La Knesset, il parlamento israeliano La Knesset, il parlamento israeliano

Israele, un tribunale speciale per i responsabili del 7 ottobre

Approvato dalla Knesset un disegno di legge, che prevede la possibilità di condannare alla pena capitale le persone ritenute colpevoli dell'attaccco del 2023. Critiche le organizzazioni per i diritti umani. Intanto da Bruxelles arrivano le sanzioni per i coloni violenti

Beatrice Guarrera - Città del Vaticano

Il Parlamento israeliano ha approvato un disegno di legge che istituisce un tribunale speciale con l’autorità di condannare a morte i palestinesi riconosciuti colpevoli di aver preso parte all’attacco del 7 ottobre 2023 guidato da Hamas, a cui è seguita la guerra a Gaza. La misura è stata approvata dalla Knesset con 93 voti a favore e nessuno contrario.  Immediate le critiche da parte delle organizzazioni per i diritti umani, le quali sostengono che la legge renda troppo facile l’imposizione della pena di morte e allo stesso tempo elimini le procedure a tutela del diritto a un processo equo. Gli imputati, infatti, possono presentare ricorso contro la sentenza, ma i ricorsi devono essere esaminati da una Corte d'appello speciale e separata, anziché dalle normali Corti d'appello. 

La risposta delle organizzazioni per i diritti umani

Il provvedimento è distinto da una legge approvata a marzo che ha istituito la pena di morte per i palestinesi condannati per l’uccisione di israeliani, che non è retroattiva e quindi non potrebbe essere applicata ai sospettati dell’ottobre 2023. Diverse organizzazioni israeliane per i diritti umani, fra cui Hamoked, Adalah e il Comitato pubblico contro la tortura in Israele, hanno dichiarato che, sebbene «la giustizia per le vittime del 7 ottobre sia un imperativo legittimo e urgente», qualsiasi responsabilità per i crimini «deve essere perseguita attraverso un processo che includa, anziché abbandonare, i principi di giustizia». Secondo il Comitato pubblico contro la tortura in Israele, il Paese detiene ancora circa 1.300 palestinesi di Gaza senza alcuna accusa nei propri centri di detenzione.  


Un attacco a pochi metri da una clinica

Intanto nella Striscia, si continua a morire, nonostante la tregua. Medici senza frontiere ha denunciato che ieri a Beit Lahia, nel nord di Gaza, un carro armato israeliano ha sparato 2 colpi di artiglieria nei pressi della clinica Al Tayeb, ferendo almeno 12 persone mentre i team medici stavano operando a solo 400 metri di distanza. «Dal cosiddetto cessate-il-fuoco, Israele ha ucciso più di 800 persone e ne ha ferite più di 2.000», ha affermato l’ong, che ha chiesto ancora una volta la protezione dei civili.

Sanzioni contro i coloni violenti

Nel frattempo ieri il Consiglio Affari esteri dell'Unione europea riunitosi a Bruxelles ha approvato le sanzioni contro i coloni israeliani violenti. Si tratta di misure individuali che non colpiscono lo Stato di Israele, ma persone e organizzazioni ritenute responsabili o sostenitrici di violenze ed estremismo in Cisgiordania. L’accordo politico è arrivato dopo mesi di stallo, reso possibile dal venir meno del veto ungherese. Le misure riguardano tre coloni e quattro organizzazioni di coloni, insieme a nuove sanzioni contro esponenti di Hamas. Per i destinatari delle sanzioni, dunque, verranno congelati nell’Ue conti correnti e attività finanziarie dei soggetti inseriti nella “lista nera” europea, ai quali sarà impedito, inoltre, l’ingresso nei Paesi Ue.   In un messaggio su X il ministro degli Affari esteri, Gideon Sa’ar, ha affermato che Israele «respinge fermamente» la decisione dell’Unione europea di «imporre sanzioni su cittadini e organizzazioni israeliane». Più dura la riposta del ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, che su X ha accusato l’Unione europea di antisemitismo. 

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12 maggio 2026, 15:47