I danni causati da un missile iraniano caduto a Eshtaol nel centro di Israele I danni causati da un missile iraniano caduto a Eshtaol nel centro di Israele  (AFP or licensors)

Medio Oriente, il 30 marzo vertice in Pakistan con Egitto, Arabia Saudita e Türkiye

Funzionari del ministero degli Esteri di Islamabad annunciano che la capitale è pronta a ospitare lunedì un vertice con altri Paesi mediatori per cercare di giungere a un cessate-il-fuoco tra Usa, Iran e Israele. Teheran dichiara di aver colpito postazioni americane in Arabia Saudita rivendicando "diversi morti". Ancora bombe e raid dell'Idf in Libano: 3 giornalisti uccisi nel sud mentre si trovavano in auto. Hezbollah continua con il lancio di missili verso il nord di Israele

Roberto Paglialonga - Città del Vaticano

Mentre da funzionari del ministero degli Esteri pakistano vengono annunciate "consultazioni" per lunedì a Islamabad, tra Arabia Saudita, Türkiye, Egitto e lo stesso Pakistan, la guerra in Medio Oriente continua senza sosta. E vede una nuova escalation con il coinvolgimento di un Paese che finora si era mantenuto laterale rispetto a quanto sta avvenendo tra Stati Uniti, Israele e Iran.

Gli houthi entrano in guerra con Israele

Gli houthi dello Yemen hanno infatti rivendicato il loro primo attacco contro il territorio israeliano dall’inizio del conflitto deflagrato il 28 febbraio. In una dichiarazione su X, il gruppo filo-iraniano, che controlla gran parte del Paese, ha rivendicato il lancio di ordigni contro siti militari di Israele, annunciando il "sostegno all’Iran e ai fronti della resistenza in Libano, Iraq e Palestina" e minacciando la chiusura del Mar Rosso. Le operazioni, ha avvertito un portavoce dei miliziani ripreso dal network Al Masirah, "continueranno fino al raggiungimento degli obiettivi dichiarati e fino a quando non cesserà l’aggressione contro tutti i fronti della resistenza". Poche ore prima, l’Idf aveva dichiarato di aver individuato un attacco proveniente dallo Yemen e di essere al lavoro per intercettarlo.

Attacchi iraniani alle basi Usa in Arabia Saudita

E mentre crescono le speculazioni secondo cui il Pentagono starebbe valutando di schierare altri 10.000 soldati nel teatro mediorientale, facendo così salire le truppe Usa nell’area a 17.000, un attacco iraniano alla base americana Prince Sultan, in Arabia Saudita, ha provocato il ferimento di almeno 29 soldati, di cui cinque gravi, riporta Ap. Teheran avrebbe lanciato sei missili balistici e 29 droni per colpire la struttura militare. Tre aerei Usa sarebbero stati distrutti nel corso di un raid contro la base di Al Kharj, sempre in Arabia Saudita: secondo l'agenzia Fars, 40 soldati americani sarebbero stati uccisi o feriti.

Abu Dhabi: incendi per un missile balistico intercettato

Anche gli altri Paesi del Golfo sono sempre nel mirino delle forze dei Guardiani della rivoluzione iraniana. Ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, sei persone sono rimaste ferite a seguito dello scoppio di tre incendi causati da detriti provenienti dall’intercettazione di un missile balistico, secondo quanto riferito dall’ufficio stampa dell’emirato. Le fiamme divampate nell’area delle zone economiche vicino al porto di Khalifa sono state domate.

Dubai: colpite due postazioni Usa con 500 persone all'interno

A Dubai, due postazioni Usa che ospitano circa 500 persone sarebbero state centrate da missili iraniani, provocando «numerosi morti», dicono i media locali citando il portavoce del comando militare di Teheran.

Droni su un porto dell'Oman

Un attacco di droni contro uno dei principali porti dell’Oman ha ferito un lavoratore straniero, riferiscono le autorità del Paese, precisando che gli ordigni hanno colpito il porto di Salalah, nell’estremo sud.

Danni all'aeroporto internazionale in Kuwait

In Kuwait colpito l’aeroporto internazionale, riporta l’Autorità per l’aviazione civile nazionale, con danni causati ai sistemi radar dello scalo. Al momento non sono state segnalate vittime.

Bombe sugli impianti nucleari iraniani

Per parte loro, Israele e Usa hanno comunicato di aver effettuato nuovi raid sull’Iran. L’Idf ha detto in una breve nota di aver lanciato attacchi "contro obiettivi del regime" in tutta Teheran. Bombe su due impianti nucleari, il complesso ad acqua pesante di Khondab, nel nord-ovest dell'Iran, e l’impianto di produzione di yellowcake ad Ardakan, nella provincia di Yazd. Mentre l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha reso noto di essere stata informata da Teheran di un nuovo bombardamento nell’area della centrale nucleare di Bushehr, il terzo incidente di questo tipo in 10 giorni.

