Gli Stati annunciano un negoziato per la guerra con l’Iran. Teheran smentisce
Paola Simonetti – Città del Vaticano
Il cambio di passo di Donald Trump nella guerra in Medio Oriente sarebbe arrivato, secondo The Wall Street Journal, con il contributo di Egitto, Turchia, Arabia Saudita e Pakistan. I Paesi mediatori si sarebbero riuniti all'alba del 19 marzo a Riad per una via d'uscita negoziale dal conflitto con l’Iran, assente però nell’incontro.
Il progetto di de-escalation
A poche ore dalla scadenza dell’ultimatum statunitense per il colpo da sferrare sulle centrali iraniane se Teheran non avesse riaperto lo Stretto di Hormuz, arriva l’annuncio del capo della Casa Bianca dell’esistenza di un piano di tregua in 15 punti, che avrebbe come primo step la cessazione dei raid per cinque giorni sulle infrastrutture energetiche iraniane. In cambio niente atomica per l’Iran che, però, smentisce qualunque contatto con gli Stati Uniti definendo le dichiarazioni di Trump un tentativo di dare respiro all’andamento dei mercati, fortemente influenzati dal conflitto.
L’ipotesi della nuova leadership in Iran
Il presidente Usa starebbe anche valutando il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, come potenziale partner non escludendo l’ipotesi anche di una sua investitura come futuro leader del Paese sostenuto dagli Stati Uniti dopo un’eventuale intesa. La figura di Ghalibaf, 64 anni, verrebbe visto da alcuni esponenti della Casa Bianca, un politico affidabile che potrebbe non solo guidare l'Iran, ma anche negoziare con gli Usa nei prossimi passi del conflitto. "È un candidato promettente hanno dichiarato due funzionari statunitensi alla testata Politico. Ma dobbiamo valutarli attentamente e non possiamo avere fretta", ha detto un funzionario precisando che non è stata ancora presa alcuna decisione.
Il fuoco sul campo
Ma intanto l’Iran ha continuato anche nelle prime ore di oggi, la sua massiccia controffensiva su diverse città israeliane. Teheran ha confermato il lancio di una nuova ondata di missili nell'area di Tel Aviv e in alcune zone della Cisgiordania, concludendo un’altra notte di attività militari partita ieri, lunedì 23 marzo, con allarmi in varie zone del centro e del nord del Paese, tra cui l'area di Gerusalemme, Haifa, Tel Aviv, dove si registrano almeno 6 feriti, e la Galilea occidentale. Un missile con testata a grappolo ha causato danni nell'area portuale di Haifa. Dal canto loro, le autorità hanno invitato la popolazione a evitare le zone colpite mentre proseguono le operazioni di ricerca e soccorso. Non sono ancora disponibili informazioni complete su eventuali vittime o sull'entità dei danni causati dagli attacchi. Immediata la risposta di Israele che, secondo i media israeliani, sta colpendo con lanciatori di missili le infrastrutture nell'Iran occidentale. Raid statunitensi si registrano invece contro miliziani filo-iraniane in Iraq. Almeno 15 le vittime.
Gli attacchi in Libano
Ancora serrati anche i raid di Israele alla periferia sud della capitale libanese, Beirut, contro obiettivi degli Hezbollah. Nella notte sette le aree colpite, con l’annuncio da parte delle forze israeliane della cattura di due membri del gruppo islamico. Operazioni militari che, ha fatto sapere il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, proseguiranno con determinazione contro la fazione islamica.
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