Secondo le autorità locali, quella in corso è una delle peggiori ondate di violenza dell’ultimo decennio Secondo le autorità locali, quella in corso è una delle peggiori ondate di violenza dell’ultimo decennio  (AFP or licensors)

Colombia, almeno 50 morti negli scontri tra dissidenti delle ex Farc

Gli scontri sarebbero il risultato della feroce battaglia tra gruppi armati per il controllo del Guaviare, regione strategica per il narcotraffico e l’estrazione mineraria illegale. Quest’area, coperta da vaste porzioni di foresta amazzonica e storicamente roccaforte delle guerriglie, è tornata al centro di una guerra sotterranea combattuta dalle fazioni nate dalla frammentazione delle Farc

Vatican News

A pochi giorni dalle elezioni presidenziali, la Colombia torna a fare i conti con lo spettro della guerriglia interna e con una nuova, drammatica esplosione di violenza armata. Almeno 50 persone, ma si teme che possano essere molte di più, sono morte negli scontri a fuoco tra due gruppi dissidenti delle ex Forze armate rivoluzionare della Colombia (Farc) nel dipartimento di Guaviare, nel centro del Paese sudamericano. Lo ha dichiarato all’agenzia Afp il sindaco di San José del Guaviare, Willy Rodríguez.

Un ritorno agli anni più sanguinosi

Quanto accaduto riaccende i timori di un ritorno agli anni più sanguinosi del conflitto colombiano proprio mentre il Paese si avvicina a un appuntamento elettorale decisivo, in un clima già segnato da forti tensioni politiche e crescenti preoccupazioni per la sicurezza. Secondo le autorità locali, quella in corso è una delle peggiori ondate di violenza dell’ultimo decennio: gli scontri sarebbero il risultato della feroce battaglia tra gruppi armati per il controllo del Guaviare, regione strategica per il narcotraffico e l’estrazione mineraria illegale. Quest’area, coperta da vaste porzioni di foresta amazzonica e storicamente roccaforte delle guerriglie, è tornata al centro di una guerra sotterranea combattuta dalle fazioni nate dalla frammentazione delle ex Farc. In palio ci sono le rotte della cocaina, le miniere clandestine e il dominio del territorio, in una spirale di violenza che appare sempre più fuori controllo. «I corpi sono lì, ammassati; devono essere rimossi», ha dichiarato il sindaco Rodríguez, descrivendo con parole drammatiche la brutalità della situazione sul terreno. L’ondata di violenza viene descritta come una delle più gravi degli ultimi dieci anni e rappresenta un duro colpo per il fragile processo di pace avviato dopo l’accordo del 2016 siglato tra Bogotá e le Farc.

In attesa del voto

Nonostante la firma dell’intesa, molte aree periferiche della Colombia sono rimaste prive di un effettivo controllo statale, consentendo a gruppi armati, narcotrafficanti e bande criminali di riorganizzarsi e consolidare il proprio potere. Mentre milioni di colombiani si preparano a votare domenica 31 maggio per eleggere il nuovo presidente della Repubblica, il bagno di sangue nel dipartimento di Guaviare rischia di diventare il simbolo più drammatico di una Colombia ancora intrappolata tra promesse di pace incompiute, dominio della criminalità organizzata e violenze diffuse.

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29 maggio 2026, 15:41