Europa, nuovo giro di vite contro migranti e rifugiati
Stefano Leszczynski - Città del Vaticano
Il Regolamento sulla procedura di rimpatrio alla frontiera approvato dal Parlamento europeo introduce un cambio di paradigma nelle politiche di rimpatrio, con l’obiettivo dichiarato di rendere le procedure più rapide ed efficaci. Via libera dunque alla possibilità di istituire centri di rimpatrio in Paesi terzi. Il concetto di “Paese di ritorno” viene infatti ampliato: i migranti in attesa di rimpatrio potranno essere inviati anche in Paesi diversi da quello di origine con i quali l’Unione o i singoli Stati membri abbiano stretto accordi in tal senso.
Nuova definizione di “Paese sicuro”
Il nuovo impianto normativo introduce anche una maggiore flessibilità rispetto ai criteri fissati dalla Corte di giustizia nel 2024. Con l’entrata in vigore del regolamento Ue 2026/464 sarà istituita una lista comune europea dei Paesi considerati sicuri, limitando la discrezionalità nazionale. Inoltre, un Paese potrà essere considerato sicuro anche con eccezioni relative a specifiche aree o categorie di persone. In sostanza, sarà il richiedente asilo a dover dimostrare il rischio individuale in caso di trasferimento forzato verso un determinato Paese considerato sicuro dallo Stato europeo che ne decreta l’espulsione.
Domande di asilo più difficili
Allo scopo di scoraggiare l’avvio delle procedure di richiesta della protezione internazionale che si rivelino poi infondate, le richieste provenienti da cittadini di Paesi con basso tasso di riconoscimento della protezione internazionale saranno esaminate con procedure rapide, con l’obiettivo di velocizzare eventuali rimpatri. Il testo rafforza inoltre la facoltà di ricorrere ai rimpatri forzati rispetto all’opzione della partenza volontaria in seguito al rilascio del cosiddetto ‘foglio di via’. Viene introdotto anche un obbligo di cooperazione per le persone destinatarie di un provvedimento di espulsione, in caso contrario, sono previste misure restrittive della libertà personale. Le nuove norme prevedono un possibile allungamento della detenzione amministrativa fino a un massimo di 24 mesi, in presenza di condizioni come rischio di fuga o motivi di sicurezza. Rafforzate anche le misure per i soggetti ritenuti pericolosi e i divieti di reingresso nell’Unione.
Le prossime tappe
Il voto dell’Europarlamento apre ora la fase dei negoziati tra Parlamento, Consiglio e Commissione europea. Solo dopo un accordo tra le istituzioni il testo tornerà in Aula per l’approvazione definitiva e dovrà ottenere anche il via libera degli Stati membri. A seconda della forma finale – regolamento o direttiva – le nuove norme saranno direttamente applicabili oppure dovranno essere recepite nei singoli ordinamenti nazionali. Il provvedimento ha già sollevato forti critiche da parte della società civile. In particolare, una ventina di organizzazioni impegnate nella tutela dei minori, per i quali potrebbero verificarsi gravi rischi legati all’estensione delle misure detentive. Infatti, secondo le associazioni, il testo consente periodi di trattenimento fino a 24 mesi anche per famiglie con bambini e minori non accompagnati. Una scelta ritenuta incompatibile con il principio del superiore interesse del minore, più volte ribadito da esperti e organismi internazionali.
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