Al Pentagono allarme per le scorte di Tomahawk

«The Washington Post» lancia l’allarme circa le forniture degli armamenti. Secondo dati militari, gli Usa, infatti, hanno lanciato più di 850 missili da crociera Tomahawk in quattro settimane di guerra con l’Iran, un ritmo che avrebbe pertanto fatto sorgere diverse preoccupazioni ad alcuni funzionari del Pentagono. Uno di loro ha descritto le scorte rimaste in Medio Oriente come "basse in maniera allarmante", mentre un altro ha affermato che, senza interventi, il Pentagono si sta avvicinando alla condizione di “Winchester”, termine militare che indica l’esaurimento delle munizioni, per quanto riguarda i missili Tomahawk nella regione.

Rubio: la guerra durerà settimane, non mesi

Sul fronte diplomatico, in attesa del vertice di lunedì tra Pakistan, Egitto, Arabia Saudita e Türkiye, i leader del G7 hanno approvato una dichiarazione congiunta con cui chiedono "la cessazione immediata degli attacchi contro la popolazione civile e le infrastrutture". E se il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, si è detto sicuro che la guerra in Iran si chiuderà nell’arco di settimane, non mesi, l’inviato speciale della Casa Bianca, Steve Witkoff, a un evento a Miami, in Florida, ha sostenuto che gli Usa sperano di poter tenere colloqui con l’Iran "questa settimana" e ha definito "un ottimo segno" il fatto che alcune navi "stiano ora passando nello Stretto di Hormuz".

Telefonata Mosca-Teheran

Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, infine, ha sentito ieri al telefono il suo omologo iraniano, Abbas Araghchi, auspicando "una soluzione basata sul diritto internazionale" che tenga conto "degli interessi legittimi di tutti i paesi della regione", si legge in una nota.

Raid Idf nel sud del Libano: morti tre giornalisti

Anche in Libano intanto, mentre la situazione umanitaria rimane drammatica, la guerra continua. Cinque morti in un raid attribuito a Israele che — dicono i media libanesi — ha colpito un’auto sulla strada di Jezzine, nel sud. Fra le vittime tre reporter, riferiscono Al Mayadeen tv e Al Manar tv. L’Idf poi ha ucciso due alti ufficiali dell’unità comunicazioni di Hezbollah a Beirut e provocato danni a decine di loro obiettivi infrastrutturali. Altri quattro morti nel villaggio costiero di Saksakiyeh. Truppe di terra in azione nel sud, dove sono morti anche cinque paramedici. Nelle ultime 24 ore, 26 persone sono rimaste uccise e 86 ferite nei raid israeliani, secondo dati del ministero della Salute di Beirut, spiegando che il totale delle vittime dall’inizio della guerra è salito a 1142. D’altro canto, intercettati almeno due droni Hezbollah lanciati verso il nord di Israele. Secondo «The Times of Israel», le sirene sono scattate in tutte le aree settentrionali del Paese, compresa la baia di Haifa.

Unicef: 370 mila i bambini sfollati

Sono 370.000 i bambini sfollati in tre settimane in Libano a causa del conflitto, in media 19.000 al giorno. Lo rende noto l’Unicef, aggiungendo che 121 piccoli sono stati uccisi e 395 feriti, e che oltre un milione di persone sono sfollate. "Per rendersi conto della portata del fenomeno, è come se ogni 24 ore centinaia di scuolabus pieni di bambini scappassero per salvarsi la vita", ha dichiarato il rappresentante dell’Agenzia Onu per l’infanzia in Libano, Marcoluigi Corsi, che aggiunge come "in meno di un mese, circa il 20 per cento della popolazione del Paese dei cedri" sia "stata sfollata".

Nel Paese dei cedri 435 scuole adibite a rifugi

Molte famiglie ora — continua Corsi — "vivono in contesti informali, sovraffollati e insicuri, tra cui edifici in costruzione, spazi pubblici e veicoli". I servizi essenziali stanno subendo gravi interruzioni: in zone "come la Bekaa e Baalbek, i bombardamenti hanno distrutto serbatoi idrici e stazioni di pompaggio fondamentali, privando decine di migliaia di persone dell’accesso all’acqua potabile". Infine, il fatto che edifici scolastici siano stati destinati all’accoglienza, comporta che "l’istruzione sia stata bruscamente interrotta per 115.000 studenti2 (sono circa 435 le scuole pubbliche adibite dallo Stato a rifugi per i profughi). L’esaurimento mentale ed emotivo che grava sui bambini del Libano, conclude Corsi nella nota dell’Unicef, "è devastante", perché senza potersi riprendere dal trauma del conflitto di appena 15 mesi fa, "questo ciclo senza sosta di bombardamenti e sfollamenti sta aggravando gravemente le loro ferite psicologiche, radicando una paura profonda e minacciando di causare danni emotivi gravi e duraturi".

 

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28 marzo 2026, 14:04