensi, mentre l’umore della popolazione si può constatare tramite una veloce lettura dei social media, luoghi dove «si è spostata la battaglia e proliferano discorsi di odio e di ostilità», rileva Paul Chatsirey Roeung, sacerdote thailandese della “Thai Mission Society” e missionario in Cambogia.

La stabilità regionale

La questione riguarda la stabilità dell'intera regione del sud-est asiatico, già attraversata dalla guerra civile in corso in Myanmar che, a causa del flusso dei profughi, ha conseguenze su altri Paesi della regione, in particolare sulla Thailandia. Per questo movimenti cattolici nelle diverse nazioni del sud-est asiatico hanno rilanciato la campagna per contrastare la militarizzazione e invocare politiche all’insegna della pacificazione e della riconciliazione.L’appello è emerso, in particolare, durante un recente forum online che ha riunito teologi, studiosi e leader giovanili di varie nazioni dell’Asia sud-orientale. A partire dal messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata mondiale della pace, il forum lo ha applicato alle nazioni asiatiche che affrontano conflitti crescenti e frammentazione sociale. I partecipanti hanno ricordato l’appello di Papa Leone per una «pace disarmata e disarmante» che sfida la visione per cui la pace si possa raggiungere grazie al potere militare. «La consapevolezza che una pace vera e duratura non si può costruire sull’accumulo di armamenti è particolarmente significativa oggi», ha affermato José Colin Bagaforo, vescovo di Kidapawan, nelle Filippine, co-presidente del movimento Pax Christi International. «La Chiesa in Asia — ha ricordato — è chiamata a resistere alle politiche basate sulla paura e a promuovere una pace fondata sulla giustizia, sul dialogo e sulla dignità umana». Diversi relatori presenti hanno sottolineato che la pace non si può separare dai processi di guarigione delle ferite storiche. È un discorso che vale anche per i rapporti tra Cambogia e Thailandia, divise da una contesa che è stata alimentata anche da un altro fattore: quello legato alle “scam city”, le “città della truffa”, fenomeno diffuso sul confine. Sono centri in mano a reti di criminalità transnazionali, ove si consuma un vasto traffico di esseri umani e si organizzano frodi online a danno di ignari cittadini soprattutto in Occidente. Gli analisti fanno notare che spesso tali centri sono alimentati da elettricità e connessione internet fornite dal territorio thailandese e sarebbe, dunque, la corruzione degli apparati pubblici thai a far prosperare questi traffici.

La voce della Chiesa

In tale contesto la Chiesa cattolica ha fatto sentire la sua voce: come ha riferito l’agenzia Fides, in una lettera pastorale i vescovi thailandesi hanno incoraggiato gli elettori a votare per candidati che «rispettino il valore e la dignità di ogni persona e che diano priorità al bene comune, piuttosto che al tornaconto personale».Va detto, poi, che tra la popolazione thailandese, alla vigilia del voto di domani, la preoccupazione maggiore tocca la sfera economica e sociale: pur essendo la Thailandia la terza economia del sud-est asiatico, la crescita economica è stata molto inferiore rispetto ad altri Paesi della regione e le ripercussioni si fanno sentire sul costo della vita e sull’elevato debito delle famiglie. Tanto che i tre partiti principali in campagna elettorale hanno puntato molto sulle misure economiche per risollevare famiglie, anziani, giovani, artigiani, piccole imprese.

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08 febbraio 2026, 08:15