Trump rinvia i raid sulle centrali energetiche iraniane
Giada Aquilino - Città del Vaticano
La quarta settimana di guerra in Medio Oriente è segnata dall’annuncio del presidente statunitense Donald Trump di rinviare per «un periodo di cinque giorni» l’ultimatum all’Iran, dopo colloqui «produttivi» avuti con Teheran. Attraverso i propri canali social, Trump ha fatto riferimento al monito lanciato sabato sera alla Repubblica islamica, quando aveva minacciato di «colpire e annientare» le centrali elettriche iraniane se Teheran non avesse riaperto «completamente» lo Stretto di Hormuz. Analoghe intimidazioni erano arrivate dai Guardiani della rivoluzione iraniana contro le centrali elettriche israeliane, quelle dei Paesi della regione che riforniscono le basi statunitensi nel Golfo, nonché le infrastrutture energetiche, industriali ed economiche dell’area collegate agli Usa.
Ora il presidente Trump ha fatto cenno a «conversazioni approfondite, dettagliate e costruttive», che continueranno «per tutta la settimana», specificando però che la dilatazione dei tempi della strategia Usa è subordinata «al successo degli incontri e delle discussioni in corso». ». I media iraniani tuttavia smentiscono che ci siano stati contatti con l’amministrazione Usa per mettere fine alla guerra e definiscono una “retromarcia” l’annuncio del presidente Trump.
Nelle scorse ore una timida apertura verso la diplomazia era stata anticipata da Axios, secondo cui gli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, erano già al lavoro con una squadra per negoziare con l’Iran. Egitto, Qatar e Regno Unito — ha aggiunto il sito d’informazione citando un funzionario Usa e altre fonti — avrebbero fatto da tramite nei primi contatti.
Le richieste degli Usa
Trump punterebbe a un impegno di Teheran su sei fronti: nessun programma missilistico per 5 anni; arricchimento dell’uranio pari a zero; smantellamento degli impianti nucleari di Natanz, Isfahan e Fordow; protocolli rigorosi di osservazione esterna; trattati sul controllo degli armamenti con i Paesi della regione che prevedono un limite di 1.000 missili; nessun finanziamento per i proxy dell’Iran.
La posizione di Teheran
Tra le condizioni della Repubblica islamica per negoziare, enunciate dall’agenzia di stampa Tasnim, figurano invece la garanzia che il conflitto non si ripeta, la chiusura delle basi militari Usa in Medio Oriente, il pagamento di un risarcimento all’Iran, la fine della guerra contro tutti i gruppi armati regionali filo-iraniani e un nuovo regime giuridico per lo Stretto di Hormuz.
Proprio nella strategica via d’acqua di fatto resta il blocco della navigazione, nonostante le smentite di Teheran, che starebbe pensando di imporre una tassa di 2 milioni di dollari per il transito. Il Consiglio di difesa iraniano ha minacciato inoltre di posizionare mine marine per bloccare l’intero Golfo se le coste o le isole iraniane dovessero essere attaccate o invase.
La situazione nello Stretto è stata peraltro al centro di una telefonata tra Trump e il primo ministro britannico, Keir Starmer, definita da Downing Street «costruttiva». I due leader — è stato riferito — hanno discusso della necessità di riaprire Hormuz, «essenziale» per la stabilità del mercato energetico globale.
Sul terreno non si fermano gli attacchi
Nelle ultime ore intanto si è registrata un’ennesima, massiccia ondata di bombardamenti israeliani su Teheran. L’esercito israeliano (Idf) ha lanciato un attacco aereo «su vasta scala» contro le infrastrutture del regime iraniano, nel quadro della strategia di azzeramento dei centri di comando e controllo iraniani già avviata nelle prime fasi del conflitto, il 28 febbraio scorso. Colpiti tra l’altro una base militare utilizzata per l’addestramento dei soldati e lo stoccaggio di sistemi missilistici, un impianto di produzione di armi e alcune sedi dell’intelligence e delle Forze di sicurezza interna. Secondo il britannico «The Guardian» peraltro una nube tossica continua a incombere sulla capitale della Repubblica islamica, dopo i raid dei giorni scorsi sui depositi di petrolio di Teheran, con gravi rischi per la salute degli abitanti. L’agenzia iraniana Isna riferisce inoltre che un raid aereo israelo-statunitense ha colpito diverse abitazioni nella parte settentrionale di Khorramabad, nella provincia del Lorestan, uccidendo almeno 8 persone e ferendone oltre 40.
Le Idf, di contro, hanno rilevato un nuovo attacco missilistico balistico proveniente dall’Iran. Le sirene d’allarme sono scattate nell’area di Gerusalemme e nel sud di Israele.
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