Libertà di stampa, mai così male secondo i dati di Reporter senza frontiere
Stefano Leszczynski – Città del Vaticano
Dalla nascita del report che da 25 anni fa il punto sulla libertà di stampa a livello globale, il 2025 è, finora, l’anno più nero nella storia del giornalismo. Per la prima volta, secondo l’ultimo World Press Freedom Index, più del 52% dei Paesi presenta gravi criticità. Se nel 2002 una parte significativa della popolazione viveva in contesti favorevoli all’informazione, oggi meno dell’1% gode di una reale libertà di stampa. Questa deriva è il risultato di un processo graduale ma costante: il giornalismo è sempre più ostacolato da pressioni politiche, difficoltà economiche e normative ostili.
Leggi e sicurezza
Tra gli indicatori presi in considerazione dal Rapporto, quello legislativo è il più deteriorato. Complessivamente nel mondo le normative sulla stampa sono state inasprite in più del 60% degli Stati. Tra le principali minacce figurano le misure adottate in materia di sicurezza nazionale: strumenti nati per proteggere gli Stati vengono spesso impiegati per limitare il diritto all’informazione. Come sottolinea Anne Bocandé, direttrice editoriale di Reporter senza frontiere, la criminalizzazione del giornalismo è ormai un fenomeno globale. Non riguarda solo i regimi autoritari, ma coinvolge anche le democrazie, dove leggi emergenziali, querele temerarie e procedimenti giudiziari vengono usati per tentare di intimidire i giornalisti.
Informare è diventato pericoloso
I conflitti armati restano una delle principali cause del declino della libertà di stampa. Paesi come Iraq, Sudan e Yemen registrano condizioni estremamente difficili. Particolarmente drammatica è la situazione nei territori palestinesi, dove centinaia di giornalisti sono stati uccisi negli ultimi anni. Parallelamente, i regimi autoritari in ogni parte del mondo continuano a soffocare ogni forma di informazione indipendente.
Americhe in difficoltà
Il continente americano mostra segnali preoccupanti. Gli Stati Uniti perdono sette posizioni, riflettendo un clima sempre più ostile verso la stampa indipendente. Anche in America Latina si registra un peggioramento, tra violenza legata al crimine organizzato e pressioni politiche. Paesi come Ecuador e Perù – rivela il Rapporto - sono scivolati in classifica dopo l’uccisione di diversi giornalisti, mentre in Nicaragua e Cuba il panorama mediatico è ormai fortemente compromesso.
Spiragli e responsabilità future
Non mancano tuttavia segnali positivi: la Norvegia si conferma al primo posto per il decimo anno consecutivo, mentre la Siria registra il miglioramento più significativo dopo i recenti cambiamenti politici. Nonostante questo, il quadro generale resta allarmante. Reporter senza frontiere lancia quindi un appello chiaro: l’inazione equivale a complicità. Servono misure concrete per proteggere i giornalisti, rafforzare le garanzie legali e contrastare l’impunità. La libertà di stampa, pilastro delle democrazie, non è garantita per sempre. Il suo futuro dipende dalle scelte politiche e dalla capacità dei cittadini di difenderla.
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