Centinaia di persone sono fuggite da alcuni quartieri della capitale Port-au-Prince a causa degli scontri tra gruppi armati, che hanno provocato almeno 40 feriti Centinaia di persone sono fuggite da alcuni quartieri della capitale Port-au-Prince a causa degli scontri tra gruppi armati, che hanno provocato almeno 40 feriti  (ANSA)

Haiti, la capitale Port-au-Prince sotto assedio delle gang: almeno 40 feriti

Centinaia gli sfollati. Secondo l’ultimo rapporto dell’Ufficio integrato delle Nazioni Unite per Haiti, nel 2026 l’instabilità nel Paese ha già causato almeno 1.642 morti e 745 feriti. Numeri che confermano la portata dell’escalation violenta e la difficoltà delle autorità nel ristabilire l’ordine

Francesco Citterich - Città del Vaticano

Haiti resta intrappolato in una spirale di violenza sempre più fuori controllo, in cui scontri tra bande armate, operazioni di polizia e il progressivo collasso delle istituzioni stanno trasformando diverse regioni del Paese caraibico in un territorio frammentato, instabile e in larga parte sottratto al controllo statale.

Nuove ondate di attacchi

Negli ultimi giorni la situazione si è ulteriormente aggravata con nuove ondate di attacchi che hanno costretto alla chiusura di servizi essenziali e all’evacuazione di strutture sanitarie, in un contesto già segnato da una grave emergenza umanitaria e da continui sfollamenti di civili. Centinaia di persone sono fuggite da alcuni quartieri della capitale Port-au-Prince a causa degli scontri tra gruppi armati, che hanno provocato almeno 40 feriti. Lo ha confermato l’ufficio haitiano dell’organizzazione  umanitaria Medici senza frontiere, che ha deciso di evacuare temporaneamente uno dei suoi ospedali fino a nuovo avviso, evidenziando come anche le strutture sanitarie siano ormai esposte al rischio diretto delle violenze.

Una crisi umanitaria sempre più profonda

L’emergenza sicurezza si intreccia con una crisi umanitaria sempre più profonda. Migliaia di famiglie risultano sfollate, molte delle quali costrette a vivere in alloggi di fortuna o a spostarsi ripetutamente per sfuggire alle ripetute violenze.  In diversi quartieri della capitale, la presenza delle forze dell’ordine appare intermittente o insufficiente, mentre le gang continuano a contendersi il controllo di snodi strategici, vie di comunicazione e aree residenziali. Secondo l’ultimo rapporto dell’Ufficio integrato delle Nazioni Unite per Haiti, nel 2026 l’instabilità nel Paese ha già causato almeno 1.642 morti e 745 feriti. Numeri che confermano la portata dell’escalation violenta e la difficoltà delle autorità nel ristabilire l’ordine. Il primo ministro Alix Didier Fils-Aimé ha ribadito che lo Stato non cederà alla paura o all’intimidazione, assicurando che tutte le risorse necessarie saranno mobilitate per neutralizzare i gruppi criminali, smantellarne le reti e ripristinare la sicurezza pubblica.

Il vuoto di potere

A quasi cinque anni dall’assassinio del presidente, Jovenel Moïse, Haiti appare sempre più segnata da un vuoto di potere che non è stato colmato da una stabilità politica duratura. In questo drammatico scenario, le gang hanno progressivamente esteso la loro influenza su ampie porzioni del territorio, mentre la popolazione civile si trova sempre più esposta a omicidi, sequestri, fughe di massa e violenze diffuse che rendono la vita quotidiana una condizione di costante emergenza.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

13 maggio 2026, 13:34