Medio Oriente, attacchi alle infrastrutture energetiche in Iran e Qatar
Silvia Giovanrosa – Città del Vaticano
South Pars, l'enorme giacimento di gas offshore, a largo del Golfo Persico, è stato bombardato da Israele in un duplice attacco. Un primo raid ha colpito la parte nord di competenza iraniana, successivamente è stata presa di mira la parte sud del giacimento, chiamata North Field e controllata dal Qatar. In ritorsione i missili di Teheran hanno colpito il sito energetico di Ras Laffan, a circa 80 chilomentri nord di Doha. Gli attacchi segnalano un cambio di strategia nella regia israeliana della guerra. Il Qatar ha condannato il raid definendolo pericoloso e irresponsabile. Doha ha affermato che l'ultima ondata di missili ha causato "incendi di notevoli dimensioni e danni ingenti". Donald Trump, ha negato il coinvolgimento statunitense nell'attacco, smentito però dagli israeliani che hanno ribadito che il presidente degli Stati Uniti fosse a conoscenza del raid sugli impianti. Trump ha comunque minacciato la distruzione totale del giacimento di South Pars in caso di nuova offensiva contro il Qatar. Teheran ha inoltre lanciato attacchi contro le infrastrutture energetiche negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita che minacciano ritorsini. I Pasdaran hanno avvertito i vicini del Golfo che le loro industrie petrolifere saranno completamente distrutte se Israele o gli Stati Uniti agiranno ancora, mentre da Riyad, il ministro degli Esteri ha avvertito che l'Arabia Saudita si riserva di intraprendere, "se necessario", azioni militari in seguito agli attacchi iraniani contro i Paesi del Golfo.
Raid iraniani su Israele
Dalla mezzanotte intanto i lanci di missili iraniani contro Israele sono arrivati a sei, tre le esplosioni avvertite a Tel Aviv, dove, un edifico di otto piani è stato colpito con un bilancio di un morto. Le sirene hanno risuonato ieri sera a nord e al centro del Paese, nella Valle del Giordano ed in Cisgiordania, dove tre donne palestinesi sono state uccise dalla caduta di frammenti missilistici vicino a Hebron. Due persone sono rimaste uccise invece ieri in un attacco missilistico iraniano contro la parte centrale di Israele. A rendere noto il fatto sono stati i soccorritori, secondo cui nella città di Ramat Gan sono morti un uomo e una donna, colpiti da diverse schegge.
Un piano a 6 per Hormuz
Intanto, Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone stanno mettendo a punto un piano per garantire la navigazione commerciale dello Stretto di Hormuz, in parte chiuso dall’Iran. In un comunicato diffuso da Londra, i sei Paesi condannano gli attacchi iraniani, mentre i Paesi del Golfo chiedono all’Onu una riunione urgente del Consiglio per i diritti umani denunciando una “situazione di profonda preoccupazione per la pace e la sicurezza internazionali”. Teheran intanto, mentre torna a minacciare una dura rappresalia in caso di nuovi attacchi ai suoi impianti energetici, si rivolge a Turchia, Egitto e Pakistan per contrastare le “azioni destabilizzanti e di escalation” da parte di Usa e Israele. E mentre 12 Paesi arabi Arabia Saudita Bahrein, Egitto, Giordania, Kuwait, Libano, Pakistan, Qatar, Siria, Turchia, Azerbaigian ed Emirati Arabi Uniti, ribadiscono la condanna degli attacchi iraniani, l’alto rappresentante Ue Kaja Kallas, in occasione di Consiglio europeo, in corso a Bruxelles, ripete che “non c’è una base di diritto internazionale per la guerra in Iran”.
La situazione in Libano
Prosegue intanto l'avanzata di terra israeliana anche in Libano. Le Idf hanno distrutto due punti di attraversamento sul fiume Litani, nel Libano meridionale, utilizzati, secondo Israele dai terroristi di Hezbollah per spostarsi dal nord al sud del Paese. Hezbollah ha invece sostenuto di aver colpito tre volte l'insediamento di Kiryat Shmona in Israele e la postazione militare di Misgav Am di fronte alla città di confine di Adaysseh. Attualmente il bilancio delle vittime nel Paese dei Cedri è salito a 968 morti e oltre 2mila feriti. Gli sfollati sono un milione tra cui si contano 350mila bambini.
(Aggiornamento ore 15.15)
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