Giornalisti palestinesi al funerale di un collega ucciso nella Striscia di Gaza Giornalisti palestinesi al funerale di un collega ucciso nella Striscia di Gaza  (AFP or licensors)

Ue, Kallas: senza stampa libera non esiste la democrazia

Il 3 maggio ricorre la Giornata mondiale per la libertà di stampa. L'Alto rappresentante Ue per la Politica estera denuncia il 2025 come "l'anno più letale di sempre per i giornalisti". Freedom House: 40 Paesi ancora classificati come "non liberi". Il Papa al Regina Caeli: "Purtroppo questo diritto è spesso violato, in modo a volte flagrante, a volte nascosto"

Roberto Paglialonga - Città del Vaticano

Oggi la Giornata mondiale per la libertà di stampa, istituita nel 1993 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite su impulso dell’Unesco. A menzionare l'importanza della ricorrenza anche Papa Leone, che nel suo messaggio al termine dell'Angelus domenicale ha ricordato le vite dei giornalisti morti per raccontare le atrocità dei conflitti.

Oggi la Giornata mondiale per la libertà di stampa

Il 3 maggio è dunque il simbolo di informazione libera e responsabilità, con un ruolo centrale nelle democrazie. La scelta della data rimanda al seminario organizzato nel 1991 a Windhoek, in Namibia, da cui nacque la Dichiarazione di Windhoek. Indipendenza, pluralismo e libertà dei media sono pilastri dei diritti umani, dice la Carta, che evidenzia un passaggio chiave per sancire il diritto di ogni individuo a esprimersi liberamente e a cercare, ricevere e diffondere informazioni senza frontiere. Nonostante i progressi registrati negli ultimi decenni, il quadro globale resta però complesso e, in moltissimi casi, addirittura fosco.

Freedom House: ancora 40 Paesi non liberi

Secondo Freedom House, circa 40 Paesi sono ancora classificati come “non liberi”, soprattutto tra Asia e Africa, anche se rispetto al passato si registra una riduzione complessiva. “Sebbene molti diritti e libertà siano stati limitati negli ultimi due decenni, la libertà di stampa, la libertà di espressione personale e il giusto processo hanno subito gli impatti più gravi. Colpi di stato, conflitti armati, attacchi alle istituzioni democratiche da parte di leader eletti e l'intensificarsi della repressione da parte di regimi autoritari sono stati i principali fattori di deterioramento durante questo ventennio”, si legge nell’ultimo rapporto “Freedom in the world 2026”. Un peggioramento denunciato pochi giorni fa anche dall'organizzazione Reporter senza frontiere.

Ue, Kallas: 2025 anno più letale per i giornalisti

"Il 2025 è stato l'anno più letale mai registrato per i giornalisti in tutto il mondo. L'uccisione di giornalisti e professionisti dei media - come abbiamo visto nella guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina e negli attuali conflitti in Medio Oriente, recentemente a Gaza e in Libano, nonché in Africa - dovrebbe essere oggetto di indagini approfondite e i responsabili devono essere chiamati a rispondere delle loro azioni", ha dichiarato l’Alto rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, in occasione della Giornata. “Il diritto all'informazione – ha spiegato – è sempre più minacciato. Le intimidazioni - sia online che offline - insieme alle cause legali strategiche contro la partecipazione pubblica rischiano di favorire un atteggiamento di autocensura tra i giornalisti. Condanniamo le intimidazioni e le repressioni nei confronti dei giornalisti perpetrate dai regimi autoritari in tutto il mondo, in particolare la violenza e la repressione da parte del regime iraniano. I governi devono istituire un solido quadro giuridico per proteggere i propri giornalisti da procedimenti giudiziari abusivi".

Il ruolo della democrazia

Fondamentale il ruolo della democrazia. Essa, ha detto ancora Kallas, “non può esistere senza una stampa libera. I media indipendenti sono un pilastro fondamentale di ogni società democratica. L'accesso ai media, insieme alla libertà di espressione, non sono semplici vantaggi accessori, ma diritti umani fondamentali. Il diritto internazionale è chiaro: i giornalisti devono essere protetti in ogni momento. Devono poter svolgere il proprio lavoro liberamente, senza indebite interferenze, senza timore di violenze, molestie, intimidazioni, persecuzioni o espulsioni. Ciò è particolarmente importante nelle zone di conflitto, dove i giornalisti fanno luce sulle realtà della guerra, comprese le atrocità e i potenziali crimini di guerra”.

L’impegno dell’Ue

Pertanto, l'Unione europea “ribadisce il proprio fermo impegno a difendere un giornalismo libero, pluralistico, indipendente e di qualità contro queste crescenti pressioni", ha concluso l’Alto rappresentante

 

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03 maggio 2026, 14:00