Il piano di pace Usa non ferma i raid. L'Iran attacca Israele e Paesi del Golfo
Paola Simonetti – Città del Vaticano
La mossa degli Stati Uniti delle ultime ore ha visto la consegna all'Iran tramite il Pakistan, disponibile a ospitare un tavolo diplomatico, di un piano in 15 punti per porre fine alla guerra. Lo rivela il "New York Times", secondo cui la proposta del presidente Usa, Donald Trump, prevedrebbe, fra l’altro, la tregua di un mese, lo smantellamento delle capacità nucleari iraniane, l’impegno a non perseguire mai lo sviluppo di armi atomiche, Stretto di Hormuz libero e revoca delle sanzioni per Teheran. Una trattativa che però l’Iran rifiuterebbe di portare avanti con gli inviati statunitensi, Steve Witkoff e Jared Kushner, accusati di "tradimento" a causa degli attacchi militari che hanno colpito Teheran poche ore dopo i colloqui tenutisi nel febbraio scorso. Un giudizio questo che sposta la preferenza per una mediazione, secondo i media iraniani, sul vicepresidente, J.D. Vance.
Lo scontro incrociato
L’ipotesi di cessate il fuoco per ora non ha prodotto alcun allentamento dei raid sul territorio iraniano: nelle ultime ore nel mirino è finita la zona della centrale nucleare di Bushehr. Il Pentagono, intanto, ha fatto sapere di essere intenzionato a ufficializzare a breve l’invio altri 3.000 soldati nell’area, in Medio Oriente, paracadutisti dell'82ma divisione. Teheran di contro ha attaccato il nord e il centro di Israele, tra cui Tel Aviv e basi militari statunitensi in Kuwait, Bahrein e Giordania. Uno spiraglio arriva dal fronte di Hormuz con l’Iran che ha aperto lo Stretto al passaggio di navi con bandiere non ostili. Resta, invece, il veto ai Paesi ritenuti coinvolti nel conflitto.
L’attacco sul Libano
Resta incandescente anche il fronte del Libano, dove Israele prosegue la sua operazione militare contro la fazione degli Hezbollah. Almeno nove le persone uccise e 18 quelle rimaste ferite negli attacchi sferrati dalle Forze israeliane ad Adloun e sul campo profughi palestinese di Mieh Mieh.
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