Una famiglia palestinese osserva i danni provocati da un missile iraniano a Bidya, in Cisgiordania Una famiglia palestinese osserva i danni provocati da un missile iraniano a Bidya, in Cisgiordania

Medio Oriente, il Vis: anche in guerra scegliamo l’umanità

Da Gerusalemme Est, dove anche questa mattina sono risuonati gli allarmi dell’antiaerea e un missile iraniano è stato intercettato, Luigi Bisceglia, coordinatore regionale per il Medio oriente del Volontariato internazionale per lo sviluppo, lancia un appello per il ritorno al dialogo e al rispetto del diritto internazionale

Stefano Leszczynski – Città del Vaticano

Nonostante il conflitto e l’instabilità crescente in Medio Oriente, il VIS – Volontariato internazionale per lo sviluppo continua a operare nei territori palestinesi, in particolare tra Gerusalemme Est e Betlemme. Una scelta che, spiega il coordinatore regionale Luigi Bisceglia, nasce da un impegno umano prima ancora che professionale. "La scelta è chiara e semplice: non possiamo abbandonare le comunità e le persone con cui da tanto tempo lavoriamo", afferma.

Rimanere per dare speranza

Anche se la situazione resta drammatica, la presenza sul territorio rappresenta un segnale di continuità e speranza. Secondo Bisceglia, il conflitto non può cancellare la vita quotidiana: "La situazione generale è drammatica, ma questo non significa che la vita non debba andare avanti". Per questo l’impegno è quello di concentrarsi su ciò che è possibile fare, continuando a sostenere le comunità locali e a lavorare per il futuro. Allo stesso tempo, l’auspicio resta quello di una svolta politica e diplomatica: "Continuiamo a sperare e pregare che cessi la violenza, cessino le armi e si possa tornare ad aprire un dialogo".

Ascolta l'intervista a Luigi Bisceglia

Il dialogo, unica strada per la pace

In un momento in cui il linguaggio della guerra sembra dominare la scena internazionale, Bisceglia insiste sull’importanza di non accettare la logica della forza come unica soluzione. "Non dobbiamo accettare l’idea predominante che la guerra o l’uso della forza armata sia l’unico modo per risolvere le controversie internazionali", sottolinea. Per il coordinatore del VIS è fondamentale tornare ai principi che hanno guidato la comunità internazionale dopo la Seconda guerra mondiale: il rispetto del diritto internazionale, la diplomazia e la tutela dei diritti umani. "Bisogna tornare al dialogo e al rispetto del diritto internazionale", afferma. In questo contesto anche la società civile ha un ruolo decisivo. I cittadini, spiega, devono far sentire la propria voce e chiedere alle istituzioni di lavorare per la pace, mentre le Ong presenti sul campo possono contribuire mitigando le conseguenze dei conflitti.

La vita quotidiana tra paura e insicurezza

La guerra non colpisce soltanto i palestinesi della Cisgiordania, ma anche la popolazione israeliana. In tutta la regione la percezione di insicurezza è altissima. "Ovviamente tutti ci si sente in pericolo", racconta Bisceglia. I bombardamenti provenienti dall’Iran e dal Libano continuano a rappresentare una minaccia concreta, alimentando la paura tra la popolazione. In alcune zone, inoltre, mancano persino rifugi adeguati. "Ci sono diverse aree – spiega – che non hanno luoghi sicuri dove ripararsi ogni volta che suonano le sirene". Nonostante la forte percezione della minaccia, all’interno della società israeliana esistono comunque posizioni diverse rispetto alla risposta militare. Non tutti, sottolinea il coordinatore del Vis, ritengono che la forza armata possa garantire una convivenza pacifica nella regione.

Educazione e sviluppo: investire nel futuro

Nonostante le difficoltà operative, il VIS continua a portare avanti i propri progetti grazie soprattutto al lavoro dei collaboratori locali. "Abbiamo la fortuna di avere colleghi e colleghe palestinesi molto in gamba sui quali possiamo contare", spiega Bisceglia, che vive a Gerusalemme da oltre quattordici anni. Le attività dell’organizzazione si concentrano su due settori principali: educazione e sviluppo economico. Nel campo dell’istruzione, il VIS sostiene il Ministero dell’educazione palestinese nella costruzione e ristrutturazione delle scuole, con l’obiettivo di garantire ai bambini l’accesso all’istruzione vicino a casa. "Vogliamo permettere ai bambini e alle bambine di avere la scuola vicino casa e ridurre i problemi legati alla mobilità e all’insicurezza", spiega. Sul fronte economico, invece, il lavoro si concentra soprattutto sulla formazione e sul rafforzamento delle competenze. "Questo è il momento giusto per fare formazione e aiutare le imprese a pensare al futuro in maniera diversa", aggiunge. L’obiettivo è offrire alle persone strumenti concreti per affrontare le crisi e, soprattutto, mantenere viva la speranza.

Una 'terza via' per la società civile

Di fronte a un conflitto sempre più divisivo anche nelle opinioni pubbliche occidentali, Bisceglia invita a cercare una 'terza via' che rimetta al centro la dignità di ogni persona. "Tutti hanno diritto ad avere una vita dignitosa", afferma. Il suo appello è quello di trasformare il dolore in speranza e lavorare per un processo di pace che coinvolga tutte le parti. "L’unico modo per favorire una pace duratura in Medio Oriente è riprendere il processo di pace tra Israele e Palestina", sottolinea. Per arrivarci serviranno anche compromessi difficili, ma necessari per avvicinare le parti. "La pace deve permettere a tutti di vivere una vita dignitosa: israeliani e palestinesi, ebrei, musulmani, cristiani".

La scelta personale di restare

Per Luigi Bisceglia, l’impegno non è solo professionale ma anche profondamente personale. Vive da anni a Gerusalemme, è sposato con una donna palestinese e ha costruito qui la sua famiglia. "La mia scelta di rimanere a Gerusalemme è dettata dal fatto che credo che l’umanità debba prevalere", racconta. Un’esperienza quotidiana che gli permette di vedere da vicino la complessità della realtà locale ma anche l’umanità delle persone che la abitano. "Finché io, mia moglie e le mie figlie saremo qui, proveremo a dare testimonianza di questo".

Non dimenticare la crisi umanitaria

Infine, l’appello alla comunità internazionale e all’opinione pubblica è quello di non distogliere lo sguardo dalla crisi umanitaria che attraversa l’intera regione. "La situazione è drammatica in Libano, a Gaza e in Cisgiordania", ricorda Bisceglia. In un flusso continuo di notizie e emergenze, il rischio è quello di perdere di vista la dimensione umana del conflitto. Per questo invita tutti a informarsi con attenzione e a sostenere le organizzazioni che operano sul campo. "Bisogna fare lo sforzo di guardare oltre i titoli dei giornali e continuare a pensare alle persone più che alle strategie geopolitiche". Perché, conclude, "bisogna rimettere le persone e l’umanità al centro".

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12 marzo 2026, 13:17