Iran, piano di pace dal Pakistan: tregua e apertura di Hormuz. No di Teheran
Roberto Paglialonga - Città del Vaticano
Sono al momento 34 le vittime degli ultimi attacchi statunitensi e israeliani contro l'Iran. Lo scrive Al Jazeera, precisando che i pesanti raid di questa notte e del mattino mattino hanno causato almeno 23 morti, tra cui sei bambini, nella provincia di Teheran, cinque in una zona residenziale della città di Qom, a sud di Teheran, e sei morti nella città meridionale di Bandar-e Lengeh.
Attacco al petrolchimico iraniano di South Pars
Colpito anche il complesso petrolchimico iraniano di South Pars a Asaluyeh: lo ha riferito l'agenzia Fars, che parla di "varie esplosioni" segnalate nell'area. Israel Katz, ministro della Difesa israeliano, ha confermato l'attacco sull'impianto, che ha descritto come "la più grande" infrastruttura petrolchimica iraniana.
Ucciso dall'Idf il capo degli 007 dei pasdaran
Ucciso in un bombardamento pure il capo dell'intelligence dei pasdaran, Seyed Majid Khademi. La notizia della morte è stata confermata dalle Guardie rivoluzionarie iraniane, mentre l'attacco in cui questi avrebbe perso la vita è stato rivendicato dalle forze israeliane. Colpite anche strutture energetiche all'Università di Sharif, nel nord-est della capitale, con conseguenti blackout nella zona. Danneggiata anche una moschea universitaria. Mentre l'Idf ha parlato di attacchi su "obiettivi del regime".
Le minacce di ritorsioni "devastanti" da Teheran
Per parte sua, il Comando militare centrale iraniano ha lanciato una dura minaccia monito ai propri avversari, paventando ritorsioni "senza precedenti" qualora vengano nuovamente colpiti obiettivi civili. Attraverso una dichiarazione ufficiale del quartier generale centrale "Khatam al-Anbiya", rilanciata dall'emittente statale Irib, le forze armate di Teheran hanno chiarito che la natura delle prossime fasi operative dipenderà strettamente dalle azioni nemiche sul campo. "Se gli attacchi contro obiettivi civili si ripeteranno", le "nostre operazioni saranno più devastanti e diffuse".
Missili su Tel Aviv e Haifa
Le sirene di allarme sono tornate a suonare nel centro d'Israele per un nuovo lancio di missili balistici provenienti dall'Iran. Forti esplosioni sono state avvertite su Tel Aviv e nelle aree circostanti, dove i sistemi di difesa aerea sono entrati in funzione per intercettare la minaccia. Secondo "The Times of Israel" quattro corpi senza vita sono stati estratti dalle macerie di un palazzo di sei piani colpito da un missile iraniano a Haifa, nel nord di Israele. Inoltre, la polizia di Teheran ha annunciato una retata che ha portato all'arresto di 42 persone, ritenutie "agenti" legati a Israele e Stati Uniti, per avere filmato edifici militari e degli apparati di sicurezza.
Colpiti ancora i Paesi del Golfo
Ordigni sono stati lanciati nuovamente sui Paesi del Golfo. Sei persone sono rimaste ferite in Kuwait, secondo quanto riferito dalle autorità del Paese, dove sono state colpite basi militari Usa. Attacchi a strutture statunitensi anche negli Emirati Arabi Uniti, dove le autorità hanno comunicato ufficialmente che i propri sistemi di difesa aerea sono impegnati nel contrastare operazioni coordinate con missili e droni.
Le proposte di tregua tramite il Pakistan. No di Teheran
Quella appena trascorsa sarebbe stata una notte di intensi negoziati, secondo quanto ha riportato il sito Axios, per cercare di arrivare a un'intesa che fermi, almeno temporaneamente, la guerra. Il Pakistan, al lavoro con Egitto e Turchia, ha preparato un piano i due fasi che prevede un cessate-il-fuoco di 45 giorni durante il quale trattare un accordo di pace vero e proprio. Tra i nodi principali, la riapertura dello stretto di Hormuz "entro 15-20 giorni" e la destinazione dell'uranio arricchito. La proposta, ha spiegato la Reuters, è stata inviata alle parti da Islamabad, ma Teheran ha già chiarito di non voler accettare una tregua temporanea perchè - secondo le autorità del regime iraniano - favorirebbe solo le controparti Usa e Israele, e per questo Hormuz non verrà riaperto al momento. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, come riportato da Iran International, ha affermato che i negoziati non possono svolgersi sotto minaccia e che il piano in 15 punti proposto dall'amministrazione di Washington, trasmesso attraverso il Pakistan e altri Paesi, era "eccessivo, insolito e irragionevole" per Teheran. Hormuz (da cui nelle ultime ore sono transitate 15 navi, autorizzate dalle Guardie rivoluzionarie) "non tornerà mai più allo stato precedente", ha dichiarato su X la Marina dei pasdaran.
Il nuovo ultimatum di Trump
Il presidente degli Usa, Donald Trump, nelle ultime ore ha intanto lanciato nuove minacce e un nuovo ultimatum a Teheran. "Faccio saltare tutto il Paese per aria, sarà l'inferno se l'Iran non apre lo Stretto di Hormuz", ha dichiarato sui social. La scadenza per la riapertura del passaggio sembra essere stata posticipata, dopo che era stata inizialmente fissata a oggi, lunedì 6 aprile. Secondo quanto si intuisce da un messaggio su Truth, la deadline slitterebbe a quanto pare alle 20.00 - ora locale di Washington - di martedì 7 aprile.
Bombe israeliane sul sud del Libano e su Beirut
Nel frattempo, proseguono i bombardamenti israeliani sul Libano. L'Idf ha annunciato di aver avviato una nuova ondata di attacchi aerei contro le infrastrutture di Hezbollah a Beirut, come riporta "The Times of Israel". Questa mattina era stato emesso un avviso "urgente" di evacuazione verso sette quartieri della periferia meridionale della capitale. Nella notte un raid ha colpito un condominio sulle colline di Ain Saadeh, una località a est di Beirut, provocando la morte di tre persone. La notizia è stata confermata dal ministero della Salute del Paese dei cedri attraverso un comunicato ufficiale. Secondo l'agenzia libanese Nna, altre tre persone sono state uccise in un raid a Burj Rahal, nel sud (distretto di Tiro), mentre altre due vittime sono state registrate a Mashghara, circa 85 chilometri a nordest. Al Jazeera, invece, riferisce di un attacco mirato su un'auto a Kfar Rumman, nel distretto di Nabatieh, in cui sono state uccise quattro persone.
Economia: rally del prezzo del petrolio
Petrolio in rialzo a inizio settimana dopo le nuove minacce di Donald Trump all'Iran sulla distruzione delle sue centrali elettriche e di altri impianti nel caso in cui la leadership di Teheran dovesse decidere di non "firmare un accordo" o di non "aprire lo Stretto di Hormuz", braccio di mare dove transita il 20% del greggio mondiale circa: il Wti in rialzo dell'1,93%, a 113,69 dollari al barile, mentre il Brent a quota 110,67 dollari (+1,64%). Successivamente, nel corso della mattinata prezzo in deciso calo per le attese di un cessate-il-fuoco fra Iran e Usa a poche ore della scadenza dell'ultimatum del presidente Trump. Il greggio Wti del Texas cede 1,98% a 109,2 dollari al barile mentre il Brent del Mare del Nord perde 1,8% a 106,9 dollari.
(nuovo aggiornamento ore 15.06)
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