Manifestazioni contro l'energia nucleare a Tokyo Manifestazioni contro l'energia nucleare a Tokyo  (ANSA)

Fukushima, l'eredità di una catastrofe che ha segnato il mondo

A 15 anni dal devastante maremoto che l'11 marzo del 2011 danneggiò la centrale nucleare giapponese

Francesco Citterich - Città del Vaticano

Quindici anni fa, l’11 marzo 2011, il Giappone fu colpito da uno dei disastri più gravi della sua storia recente. Un potente terremoto, seguito da un devastante maremoto, travolsero la costa nord-orientale del Paese asiatico, causando migliaia di morti e innescando la crisi della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, nella prefettura di Fukushima, il più grave incidente nucleare dopo quello di Černobyl’ (Ucraina, 1986). Nel primo pomeriggio, un sisma colpì il Giappone con una magnitudo di 9.0, uno dei terremoti più forti mai registrati. Circa 40 minuti dopo, onde con un’altezza stimata tra 13 e 14 metri investirono la costa. L’acqua superò le pure alte barriere della centrale di Fukushima, allagando i generatori di emergenza e interrompendo i sistemi di raffreddamento dei reattori. Nel giro di pochi giorni tre reattori dell’impianto, gestito dalla Electric Power Company (Tepco), subirono la fusione del nocciolo. Successive esplosioni di idrogeno danneggiarono gli edifici dei reattori, liberando materiale radioattivo nell’ambiente. I principali effetti furono lo sgombero di oltre 160.000 persone dalle aree circostanti; la contaminazione diffusa di suolo, acqua e alimenti e una crisi energetica nazionale in Giappone.

La lunga strada per la bonifica

A distanza di tanto tempo, la strada per la bonifica è ancora lunga e irta di insidie. Oggi, la centrale è ancora al centro di uno dei progetti di smantellamento più complessi mai affrontati. L’operazione, gestita dalla Tepco, potrebbe richiedere fino a quarant’anni. Alcuni esperti ritengono persino possibile un processo superiore ai 100 anni. Gli ingegneri stanno lavorando per rimuovere le 880 tonnellate di  combustibile nucleare fuso, un compito estremamente difficile a causa delle radiazioni e delle condizioni interne dei reattori. Nel frattempo, grandi quantità di acqua vengono utilizzate per raffreddare i resti del combustibile. Quest’acqua, dopo essere stata trattata per rimuovere la maggior parte delle sostanze radioattive, viene accumulata in enormi serbatoi. Nel 2023, dopo un lungo processo di diluizione e di filtrazione,  il governo di Tokyo ha iniziato il rilascio graduale nell’oceano Pacifico di parte di quest’acqua trattata, una decisione molto controversa che ha suscitato aspre polemiche e preoccupazioni tra pescatori, Paesi vicini e associazioni ambientaliste. Il governo giapponese e l’Aiea, l’International Atomic Energy Agency, sostengono che i livelli di contaminazione siano sotto le soglie di sicurezza,

Il ritorno al nucleare

Dopo l’incidente, il Giappone decise di spegnere tutti i 54 reattori nucleari sul territorio. Negli anni successivi alcuni sono stati riavviati con nuovi standard di sicurezza. Oggi, il Paese del Sol Levante sta tornando al nucleare per ridurre la dipendenza da gas e petrolio importati. Ad esempio, è stata  riattivata la centrale di Kashiwazaki-Kariwa Nuclear Power Plant, la più grande stazione generatrice di energia elettrica da fonte nucleare del mondo nelle prefettura di Niigata, chiusa dopo Fukushima. Anche se tra enormi difficoltà, molte città della prefettura di Fukushima stanno lentamente tornando ad una vita normale. Alcune zone evacuate sono state riaperte dopo anni di decontaminazione, ma non tutti gli abitanti hanno scelto di tornare. Intere comunità sono state disperse e la ricostruzione sociale procede più lentamente di quella infrastrutturale.

Un monito sui rischi

A quindici anni di distanza, Fukushima resta un emblema incisivo dei rischi legati all’energia nucleare e della complessità della gestione delle catastrofi tecnologiche. Il disastro ha cambiato profondamente il dibattito globale sull’energia atomica, con diversi Paesi che hanno rafforzato i sistemi di sicurezza delle centrali o riconsiderato il ruolo del nucleare nei propri piani energetici. Allo stesso tempo, quanto accaduto a Fukushima ha evidenziato l’importanza della preparazione alle emergenze e della trasparenza nella gestione delle informazioni durante una catastrofe. Quindici anni dopo Fukushima, dunque, rimane il monito permanente sulla vulnerabilità delle infrastrutture umane di fronte alle forze della natura e sulla responsabilità di gestire tecnologie potenti con la massima competenza e prudenza.

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11 marzo 2026, 14:08