Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, l'omologo saudita, il Principe Faisal bin Farhan, il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty e il vice primo ministro pakistano Ishaq Dar, a Islamabad Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, l'omologo saudita, il Principe Faisal bin Farhan, il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty e il vice primo ministro pakistano Ishaq Dar, a Islamabad  (ANSA)

In Pakistan i primi colloqui per la pace in Medio Oriente

I ministri degli Esteri di Arabia Saudita, Turchia ed Egitto si sono incontrati ieri in Pakistan per aprire un tavolo negoziale sulla pace in Medio Oriente. Al termine dei colloqui Islamabad ha annunciato di essere pronta ad ospitare incontri diretti tra Iran e Usa. Trump ha definito positive le trattative mentre segnali di tutt’altro tenore sono arrivati da Teheran e dal terreno di guerra dove proseguono gli scontri

Silvia Giovanrosa – Città del Vaticano

"Il Pakistan sarà onorato di ospitare e facilitare colloqui significativi tra le due parti nei prossimi giorni, per una soluzione globale e durata del conflitto in corso", ha affermato il ministro degli Esteri pakistano Ishaq Dar, dopo l'incontro avvenuto ieri nella capitale Islamabad tra i capi delle diplomazie di Arabia Saudita, Egitto e Turchia. Nessuna reazione è giunta però dai rispettivi governi delle parti in conflitto. Per il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, i colloqui sarebbero solo una copertura dato l'arrivo in Medio Oriente di circa 2.500 marine statunitensi. "I nostri bombardamenti continuano. I nostri missili sono in posizione. La nostra determinazione e la nostra fiducia sono aumentate" ha aggiunto il leader iraniano, minacciando di distruggere le truppe statunitensi se dovessero procedere ad un'invasione di terra. Trump invece ha commentato favorevolmente le trattative annunciando che le Guardie della rivoluzione di Teheran hanno consentito il passaggio di 20 navi cisterna cariche di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. La decisione arriva a due giorni dall'ingresso degli Houthi nella guerra, che fa ventilare l'ipotesi di un'ulteriore crisi del trasporto marittimo globale.

Ancora attacchi incrociati sul terreno

E mentre si parla di trattative di pace, sul terreno si registrano ancora attacchi incrociati. L'esercito israeliano ha dichiarato di aver lanciato oltre 140 aerei raid sull'Iran centrale e occidentale, inclusa Teheran, colpendo, tra gli altri obiettivi, siti di lancio e depositi di missili balistici. Una nuova ondata di attacchi aerei è stata segnalata in diverse zone dell'Iran nelle prime ore di oggi. I raid avrebbero preso di mira un'area che va dalla costa del Golfo Persico e alle isole del sud fino alle città settentrionali del Paese. La notizia è stata riportata da Iran International, emittente televisiva iraniana che ha citato fonti locali. Un attacco iraniano ha colpito una centrale elettrica in Kuwait, causando la morte di un lavoratore di nazionalità indiana. Lo ha reso noto il ministero dell'Elettricità, dell'Acqua e delle Energia sostenibilità del Kuwait. In Israele è stato preso di mira un impianto chimico nel sud del Paese vicino alla città di Beersheba. Israele ha dichiarato inoltre di aver intercettato droni lanciati dallo Yemen.

In arrivo truppe statunitensi

Venerdì sono giunti intanto nel Medio Oriente migliaia di Marines. Secondo il Washington Post, il Pentagono si starebbe preparando ad un'invasione di terra della durata di diverse settimane, anche se non è chiaro se il presidente Donald Trump approverà tali piani. Trump ha ventilato inoltre, durante un'intervista rilasciata al Financial Times, l'ipotesi che le forze americane possano impadronire dell'isola di Kharg, il principale hub petrolifero iraniano nel Golfo Persico. "Forse prendiamo l'isola di Kharg, forse no. Abbiamo molte opzioni", ha dichiarato.

La guerra in Libano

E la guerra prosegue anche sul fronte libanese: ieri un casco blu indonesiano della missione Unifil è stato ucciso da fuoco di artiglieria nel sud del Paese dei cedri. Il governo di Giacarta ha chiesto di aprire un'indagine. La Forza di interposizione delle Nazioni Unite ha esortato" tutti gli attori coinvolti a rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale e a garantire la sicurezza del personale e delle proprietà delle Nazioni Unite in ogni momento", astenendosi da azioni che possano mettere in pericolo i soldati della missione di pace. Intanto, il premier Netanyahu ha chiesto di estendere la zona di rivestimento controllata dalle truppe israeliane mentre il bilancio delle vittime in Libano è salito a 1238 morti e 3500 feriti.  

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30 marzo 2026, 09:48