Il blocco dello stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20 per cento del petrolio mondiale, segna un ulteriore punto di escalation nel conflitto Il blocco dello stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20 per cento del petrolio mondiale, segna un ulteriore punto di escalation nel conflitto 

Iran, entra in vigore il blocco dello Stretto di Hormuz

La misura, che sarà attuata dalla Marina statunitense, prevede l’intercettazione delle navi dirette verso i porti iraniani o in uscita da essi, con l’obiettivo dichiarato di impedire a Teheran di continuare a esportare petrolio. Prosegue intanto l'offensiva di Israele nel sud del Libano

Guglielmo Gallone - Città del Vaticano

Entra in vigore oggi alle ore 16 negli Stati Uniti (le 10 italiane) il blocco dello stretto di Hormuz imposto dal presidente Usa, Donald Trump, dopo il primo round di negoziati con l’Iran. La misura, che sarà attuata dalla Marina statunitense, prevede l’intercettazione delle navi dirette verso i porti iraniani o in uscita da essi, con l’obiettivo dichiarato di impedire a Teheran di continuare a esportare petrolio attraverso uno dei passaggi più strategici per il commercio mondiale.

Il blocco di Hormuz

Secondo il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), il blocco sarà applicato in modo “imparziale” a tutte le imbarcazioni, pur consentendo il transito tra porti non iraniani. Washington intende in questo modo contrastare quello che Trump ha definito un sistema di “estorsione globale”, legato ai pedaggi imposti da Teheran nel Golfo Persico. Dura la reazione iraniana. L’esercito di Teheran ha definito il blocco “illegale” e lo ha paragonato a un atto di “pirateria”, mentre resta alta la tensione dopo la rottura dei colloqui diplomatici avvenuti nel fine settimana in Pakistan. Il presidente statunitense ha inoltre ribadito di non considerare prioritario il ritorno al tavolo negoziale, sostenendo che la misura sarà “molto efficace”. Sul piano internazionale, emergono però divisioni tra gli alleati occidentali. Il Regno Unito, secondo quanto riferito dalla Bbc, non parteciperà al blocco militare statunitense, pur continuando a sostenere la libertà di navigazione nello stretto, ritenuta essenziale per l’economia globale.

Ripercussioni economiche

Intanto, le ripercussioni economiche si fanno già sentire. I prezzi del petrolio sono tornati sopra i 100 dollari al barile, mentre il gas ha registrato un aumento significativo sui mercati europei. Gli effetti si estendono anche al dollaro statunitense, il cui ruolo come valuta dominante nel commercio marittimo consente agli Stati Uniti di mantenere basse le tasse e alti i deficit. L’Iran, osservano i marinai, sta riscuotendo i pedaggi in yuan cinese o criptovalute. In appena sei settimane, la guerra con l’Iran ha così infranto un sistema di commercio globale che per oltre un secolo ha garantito la libertà di navigare in mare aperto. Secondo un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, le conseguenze della guerra potrebbero spingere oltre 32 milioni di persone nel mondo verso la povertà, aggravando una crisi che coinvolge energia, sicurezza alimentare e crescita economica.

Il fronte libanese

Nel frattempo prosegue incessante la guerra sul fronte meridionale del Libano: secondo l’agenzia di stampa libanese Nna, citata da Al Jazeera, almeno cinque persone sono morte in una serie di raid aerei, bombardamenti di artiglieria e attacchi con proiettili al fosforo attribuiti alle forze israeliane in diverse località, tra cui Bazouriyeh, Nabatiyeh El Faouqa e Choukine. Gli attacchi si inseriscono in un’offensiva più ampia che, secondo il ministero della Salute libanese, ha già causato oltre 2.000 morti dall’inizio di marzo. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha ribadito che le operazioni militari continueranno nella cosiddetta “zona di sicurezza” nel sud del Paese.

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13 aprile 2026, 09:22