Sudan, strage in un ospedale del Darfur
Vatican News
Entrato nel terzo anno di conflitto, spesso lontano dai riflettori internazionali, il Sudan è sempre più segnato dalle violenze. Un clima di terrore caratterizzato sempre più da atrocità contro la popolazione civile inerme. Almeno 64 persone, tra cui 13 bambini, sono morte nell’attacco all’ospedale universitario di El-Daein, capoluogo del Darfur orientale (Sudan occidentale). Lo hanno reso noto fonti dell’Organizzazione mondiale della sanità, dicendoci «inorridite» per quanto accaduto in quell’area martoriata. I feriti sono una novantina, alcuni dei quali ricoverati in gravi condizioni.
Le atrocità della guerra
L’organizzazione sudanese per i diritti umani Emergency Lawyers, che documenta le atrocità commesse nella sanguinosa guerra tra l’esercito governativo e i paramilitari delle Forze di supporto rapido (Rsf, la principale organizzazione armata che si oppone al governo di Khartoum), ha riferito che l’attacco alla struttura sanitaria è stato opera di un drone lanciato dall’esercito, che ha negato ogni responsabilità. Dall’aprile del 2023, tra i paramilitari delle Rsf e l’esercito sudanese è in corso una violenta guerra civile che ha causato almeno 150.000 morti e costretto più di 12 milioni di persone a fuggire dalle proprie case: una delle crisi umanitarie peggiori di questo secolo.
Un Paese frammentato
Oggi le Forze di supporto rapido controllano soprattutto la parte occidentale del Paese africano, compreso il Darfur, mentre l’esercito sudanese mantiene il controllo delle principali città. Negli ultimi tempi, El-Daein, è stata attaccata ripetutamente dall’esercito regolare, che cerca di contenere l’espansione dei paramilitari spingendoli nelle loro roccaforti. La guerra civile è progressivamente degenerata in un conflitto prolungato e frammentato. Nelle ultime settimane si è registrata una nuova intensificazione delle operazioni militari, in particolare nelle regioni del Kordofan e nel Darfur. L’impiego di droni e bombardamenti aerei da entrambe le parti ha segnato un drammatico salto qualitativo nel conflitto, aumentando l’esposizione dei civili alla violenza diretta. Secondo dati recenti, nella sola regione del Kordofan tra fine gennaio e inizio febbraio 2026 i raid hanno ucciso oltre 90 civili. Il 7 febbraio scorso, un bombardamento di droni da parte delle Rsf nel North Kordofan ha provocato la morte di almeno 24 persone, inclusi 8 bambini.
Crisi umanitaria profonda
La città di El-Fasher, assediata dalle Rsf, è divenuta uno dei simboli del deterioramento della situazione sul terreno. Attacchi contro aree residenziali, infrastrutture essenziali e convogli umanitari hanno aggravato una crisi già profonda, compromettendo ulteriormente la capacità delle organizzazioni internazionali di fornire assistenza. Il 6 febbraio, l’attacco contro un convoglio del World Food Programme ha causato la distruzione delle forniture alimentari per migliaia di persone allo stremo. La sovrapposizione tra collasso umanitario e rivalità sta rendendo sempre più difficile una soluzione negoziale, con la situazione umanitaria che continua a deteriorarsi in modo drammatico. L’ultimo Rapporto dell’Integrated Food Security Phase Classification evidenzia un rapido peggioramento delle condizioni alimentari. Il documento segnala il superamento delle soglie di carestia per malnutrizione acuta e un rischio elevato di mortalità in eccesso in due località del Darfur settentrionale, Um Baru e Kernoi. Secondo il rapporto, decine di milioni di persone, tra cui donne e bambini, risultano colpiti da malnutrizione critica.
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