Un medico in una delle aree più remote del Sud Sudan Un medico in una delle aree più remote del Sud Sudan

Sud Sudan, ospedali distrutti e violenze sui civili. L'allarme di Msf

Il nuovo rapporto di Medici Senza Frontiere denuncia l’escalation del conflitto in Sud Sudan: attacchi indiscriminati contro la popolazione, violenze sessuali diffuse, reclutamento forzato e strutture sanitarie colpite deliberatamente. In poco più di un anno, 762mila persone sono rimaste senza assistenza medica

Stefano Leszczynski – Città del Vaticano

Bombardamenti contro ospedali, villaggi incendiati, donne stuprate, bambini reclutati con la forza e migliaia di persone costrette alla fuga senza cibo né acqua. È il quadro drammatico tracciato da Medici Senza Frontiere nel rapporto “Li hanno uccisi mentre scappavamo”, pubblicato il 19 maggio, sulla crisi umanitaria in Sud Sudan.

Attacchi contro i civili

Secondo l’organizzazione, dall’inizio del 2025 all’aprile 2026 gli attacchi contro civili e infrastrutture sanitarie si sono moltiplicati, lasciando circa 762mila persone senza accesso alle cure. Msf denuncia almeno 12 attacchi diretti contro il proprio personale e le proprie strutture, tra saccheggi, rapimenti e bombardamenti. “Gli attacchi diretti contro civili e ospedali costituiscono gravi violazioni del diritto internazionale umanitario”, sottolinea l’organizzazione, che chiede a tutte le parti in conflitto di garantire protezione alla popolazione e accesso sicuro agli aiuti umanitari.

Ospedali nel mirino

Nel mirino delle violenze non ci sono soltanto i civili. Anche il sistema sanitario è diventato bersaglio del conflitto. L’ospedale di Old Fangak, sostenuto da Msf, è stato bombardato nel maggio 2025 dalle forze governative. Stessa sorte per l’ospedale di Lankien, colpito nel febbraio 2026. Altre strutture sanitarie, tra cui quelle di Ulang, Pieri e Akobo, sono state saccheggiate da gruppi armati. Il risultato è il collasso progressivo dell’assistenza medica nelle aree più colpite. Da gennaio 2025, Medici senza frontiere ha curato in media 16 persone al giorno per ferite legate alla violenza in diverse regioni del Paese, tra cui Jonglei, Alto Nilo ed Equatoria Centrale. I dati mostrano un netto peggioramento della situazione: nel 2025 si sono registrati 138 attacchi aerei contro i soli due del 2024. Nello stesso periodo, le persone curate da Msf per ferite da guerra sono salite a 6.095, con un aumento del 77% dei casi legati ad armi da fuoco.

Fame, fuga e violenze sessuali

Il rapporto raccoglie numerose testimonianze di civili in fuga. “Sono scappata con mio figlio. Da lontano vedevo il villaggio in fiamme”, racconta una donna sfollata curata nella struttura di Chuil. “Hanno bruciato mia nonna dentro casa. Gli anziani non potevano correre con noi. Li hanno uccisi”. Particolarmente allarmante è il numero di violenze sessuali. Solo nei primi quattro mesi del 2026, Msf ha assistito 885 sopravvissuti a stupri e aggressioni di genere. Una paziente dell’ospedale civile di Yei, dopo essere stata violentata da un gruppo di uomini armati, è stata aggredita di nuovo pochi giorni dopo mentre raccoglieva legna vicino al villaggio.

Aiuti umanitari ostacolati

Medici senza frontiere denuncia, inoltre, il crescente restringimento dello spazio umanitario. Secondo il capo missione Zakaria Mwatia, l’insicurezza, i divieti di accesso e la “strumentalizzazione degli aiuti” impediscono alle organizzazioni umanitarie di raggiungere le popolazioni più vulnerabili. Le parti in conflitto, sostiene il rapporto, utilizzano gli aiuti come leva politica e militare, cercando di indirizzarli verso alcune aree ed escludendone altre, soprattutto nelle regioni controllate dall’opposizione. Il conflitto sudsudanese, iniziato anni fa ma riesploso con forza dal 2025, coinvolge oggi una galassia frammentata di gruppi armati, milizie e alleanze variabili lungo linee etniche e regionali. Una guerra multipla che continua a colpire soprattutto la popolazione civile, intrappolata tra violenze, fame e assenza di protezione.

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19 maggio 2026, 18:24