A Granadilla de Abona, Tenerife, Spagna, un'imbarcazione rifornisce di carburante la nave battente bandiera olandese MV Hondius, colpita da un'epidemia di hantavirus A Granadilla de Abona, Tenerife, Spagna, un'imbarcazione rifornisce di carburante la nave battente bandiera olandese MV Hondius, colpita da un'epidemia di hantavirus  (ANSA)

Hantavirus, contagio limitato ma monitoraggio globale necessario

A colloquio con Massimo Andreoni, ordinario di malattie infettive a Tor Vergata: "Nelle fasi più acute, un singolo caso di Covid-19 poteva generarne fino a 16 nuovi. La capacità di diffusione interumana dell’Andes virus è estremamente limitata". Difficile dunque ipotizzare un’evoluzione epidemica o pandemica

Davide Dionisi - Città del Vaticano

È balzata agli onori della cronaca nelle ultime settimane a causa di un focolaio scoppiato a bordo di una nave da crociera e in brevissimo tempo la vicenda dell’Hantavirus (Andes virus) è diventata caso sanitario internazionale. Tutto è iniziato a Ushuaia, in Argentina. Prima di imbarcarsi il primo aprile scorso, alcuni passeggeri avrebbero partecipato ad un’escursione di birdwatching in aree boschive della Patagonia. È qui che il virus avrebbe fatto il “salto” dagli escrementi di roditori selvatici all’uomo. Intanto a Tenerife si sono concluse le procedure di sbarco del natante e, parallelamente, sono stati attivati aerei speciali al fine di garantire il rimpatrio di tutto il personale e dei viaggiatori. “Desidero ringraziare il popolo delle Isole Canarie che, con la consueta ospitalità, ha accolto la nave da crociera Hondius e i passeggeri infetti da hantavirus. Non vedo l’ora di rivedervi tutti il mese prossimo durante la mia visita alle Isole” ha detto il Papa ieri durante il Regina Caeli. 

Ascolta l'intervista con il professor Massimo Andreoni

La capacità "molto ridotta" del contagio

«Dal punto di vista scientifico, non emergono elementi di particolare novità rispetto a quanto già noto su questo virus. Sappiamo che nel 2025, in Sud America, sono stati registrati 229 casi con 59 decessi, il che attesta un tasso di letalità di circa il 25%», rileva Massimo Andreoni, professore ordinario di malattie infettive presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, specialista in medicina interna e in malattie infettive e tropicali. In merito alla valutazione scientifica del focolaio, Andreoni spiega: «Il fatto che non si siano sviluppati focolai epidemici rilevanti è un segnale rassicurante. Come noto, il virus si trasmette solitamente dai piccoli roditori all’uomo; sebbene esista la possibilità di contagio interumano per via respiratoria, questa capacità è molto ridotta e tende a generare focolai estremamente circoscritti. Nel caso specifico del focolaio scoppiato a bordo di una nave — continua — ovvero un ambiente chiuso dove le persone vivono in stretto contatto, la diffusione è stata leggermente più probabile rispetto alla norma. Tuttavia, l’evento resterà con ogni probabilità contenuto: potrebbero verificarsi ulteriori casi isolati, ma è difficile ipotizzare un’evoluzione epidemica o pandemica». 

Differenze strutturali con il covid-19

Quanto alle differenze strutturali con il Sars-CoV-2, il direttore dell’unità operativa complessa di malattie infettive e presidente del comitato per le infezioni correlate all’assistenza del Policlinico Tor Vergata di Roma, si è detto in linea con la valutazione del direttore dell’Oms secondo cui non siamo di fronte a un nuovo Covid. «Esistono differenze strutturali profonde tra i due virus — indica — Sars-CoV-2 e influenza possiedono un’altissima trasmissibilità respiratoria. Nelle fasi più acute, un singolo caso di Covid-19 poteva generarne fino a 16 nuovi. La capacità di diffusione interumana dell’Andes virus (Hantavirus) è estremamente limitata. Sebbene sia necessario monitorare i contatti delle persone che erano a bordo della nave e che si sono spostate in varie parti del mondo, le attuali procedure di tracciamento offrono ottime garanzie. La possibilità di una diffusione su larga scala rimane, dunque, molto modesta». Ma quali sono i rischi globali, al di là dei numeri contenuti? «In un mondo interconnesso, qualsiasi infezione, anche se originata in aree remote, può raggiungere ogni angolo del pianeta in tempi rapidissimi», chiarisce Andreoni, aggiungendo che «il contatto sempre più frequente tra uomo e animali selvatici facilita il passaggio di virus che altrimenti non colpirebbero la nostra specie. Il vero rischio scientifico risiede nella mutazione: durante il passaggio da animale a uomo, o nei successivi contagi tra umani, il virus potrebbe modificarsi e acquisire una maggiore trasmissibilità interumana. È proprio questo potenziale adattamento a scatenare epidemie o pandemie. Per tale ragione, questi fenomeni vanno osservati con estrema cautela, mantenendo alta l’attenzione sulla gestione del contatto con la fauna selvatica». 

 

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11 maggio 2026, 12:42